Nella natura senza lasciar tracce
La startup Friland propone un turismo sostenibile e immersivo in territori montani poco frequentati. L’esperienza rigenera corpo e mente, sostiene l’economia locale e offre un’alternativa al turismo di massa

Dormire sotto le stelle, immersi nella natura, ma con tutte le comodità di una casa e a circa un’ora di distanza dalla città; vivere questa esperienza intensa rispettando l’ambiente e senza lasciare impronte permanenti sul paesaggio; creare introiti in territori altrimenti soggetti a spopolamento: è quanto sta provando a fare una startup italiana nata nel 2020, Friland, che offre già 21 stanze per pernottare tra Friuli Venezia Giulia, Toscana e Veneto ed entro il 2028 punta a espandere la propria filosofia di turismo sostenibile e ospitalità immersiva arrivando fino a 100 casette distribuite su tutto il territorio italiano. Le prime tappe saranno Trentino e Lombardia fino ad arrivare alle aree interne più a sud. «Andiamo a creare un indotto economico nelle zone normalmente soggette a dinamiche di spopolamento, ossia le montagne di mezzo che costituiscono il 23% della del territorio italiano, hanno un’altezza tra i 600 e i 1.200 metri e quindi non hanno gli stessi flussi o possibilità economiche delle altitudini maggiori o delle colline», spiega Luca Ricchi, co-founder con Gabriele Venier e ceo di Friland.

Il beneficio per l’area che ospita la casetta è duplice, racconta. Da una parte c’è quello economico: «Abbiamo calcolato che ognuno dei nostri moduli crea un indotto per il territorio di circa 10mila euro all’anno. Inoltre, facciamo delle partnership con agriturismi e aziende agricole che mettono a disposizione i loro terreni e la manutenzione relativa all’ospitalità e in questo modo diamo loro un’altra possibilità remunerativa». Dall’altra parte le persone che vogliono fuggire dalla mondanità hanno la possibilità di scoprire e raggiungere luoghi che di solito non sono nei radar dei flussi turistici, ma non per questo sono meno suggestivi o di interesse.
«Abbiamo fatto uno studio sui nostri ospiti in collaborazione con l’Università di Trento e Padova per misurare i benefici psico-fisici del contatto con la natura e il potere rigenerativo del soggiorno nelle nostre case. Il risultato conferma le nostre intuizioni. Se comparato ad altre attività nella natura, come un pomeriggio in un’area verde urbana, una sola notte nelle soluzioni abitative di Friland è l’83% più rigenerativa, oltre a ridurre notevolmente il burnout», continua.

Le persone che soggiornano nelle casette vengono invitate insomma a non “consumare” l’incanto della natura, che per definizione non ci appartiene. Il livello di ingaggio nella mission di un turismo più responsabile diventa evidente se si guarda per esempio all’uso dell’acqua: gli ospiti di Friland hanno registrato un consumo giornaliero medio pro-capite di soli 44 litri, a fronte di una media nazionale di 200 circa, calcolata da Altroconsumo. Tra gli effetti positivi che stanno a cuore al ceo c’è infatti quello sulla natura: «I moduli sono autosufficienti sia a livello energetico, con pannelli solari e batterie di accumulo, che a livello idrico, con serbatoi per acque chiare e grigie. In più abbiamo brevettato una domotica che ci permette un controllo dei consumi da remoto, per monitorare le risorse e come vengono usate». La startup la scorsa primavera, tra crowdfunding e investimenti istituzionali, ha accumulato circa 550mila euro che impiegherà sulla propria crescita, ma oltre al desiderio di fare business, conclude Ricchi, l’obiettivo principale resta lo stesso di quando tutto è iniziato: «Abbiamo fondato questa startup con l’idea di creare un modello di ospitalità che andasse contro gli standard e gli assiomi tipici del mondo dell’ospitalità turistica che puntano alla massimizzazione degli spazi della natura, modificandola a nostra immagine e somiglianza per soddisfare ogni nostro desiderio. Sono di Rimini quindi ho bene in mente gli esempi di questo tipo di turismo». L’alternativa c’è, come dimostra l’esperienza di Friland: «Non proponiamo un’appropriazione del territorio, bensì una sorta di amministrazione degli spazi della natura, rispettandoli e non costruendo niente che sia irreversibile». Il concetto del co-founder va insomma contro il turismo di massa, con l’ambizione di «entrare in luoghi incontaminati senza alterare la loro bellezza naturale e creare luoghi di rigenerazione e libertà».
© RIPRODUZIONE RISERVATA






