Perché la finanza sostenibile deve puntare sulle rinnovabili
Nel 2025 gli investimenti globali in transizione energetica hanno toccato i 2.300 miliardi di dollari, con il capitale privato a coprire il 60% del totale. Il Forum per la Finanza Sostenibile raccoglie le esperienze concrete degli operatori italiani, tra impianti, stoccaggio e nuove partnership industriali

Raggiungere l’autonomia energetica mettendo al centro le fonti rinnovabili è strategico e non più rimandabile. Gli avvenimenti degli ultimi anni hanno reso la sfida del contrasto al cambiamento climatico e la transizione energetica vitali e drammaticamente urgenti. Dal punto di vista ambientale, certamente, perché non possiamo tardare nel processo di decarbonizzazione dei nostri sistemi energetici e mitigazione del riscaldamento globale. Ma anche dal punto di vista finanziario: gli investitori responsabili considerano la sfida della sicurezza energetica rinnovabile centrale per le strategie di investimento e la creazione di valore.
Il Forum per la Finanza Sostenibile rappresenta 180 soci dell’industria finanziaria e della società civile. Alcuni mesi fa abbiamo lanciato la campagna “Finanziamo le rinnovabili: è ora!”, dove diamo voce ai nostri associati attraverso le loro storie di investimento, finanziamento, assicurazione: nell’attuale scenario molto complesso, caratterizzato da una comunicazione in molti casi fuorviante e scorretta sulla sostenibilità, pensiamo sia utile ed efficace portare casi concreti positivi, per alimentare un dibattito pubblico che si svolga su basi scientifiche.
Nonostante gli sconvolgimenti internazionali, si è osservato negli ultimi anni un aumento degli investimenti globali in transizione energetica. Secondo i dati di BloombergNEF, nel 2025 si è raggiunto il livello record di 2.300 miliardi di dollari, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente. Gli investimenti in produzione di energia pulita hanno continuato a superare quelli nei combustibili fossili, con un divario che si è ampliato a 102 miliardi di dollari, rispetto agli 85 miliardi del 2024. Un ruolo fondamentale, come mette in luce l’Agenzia Internazionale dell’Energia Rinnovabile, è svolto dagli investitori privati, che da soli coprono il 60% degli investimenti totali. Lo confermano, per l’Italia, le nostre ricerche, da cui emerge come gli operatori istituzionali investano in modo importante nel settore delle energie rinnovabili, soprattutto attraverso gli investimenti tematici e l’impact investing.
Attraverso la campagna abbiamo raccolto esperienze significative dagli operatori finanziari: dalle loro storie concrete emerge come la finanza sostenibile svolga un ruolo decisivo nell’accompagnare la trasformazione del sistema energetico, sostenendo infrastrutture, tecnologie e imprese capaci di generare valore nel lungo periodo. La finanza sostenibile trasforma il capitale paziente in infrastrutture utili a ridurre l’impronta di carbonio.
Tra le esperienze raccolte ci sono casi di operatori che hanno molto aumentato gli impianti per produrre energia verde oggetto di investimento. Uno di loro ci ha riferito, per esempio, di essere passato tra il 2016 e il 2026 da 60 a 523 impianti in portafoglio, per un totale oggi di 909 MW (contro i 157 MW di partenza). Un altro investitore ha calcolato che attraverso i propri impianti si genera ogni anno un impatto concreto pari a 456 GWh di energia prodotta e 241.680 tonnellate di CO₂ evitate. Molti operatori stanno puntando sui sistemi di stoccaggio basati sulle batterie, i così detti BESS (Battery Energy Storage System), decisivi per rafforzare la stabilità di un sistema che vuole puntare sempre più sulle rinnovabili. Per esempio, una società già impegnata negli impianti rinnovabili e nell’efficienza energetica sta sviluppando una pipeline BESS di circa 670 MW.
Più in generale, nelle valutazioni degli investitori la produzione e l’utilizzo di energie verdi da parte di società investibili rappresentano un aspetto sempre più importante, perché collegato a fattori come l’intensità emissiva, le strategie di riduzione delle emissioni, la gestione dei rischi climatici e la solidità dei piani di transizione. Un investitore ci ha raccontato che oltre tre quarti del valore del portafoglio di alcuni suoi fondi ha obiettivi di riduzione delle emissioni e che il 78% della capacità produttiva delle società presenti nei portafogli proviene da fonti rinnovabili.
Inoltre, è considerato importante il valore strategico di partnership sinergie con i diversi stakeholder. Un operatore ci ha raccontato di due importanti piattaforme di collaborazione industriale con altri partner, sottolineando come le soluzioni (produzione on-site, approvvigionamento di energia rinnovabile, elettrificazione e sistemi più efficienti) esistano già, ma la vera sfida sia piuttosto creare le condizioni perché questi interventi possano essere finanziati, realizzati e portati su ampia scala.
È importante infine evidenziare come l’interesse verso le energie verdi e l’efficienza energetica ampli l’universo investibile a numerosi settori a queste collegati, come la mobilità elettrica e l’immobiliare sostenibile. In questo modo, la finanza sostenibile sostiene la transizione dell’economia, con ricadute positive sui costi dell’energia per famiglie e imprese, che si abbassano con l’aumento della diffusione delle fonti rinnovabili, e sul contrasto, urgente, alla crisi climatica.
Direttore Generale, Forum per la Finanza Sostenibile
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