Oltre l'impatto: ripensare l'impresa alla luce del modello del professor Yunus
di Simona Sinesi
La rete di Social Business Centre voluta dal premio Nobel ha come missione agire a monte sui modelli imprenditoriali e costruire ponti tra accademia e istituzioni per adottare un approccio sistemico alla risoluzione dei problemi della società

La complessità del mondo contemporaneo rende ormai inadeguata la distinzione tra imprenditore e imprenditore sociale. Separare queste due figure significa continuare a leggere l’impresa con categorie obsolete, incapaci di descrivere come oggi il valore venga realmente creato, distribuito e governato. Nelle economie avanzate, infatti, ogni impresa genera impatti che incidono sulla società e contribuiscono a modellarne le dinamiche economiche. Per questo l’impatto sociale è un tema che riguarda tutte le imprese. Non è più accettabile pensare che possano esistere imprese che considerano l’impatto un fattore esterno alla strategia d’impresa, da affrontare solo quando diventa obbligatorio o rilevante sul piano dell’immagine, né che l’impatto sociale sia realizzato solo da quelle imprese che lo collocano come parte integrante della propria strategia, orientando all’impatto le decisioni operative, organizzative e di investimento. Da qui nasce la necessità di superare la dicotomia tra imprenditore e imprenditore sociale. Non si tratta di aggiungere un aggettivo all’impresa, ma di ridefinire il perimetro della responsabilità imprenditoriale. L’impresa non può più essere definita solo dalla capacità di generare profitto, ma dalla qualità complessiva del valore che produce, dagli impatti che genera e dalle condizioni in cui quel valore viene creato.
Per poter assistere al superamento di una dicotomia che non riflette più il funzionamento reale dei sistemi economici, l’imprenditore è chiamato a integrare in modo strutturale il business con l’impatto sociale facendolo entrare nel cuore delle decisioni che definiscono il modello di business. È in questo ambito che si colloca il lavoro che porto avanti insieme al prof. Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace, attraverso la diffusione degli Yunus Social Business Centre. Muhammad Yunus è conosciuto a livello mondiale per aver superato un’altra grande dicotomia: quella tra poveri e imprenditori. Introducendo il microcredito, ha dimostrato che anche chi non dispone di risorse finanziarie né di garanzie formali può essere imprenditore. Prestando 27 dollari a un gruppo di donne dei villaggi del Bangladesh, escluse dal sistema bancario tradizionale, Yunus ha mostrato che il credito non è solo uno strumento finanziario, ma un mezzo di emancipazione economica. Ha ribaltato il paradigma secondo cui solo chi possiede capitale o possa accedervi tramite il credito bancario tradizionale possa fare impresa, aprendo la strada a una visione in cui l’imprenditorialità è una capacità diffuso e non una condizione elitaria. Proprio dell’esperienza del microcredito nasce la volontà di Yunus di costituire la rete degli Yunus Social Business Centre, la cui missione è rendere strutturale l’integrazione tra business e impatto, agendo a monte sui modelli di impresa e costruendo ponti tra accademia e istituzioni per adottare un approccio sistemico alla risoluzione dei problemi della società.
In un tempo segnato da crisi multiple, l’economia civile ha bisogno di strutture capaci di trasformare l’intenzione in azione. Il superamento della dicotomia tra imprenditore e imprenditore sociale non è un esercizio linguistico, ma un passaggio necessario per ripensare la formazione, le politiche pubbliche e i criteri con cui valutiamo il successo imprenditoriale. Finché continueremo a separare ciò che nella realtà è già profondamente intrecciato, continueremo a produrre risposte parziali a problemi che sono sistemici e che, proprio per questa ragione, richiedono il coinvolgimento dell’intero sistema per poter essere affrontati e risolti.
Senior Executive Fellow presso SDA Bocconi School of Management, dove dirige lo Yunus Social Business Centre. Si occupa di innovazione sociale e integrazione dell’impatto nelle strategie d’impresa e insegna in alcune università, tra cui Tor Vergata e LUMSA. È Ashoka Fellow, fondatrice e vicepresidente di NEVER GIVE UP e collabora con Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace. È autrice di Social Impact in Your Hands (Hoepli).
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