Inquinamento da plastica? Abbiamo la soluzione

I sistemi di deposito cauzionale sempre più diffusi in Europa riducono drasticamente l'abbandono di bottiglie vuote. E domani un'attivista ne parlerà col Papa
Google preferred source
May 20, 2026
Inquinamento da plastica? Abbiamo la soluzione
Un anziano sperimenta il sistema di restituzione di una bottiglia di plastica in Polonia/ WEB
Nei Paesi in cui è stato introdotto ha permesso di ridurre drasticamente e in pochi mesi, la quantità di bottiglie di plastica e lattine abbandonate in natura o gettate per strada, avviando i vuoti verso il riciclo. Eppure, in Europa, il sistema di deposito cauzionale (Deposit return system, DRS) per i contenitori di bevande monouso è ancora adottato in ordine sparso, tra Paesi pionieri e altri ancora fermi al dibattito.
Smuovere le acque è l’obiettivo di Merijn Tinga, biologo e attivista olandese, noto come “Plastic soup surfer”: da anni solca mari e fiumi europei con una tavola da surf realizzata con rifiuti di plastica per sensibilizzare cittadini e spingere gli amministratori ad adottare questo sistema di raccolta. Il suo impegno è nato una decina d’anni fa, durante una vacanza tra Svezia e Norvegia: «Sulle spiagge raccoglievo bottiglie abbandonate che arrivavano dall’Inghilterra o dall’Olanda dopo avere viaggiato in mare per più di mille chilometri». Quasi mai i rifiuti erano svedesi: un indizio dell’efficacia del sistema di deposito cauzionale già in vigore nel Paese.
La Svezia, infatti, è pioniera nell’adozione del DRS: dal 1984 i consumatori versano una cauzione (oggi compresa tra gli 11 e 22 centesimi di euro) per le lattine di birra, i contenitori di soft drinks e le bottiglie d’acqua. Soldi che vengono restituiti dagli acquirenti quando riportano i contenitori vuoti in appositi macchinari, solitamente posizionati all’interno dei supermercati.
Tornato nei Paesi Bassi, Tinga ha tentato di attraversare il Mare del Nord a bordo del suo surf in plastica riciclata per attirare l'attenzione sulla campagna. «Un fallimento sportivo, ma un successo politico», racconta con una risata: la traversata non è riuscita, ma ha portato 55mila persone a firmare una petizione. Firme che Tinga ha consegnato di persona in Parlamento, insieme a una risoluzione scritta da lui stesso. Da lì è partito un percorso durato anni, fino all'introduzione del sistema di deposito per le bottiglie di plastica da mezzo litro (nel 2021) e per le lattine (nel 2023).
«L’impatto è stato evidente fin da subito: in sei mesi i rifiuti abbandonati nell’ambiente si sono ridotti dell’80%», spiega Tinga. Un risultato che ha spinto l’attivista a mettere nuovamente in acqua la sua tavola da surf: tra il 2023 e il 2025 ha veleggiato da Oslo a Londra e poi fino a Parigi e Nizza. Da qui, lo scorso 28 aprile ha iniziato l’ultimo tratto della spedizione che si concluderà a Roma, il 21 maggio 2026, con un incontro con Leone XIV.  L’enciclica Laudato si' è il quadro teoretico di quello che facciamo: la cultura dello scatto, dell’usa e getta è esattamente quello contro cui voglio lottare - spiega Tinga -. Chiederò al Papa di introdurre il sistema di deposito cauzionale in Vaticano: è lo Stato più piccolo del mondo, ma avrebbe  un significato simbolico enorme».
L'attivista olandese Merijn Tinga sul suo surf di plastica riciclata (credits Eelkje Colmjon)
L'attivista olandese Merijn Tinga sul suo surf di plastica riciclata (credits Eelkje Colmjon)

Il sistema di deposito cauzionale in Europa

A oggi sono 19 i Paesi europei che adottano un sistema di deposito cauzionale. L’ultimo a farlo, ad aprile, è stato il Portogallo. Grecia e Spagna lo introdurranno nel corso del 2026, mentre Regno Unito e Moldavia si aggiungeranno nel 2027. L’Unione europea ha individuato il DRS come lo strumento più efficace per ottenere un risultato ambizioso fissato dalla Direttiva europea Single-use Plastics (SUP): raccogliere almeno il 90% delle bottiglie di plastica immesse sul mercato ogni anno.
I risultati ottenuti dai Paesi che già hanno implementato il DRS confermano la bontà di questa scelta. Emblematico è il caso della Germania: nel 2003 Berlino ha introdotto il Pfand, una cauzione di 25 centesimi su ogni contenitore di bevande in vetro, plastica e alluminio messo in vendita. Oggi il tasso di raccolta è del 98%.
«A partire dal 2022 c’è stata una nuova esplosione dei sistemi DRS in Europa», spiega ad Avvenire Silvia Ricci, coordinatrice della campagna “A buon rendere”, promossa dall’Associazione Comuni virtuosi con il sostegno di diverse associazioni ambientaliste per chiedere l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale anche in Italia. Ricci conosce bene il funzionamento dei DRS nei diversi Paesi europei: «Ciascuno ha le sue caratteristiche e ogni sistema le sue specificità -sottolinea-. Malta, ad esempio, è un piccolo Stato con una forte presenza turistica. Il DRS è stato avviato a fine 2022 e in un solo anno ha superato il 70% di raccolta dei contenitori monouso in plastica, vetro e alluminio. Ci sono ottime probabilità di raggiungere il 90% entro fine anno». La Romania, invece, era uno dei Paesi europei con i tassi di raccolta differenziata più bassi dell’Unione, ma grazie al DRS (pienamente operativo dal 2023) è passata all’83% di raccolta nel 2025.
Tra i recenti casi di successo a cui l’Italia può guardare ci sono la Slovacchia «che in soli due anni, dal 2022 al 2024, ha raggiunto un tasso di raccolta del 92%» e l’Austria, che dal 1° gennaio 2025 ha introdotto una cauzione di 25 centesimi di euro sulle lattine d’alluminio e le bottiglie di plastica (fino ai tre litri). “Vienna partiva da un livello di raccolta differenziata simile al nostro, attorno al 70%  -continua Ricci-. Ma con il DRS è salito all’81,5%, mentre la percentuale di contenuti riciclato nelle nuove bottiglie di PET ha superato il 60%».
Oltre a garantire elevati tassi di raccolta, il punto di forza del DRS sta nel fatto che permette di “chiudere il cerchio” del riciclo e promuove un’effettiva economia circolare per le bottiglie di plastica: che non subiscono un processo di downcycling (diventando, ad esempio, maglioni in pile o prodotti di bassa qualità) ma tornano a essere nuovi contenitori per bevande, riducendo così il consumo di plastica vergine. Per questo l’Unione europea impone (con la Direttiva Single-Use Plastics e il Regolamento imballaggi) di raggiungere un contenuto di riciclato del 30% in tutte le bottiglie per bevande entro il 2030.
I benefici non sono solo ambientali ed economici, questi sistemi di raccolta hanno anche interessanti risvolti sociali. In Germania i supermercati della catena Lidl danno ai consumatori la possibilità di non riscuotere i pfand della cauzione e devolverli in beneficenza. Il risultato: 27 milioni di euro raccolti tra il 2008 e il 2023. Una pratica che è stata replicata dalle catene austriache Billa e Spar che nel 2025 hanno raccolto rispettivamente 400mila euro per un’associazione ambientalista e oltre 570mila euro per “Save the children”.
Più in generale, il fatto che bottiglie e lattine abbiano un valore intrinseco (anche se di pochi centesimi) rappresenta una piccola opportunità di guadagno per chi vive in strada o di espedienti: la raccolta dei contenitori abbandonati può diventare una piccola fonte di reddito. L’università di Bucarest ha studiato il fenomeno nel Paese dopo l’avvio del DRS a fine 2023: per molte persone in difficoltà, la raccolta di lattine e bottigliette garantisce un reddito mensile stabile di circa 100 euro.
Il surf di Tinga nel Tamigi
Il surf di Tinga nel Tamigi

Il dibattito per un DRS in Italia

Nel nostro Paese la raccolta e l’avvio al riciclo degli imballaggi di plastica (comprese le bottiglie) è gestito da Corepla, mentre Coripet si occupa solo delle bottiglie in PET. Un sistema che ha permesso negli anni di ottenere risultati importanti: una raccolta che ha toccato il 68% nel 2024 per questo materiale, ma comunque insufficiente a raggiungere l'obiettivo del 77% previsto dalla direttiva SUP entro il 2025. Rendendo ancora più difficile raggiungere il 90% entro il 2029.
Un ulteriore elemento che pesa sul dibattito nel nostro Paese è il silenzio dei produttori di bevande (solo il gruppo “Sant’Anna” si è espresso pubblicamente a favore dell’adozione del DRS). Un silenzio che stona con quello che avviene nel resto d’Europa, dove i produttori sostengono attivamente questa soluzione. Lo scorso settembre, ad esempio, l’associazione europea che rappresenta il settore delle acque minerali (Nmwe) e quella che riunisce i produttori di soft drinks (Unesda) hanno pubblicato un manuale che illustra “tutto quello  che c’è da sapere sullo sviluppo, sul finanziamento e sulla gestione di un sistema di deposito cauzionale”. Una “guida” progettata per supportare l’implementazione di DRS efficaci in tutta Europa tenendo conto delle specificità di ogni Paese.
Novità importanti sono arrivate invece dalla politica. Dopo anni di tentennamenti, il dibattito pubblico sull’introduzione di un sistema di deposito cauzionale ha avuto una rapida accelerazione tra settembre e dicembre 2025, quando sono state presentate tre proposte di legge sul tema, promosse rispettivamente dal Partito democratico, dal Movimento 5 stelle e da Fratelli d’Italia. Segno di un interesse trasversale del Parlamento sul tema.
L’avvicinarsi delle scadenze europee rende il 2026 un anno decisivo per definire il percorso nazionale: per questo la campagna “A Buon rendere” ha organizzato un convegno in programma alla Camera per il 20 maggio cui parteciperanno i parlamentari che hanno presentato le tre proposte di legge, le istituzioni e le filiere produttive.

© RIPRODUZIONE RISERVATA