In fondo al mar: l'idea di accumulare energia nel profondo blu

La startup Sizable Energy ha avviato una tecnologia di batterie che sfruttano la salinità del mare per conservare l’elettricità
January 15, 2026
In fondo al mar: l'idea di accumulare energia nel profondo blu
Il sistema di Sizable Energy
L’odore della roccia, il suono di una cascata in lontananza, il verde intenso dei pini e la verticalità di una vetta: l’immagine può far pensare al tipico paesaggio che si può osservare durante un’escursione in montagna, ma è anche quello che si vede se ci si trova nei pressi di una centrale idroelettrica. In Italia, quella idroelettrica è una delle principali fonti di energia rinnovabile, non solo perché il nostro territorio si presta a questo tipo di produzione energetica, ma anche perché a differenza del solare e dell’eolico ha il vantaggio di essere programmabile. Ci sono, però, alcuni svantaggi: la costruzione di bacini artificiali comporta l’inondazione di vaste aree, alterando habitat naturali, e ogni centrale ha bisogno di un progetto ad hoc in base alle caratteristiche del territorio. Dopo tanti anni in cui sfruttiamo questi impianti, una startup italiana ora si è inventata una tecnologia che promette un utilizzo ambientalmente più sostenibile dello stesso principio, non però per produrre energia ma per conservarla nel tempo. «Il nostro sistema usa la gravità e l’acqua come in una centrale idroelettrica, ma invece della montagna sfrutta la profondità del mare per offrire un accumulo energetico di lunga durata. È una tecnologia standard che può essere inserita in qualsiasi contesto, a una frazione del costo delle classiche batterie», spiega Simone Biondi, vicepresidente della startup Sizable Energy.
«L’idea, piuttosto pazza se vogliamo, è venuta all’ingegnere energetico Manuele Aufiero, mio compagno di studi, ora ceo e co-fondatore della startup. Aveva visto come l’esigenza di accumulare più energia, per permettere la transizione verso le fonti rinnovabili, spingeva a cercare un sistema standard e ad andare offshore. Da parte mia, invece, avendo lavorato per tanti anni a Terna, sapevo che per integrare le rinnovabili ci servono molti più gigawatt di capacità di accumulo», continua Biondi. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, infatti, in tutto il mondo entro il 2040 ci sarà bisogno fino a 120 terawattora di storage di lunga durata, dieci volte più della capacità attuale: «In questo ambito, oggi la maggior parte della capacità disponibile deriva dal pompaggio idroelettrico onshore. Sizable invece offre una soluzione più rapida e flessibile, modulare e pronta all’industrializzazione». Il sistema brevettato dalla startup italiana immagazzina energia pompando salamoia marina satura – più densa dell’acqua di mare – in un sistema a ciclo chiuso. Dal serbatoio inferiore ancorato sul fondale l’acqua sale fino a un serbatoio galleggiante in superficie, sfruttando la profondità anziché il dislivello tra due serbatoi come succede in montagna. Successivamente, quando si vuole immettere energia nella rete, la salamoia scende per gravità all’interno del tubo e attraversa delle turbine la cui rotazione genera elettricità: «Riusciamo a restituire alla rete l’80% dell’energia che usiamo nel sistema di accumulo». La soluzione può essere anche integrata con altre fonti rinnovabili, come i pannelli solari, e rimane invisibile dalla costa, riducendo l’impatto ambientale visivamente, oltre che in termini di ciclo di vita e quindi CO2 equivalente, precisa: «Inoltre, una volta collegata a delle pipeline, può permettere di sviluppare il potenziale del Sud Italia per l’integrazione delle rinnovabili e aumentare la sicurezza energetica del Paese». Si prospetta competitiva anche a livello economico, «in termini di costi complessivi per unità di energia stoccata, anche considerando le proiezioni più ottimistiche di riduzione dei costi delle batterie al litio, rimane una soluzione conveniente».
Sizable lo scorso ottobre ha annunciato di aver raccolto 8 milioni di dollari per accelerare il percorso verso la commercializzazione: il risultato di un round guidato da Playground Global, con la partecipazione di Exa Ventures, Verve Ventures, Satgana, Eden/Iag e Unruly Capital. Il sistema è già stato messo alla prova anche in condizioni di mare severo in Olanda e presto sarà testato anche al largo della costa di Reggio Calabria. La prossima tappa, entro il 2026, sarà appunto lo sviluppo di progetti commerciali in diversi siti nel mondo, in collaborazione con partner locali e fornitori di energia: «I nostri potenziali clienti saranno utility sviluppatrici di questi progetti. Nel lungo termine vorremmo posizionarci come fornitori della tecnologia. Produrremo, magari con l’aiuto dei nostri partner, le nostre componenti brevettate e forniremo il supporto necessario a sviluppo e manutenzione».
Lo stoccaggio in mare dell’energia prodotta in eccesso dalle rinnovabili sulla terraferma – per esempio nei giorni più ventosi con l’eolico e in quelli più soleggiati con il fotovoltaico – potrebbe essere la chiave che mancava allo sviluppo delle rinnovabili al Sud e in tutte le zone costiere del mondo. Con queste premesse la tecnologia di Sizable si appresta a diventare uno dei tanti segreti nascosti, almeno in parte, nelle profondità dell’immenso blu.

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