Dalle cure a "batteria" a quelle su misura: ecco come TeiaCare cambia le Rsa con l’IA
Attraverso sensori, IA e alert, Ancelia – la piattaforma digitale dell’azienda TeiaCare – supporta infermieri, operatori, medici e direttori delle strutture di assistenza elaborando dati utili a favorire la reale personalizzazione degli interventi in base ai bisogni e la prevenzione dei rischi

Un corridoio di una residenza per anziani con le stanze numerate. Alle sei del mattino, la sveglia suona per tutti e un Oss entra ed esce dalle stanze, a partire dalla 1 per finire al numero più alto, a prescindere da chi avesse passato una notte insonne o chi fosse già sveglio da ore. «Per anni si è fatto così, ma una Rsa non è una caserma e l’assistenza non dovrebbe agire “a batteria”, perché ognuno ha bisogni specifici diversi», fa notare Guido Magrin, ceo e co-fondatore con Luca Iozzia di TeiaCare, un’azienda che ha sviluppato soluzioni di monitoraggio assistenziale dedicate alle strutture socio-sanitarie residenziali, come Rsa e Rsd, gli hospice e i centri specializzati per pazienti con Alzheimer o demenza. Quello della sveglia mattutina è solo uno dei temi che TeiaCare ha affrontato con le sue innovazioni, a partire da Ancelia, la piattaforma digitale proprietaria che la società ha sviluppato e attraverso la quale supporta infermieri, operatori, medici, direttori e coordinatori, dando loro strumenti che aumentano la consapevolezza assistenziale, favoriscono la personalizzazione delle cure e migliorano la capacità decisionale. «L’idea nasce da una vicenda personale – racconta – un percorso difficile di mio nonno in una Rsa a Milano. In queste situazioni capita che i familiari se la prendano con gli operatori, ma analizzando la situazione, ossia la complessità della salute di mio nonno e l’esiguo numero di personale presente nella struttura di notte, ci siamo resi conto che non è stata colpa di nessuno. Oggi, insomma, è più facile sedare 100 persone la sera, che cercare altre strategie. Da lì è partita la domanda “Che cosa posso fare di concreto per supportare chi lavora nelle strutture ed essere più vicino alle esigenze assistenziali dei pazienti, restituire loro dignità?”». Insieme al co-fondatore, entrambi con formazione ingegneristica, hanno creato dunque un sistema di sensori ottici e algoritmi di intelligenza artificiale, che monitora gli ambienti delle strutture residenziali e trasforma i dati raccolti in indicazioni utili e a disposizione del personale per prevenire situazioni di rischio, supportare la definizione dei percorsi assistenziali e ottimizzare il lavoro quotidiano dello staff. Partita nel 2018, TeiaCare oggi collabora con oltre 150 clienti e più di 200 strutture, che con i loro 75.000 residenti equivalgono a un quarto dei circa 300.000 ospiti totali nelle strutture sociosanitarie residenziali in Italia. Dal suo punto di osservazione privilegiato Magrin vede le carenze strutturali del comparto, con «massimo un infermiere e due operatori sociosanitari dedicati nelle ore notturne ogni 100 degenti». «Grazie al nostro sistema il coordinatore di una struttura può sapere invece quanti minuti di assistenza quel residente ha ricevuto, gli episodi che lo riguardano. Si trova a ripensare dunque il modello organizzativo sulla base di dati oggettivi», specifica. Tutto può essere monitorato da un’app su smartphone e tablet, che manda anche notifiche per allertare lo staff, rendendo più mirato, tempestivo e personalizzato l’intervento: «È come una sorta di navigatore che ti guida verso la prossima esigenza assistenziale». Il sistema cresce in base alle esigenze della struttura, continuando ad apprendere da ciò che succede quotidianamente, elabora poi report sull’assistenza erogata e sulle condizioni del residente. «Ma una tecnologia avanzata non basta se non è supportata da percorsi di inserimento. Per questo ci occupiamo anche della formazione del personale e il nostro team lo affianca costantemente», continua.
L’impatto di soluzioni come la piattaforma Ancelia è misurabile nell’esperienza di chi l’ha adottata: «Finora nessuna struttura è tornata indietro. Il motivo credo risieda nei benefici. Alcune di queste riportano una riduzione delle cadute dal letto fino a oltre il 90%. Anche l’uso di contenzioni fisiche e farmacologiche può calare fino al 70-80%. Inoltre, quantificando il tempo esatto in cui un paziente è rimasto in una posizione si prevengono meglio le piaghe da decubito. Per le alzate mattutine si può dare priorità a chi è già sveglio. I dati a disposizione permettono insomma una reale personalizzazione della cura».
Sviluppando ulteriormente il sistema, per il futuro Magrin punta a un’IA sempre più predittiva, per anticipare per esempio di un paio di giorni i picchi di carico assistenziale. È una delle evoluzioni alle quali lavorerà anche grazie a un recente round di 7 milioni di euro totali, guidato da P101 Sgr, al quale hanno partecipato anche due nuovi investitori specializzati nel settore sanitario, i family office spagnoli Namarel e Inderhabs. TeiaCare, precisa il ceo, userà questi capitali certo per integrare nuove soluzioni in Italia – per esempio estendendo il monitoraggio dei degenti oltre le loro stanze e arrivando agli spazi comuni –, ma anche per l’espansione internazionale, a partire da Spagna e Francia. «L’obiettivo finale è portare questa tecnologia anche al domicilio dei quattro milioni circa di persone non autosufficienti in Italia, promuovendo un modello di continuità assistenziale in sinergia tra strutture ospedaliere, Rsa e assistenza a casa». Perché, conclude il ceo, la grande sfida che ci impone l’invecchiamento della popolazione è anche questa «migliorare la qualità della vita delle persone fragili, che saranno sempre di più».
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