Addio a Francesco Guccini, poeta e cantautore nella storia della musica italiana

A darne la notizia è stata la famiglia. Non solo cantautore, ha scritto anche diversi libri, tra cui "Tralummescuro", con cui è stato finalista al Campiello
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August 6, 2026
Addio a Francesco Guccini, poeta e cantautore nella storia della musica italiana
Francesco Guccini durante la presentazione del suo 'Nuovo dizionario delle cose perdute', al Circolo Alfieri, Firenze, 24 marzo 2014. ANSA/ MAURIZIO DEGL'INNOCENTI
È morto Francesco Guccini, tra i più importanti cantautori della storia della musica italiana. A darne la notizia è stata la famiglia: «Questa mattina, a Pavana, circondato dall'affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari si è spento, a 86 anni, Francesco Guccini. Nel rispetto delle sue volontà - le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata. La famiglia, nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia anticipatamente tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre».
Guccini è stato il cantastorie principe della canzone d'autore, saldamente ancorato alle proprie matrici culturali e con una vocazione da poeta, con brani entrati nella memoria collettiva che sono espressione di impegno politico e sociale oltre che artistico: Francesco Guccini, che ha reso immortali versi come «Lunga e dritta correva la strada» o «Ma s'io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto». Il cantautore emiliano lascia un patrimonio di canzoni che ha trovato interlocutori in tutte le generazioni in quasi 60 anni: da La locomotiva a Il vecchio e il bambino, da Vedi cara a Eskimo, da L'avvelenata a Canzone delle osterie di fuori porta, passando per Autogrill, Piccola città, Auschwitz e Canzone per un'amica, per citarne alcune. Per assistere a un concerto di Francesco Guccini accorrevano ogni volta in migliaia, uno spettacolo dove non esisteva alcun effetto scenico, dove l'unica cosa che contava era il rapporto che si stabiliva fra pubblico e l'interprete, accompagnato solo dalla sua chitarra.
Tuttavia Guccini non è stato solo cantautore: «Non scrivo più canzoni, ora scrivo libri». Era il 2020 quando in occasione di Pordenonelegge pronunciò questa frase. Paroliere lo è sempre stato – e pezzi come Canzone per Silvia (brano di impegno civile dedicato all’attivista italiana Silvia Baraldini, condannata negli Stati Uniti a una lunghissima pena detentiva), o come Vorrei, Canzone di notte, Don Chisciotte, ne sono un esempio lampante per lessico e capacità narrativa – ma scrittore vero e proprio lo è diventato nel 1989, esordendo con l’autobiografico Cròniche epafàniche (Feltrinelli), il suo primo romanzo sulle radici pavanesi. Da lì in poi non ha mai più fermato la sua penna, spaziando prolificamente anche tra generi diversi, dal noir al racconto, passando per la saggistica.
Nel 2020 è stato finalista al Premio Campiello, con Tralummescuro – Ballata per un paese al tramonto (Giunti), al centro del quale la parola chiave è senza ombra di dubbio la già citata “radici”, anche titolo di uno dei suoi primi album e rappresentativa delle sue storie, dei suoi paesaggi, dei contesti appenninici che ha saputo raccontare, evocandone tempi andati, sguardi di artigiani, frutti della terra, e una nostalgia di fondo per le piccole grandi cose umane.
Tra gli altri libri da ricordare, certamente vanno citati Vacca d’un cane (Feltrinelli) e Icaro (Mondadori), ma anche Dizionario delle cose perdute (Mondadori) e i libri di racconti, dove tornano temi cari a Guccini come le osterie, il dopoguerra, la montagna, il dialetto, con ricchezza di dettagli nelle descrizioni, una marcata e onnipresente ironia della lingua, un lessico variegato e puntuale, un ritmo lento, senza fretta, mai incalzante, capace di prendersi i suoi tempi tra digressioni e ricordi. Lo tratteggia bene Ligabue in questa figura, raccontandolo proprio come uno dei suoi stessi personaggi di provincia, quando lo mette dietro al bancone di Radiofreccia, a passare idealmente il testimone alla generazione delle radio libere, con quell'epica scena in cui alza il volume della radio del bar (peraltro non la sua unica apparizione in video per dei film).
L'arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi, appena appresa la notizia della morte di Francesco Guccini, ha espresso «a nome della Chiesa di Bologna vicinanza nella preghiera, cordoglio e partecipazione al dolore della famiglia». In questi anni, ricorda la diocesi, diversi sono stati i momenti di incontro con il cantautore, bolognese d'adozione, che per decenni con le sue canzoni, scritti e riflessioni ha raccontato e interpretato la società italiana. Nel 2016 Guccini e Zuppi avevano accompagnato insieme, ad Auschwitz, un gruppo di studenti nell'ambito dell'iniziativa "Un treno per la memoria" partendo dalle note e dalle parole della suo brano "Canzone del bambino nel vento (Auschwitz)". L'anno successivo, il 21 aprile 2018, insieme a migliaia di bolognesi, Guccini aveva incontrato papa Francesco in piazza San Pietro a Roma all'udienza speciale al termine del pellegrinaggio di ringraziamento della Chiesa di Bologna, guidato dall'arcivescovo, per la visita pastorale del Papa sotto le Due torri dell'1 ottobre 2017. Nel luglio del 2023 Guccini aveva partecipato a una serata-evento, nel complesso della Basilica di Santo Stefano a Bologna, sul tema della memoria nell'ambito dell'iniziativa "Un alfabeto per l'umano", dialogando con il cardinale Zuppi e don Luigi Verdi, fondatore della Comunità di Romena. 
Guccini è stato considerato a lungo il cantautore "politicizzato" per eccellenza, un giudizio a cui hanno contribuito le risonanze che si sono sempre colte fra le parole delle sue canzoni e le vicende e le occasioni storiche e politiche di decenni cruciali della vita civile e sociale. L'impegno politico di Guccini consisteva, in realtà, a suo dire, nel suo modo di raccontare storie particolari elevandole a significati generali, per non dire universali. "Politico" è stato Guccini anche nel suo perenne invito al dubbio, alla possibilità di osservare la realtà e il mondo da un altro punto di vista, come rivela anche il ricorso frequente all'ironia e all'autoironia, che sono fra le caratteristiche più costitutive e interessanti della sua fisionomia d'artista: il ma, il forse, l'oppure che attraversano molti dei suoi testi servono così a mitigare, a togliere ogni enfasi alle sue affermazioni, proponendole, al contrario, come pensieri sempre suscettibili di nuove e diverse interpretazioni. 
Guccini nasce a Modena il 14 giugno 1940, ma a causa della guerra trascorre l'infanzia e parte dell'adolescenza nel paese dei nonni paterni, Pàvana, località dell'Appennino pistoiese al confine con il territorio bolognese. Nel 1957 inizia a suonare la chitarra, sull'onda dell'avvento in Italia del rock'n'roll, e a scrivere le prime canzoni. Nel 1961, a Bologna, si unisce a un gruppo di musica da ballo (I Marinos diventati poi I Gatti); continua a suonare fino al 1962, quando è costretto a partire per il servizio militare. Al ritorno, nell'ottobre del 1963, decide di tornare a studiare all'Università, Facoltà di Magistero con indirizzo in Materie Letterarie, rinunciando così ad entrare a far parte dell'Equipe 84. Nel 1965 e fino al 1985 insegna lingua italiana nella sede bolognese dell'università americana Dickinson College. 
La carriera come cantautore avrà però il sopravvento, portando Francesco Guccini alla realizzazione di 18 album in più di quarant'anni di attività. Autore per l'Equipe 84 (L'Antisociale, Auschwitz, È dall'amore che nasce l'uomo), per I Nomadi (Noi non ci saremo, Dio è morto, Per fare un uomo e molti altri) e per Caterina Caselli, debuttò in proprio nel 1967 con Noi non ci saremo e Auschwitz (La canzone del bambino nel vento), con le quali entra nella storia della musica italiana dalla porta principale; altri pezzi degni di nota sono Statale 17, Il Sociale e l'Antisociale e Canzone per un'amica (In morte di S.F.). Nel 1970 è la volta di Due anni dopo e di L'isola non trovata. In questo album collaborano per la prima volta con lui il pianista Vince Tempera, il batterista Ellade Bandini e il bassista Ares Tavolazzi. Il vero salto artistico e qualitativo arriva nel 1972 con Radici, in cui ci sono canzoni storiche come Il vecchio e il bambino e la mitica Locomotiva, il brano che per molti anni ha chiuso ogni suo concerto. Nel 1973 è la volta di Opera buffa, live registrato all'Osteria delle Dame e denso di scherzi musicali. Francesco Guccini mostra qui per la prima volta un lato fortemente ironico della sua personalità, esibito soltanto al pubblico dei concerti dal vivo. Stanze di vita quotidiana (1974) torna a puntare l'attenzione sulla riflessione e sull'intimismo. 
Il successo commerciale arriva nel 1976. È l'anno di Via Paolo Fabbri 43, disco che entusiasma e commuove e che contiene brani come L'avvelenata e Piccola storia ignobile. L'album successivo, pubblicato nel 1978, è Amerigo, a partire da questo disco che Guccini inaugura il rapporto professionale, e poi l'amicizia, con il chitarrista Juan Carlos "Flaco" Biondini. Nel 1979 esce Album Concerto, un live realizzato con I Nomadi. Album Concerto è il primo disco a cui partecipa Renzo Fantini, colui che è destinato a diventare il produttore storico di Guccini, nelle vesti di coordinatore artistico.
Guccini apre gli anni Ottanta con Metropolis (1981), album dedicato a città ricche di storia e dalla forte valenza simbolica come Bisanzio, Venezia, Bologna, e Milano. Il disco successivo, Guccini (1983), riprende le stesse tematiche del precedente, soprattutto il tema del viaggio e del disagio metropolitano. Uno tra i brani più conosciuti è Autogrill, canzone sospesa tra irreale e verosimile, mistero e sogno, nel racconto di un amore solo sfiorato. Nel 1984 segue il live Fra la via Emilia e il West, fedele registrazione del trionfale concerto in Piazza Maggiore a Bologna. Il 1987 è l'anno di Signora Bovary, un album di stampo intimista in cui le varie canzoni ritraggono o alludono a persone intensamente legate alla vita del cantautore. Gli anni Ottanta terminano con un altro disco dal vivo, Quasi come Dumas (1988), una raccolta di alcuni dei pezzi più popolari. Quello che non (1990), il dodicesimo album di Francesco Guccini, tra i più amati dall'artista (Canzone per Anna, Le ragazze della notte, Cencio) battezza il nuovo decennio. 
Nel 1993 Parnassius Guccinii è un grande successo: vi spiccano canzoni come Samantha, fotografia di un amore adolescenziale, Nostra Signora dell'Ipocrisia, atto d'accusa contro il medium televisivo manipolatore di coscienze e soprattutto Farewell, bellissima ballata dell'amor perduto. D'amore di morte e di altre sciocchezze esce nel 1996. L'amore inonda l'album in pezzi come VorreiCirano. Il 1997 è l'anno in cui inizia la collaborazione letteraria con Loriano Macchiavelli. Scriveranno, a quattro mani, ben otto romanzi. Con il disco Guccini Live Collection (1998), 27 successi dal vivo, si chiudono gli anni Novanta. Le canzoni presenti in questa raccolta sono state registrate in momenti assai diversi tra loro nell'arco di oltre dieci anni di ininterrotte tournée.
Nel 2000 esce Stagioni, quelle stagioni di tempo che Guccini da sempre osserva e registra nel suo personale calendario emotivo e sentimentale. All'interno di questo album sono da ricordare il brano alla figura di Ernesto "Che" Guevara; Addio, critica esplicita alla società contemporanea. Il brano Ho ancora la forza - scritto a quattro mani con Luciano Ligabue - vince la Targa Tenco. 
L'album successivo, Ritratti (2004), è caratterizzato da emozionanti quadri metaforici che ritraggono ed evocano uomini entrati nella grande storia per volontà propria o loro malgrado: Ulisse, Cristoforo Colombo, Carlo Giuliani (Piazza Alimonda). Nel 2005 è la volta di Anfiteatro Live, il concerto registrato l'anno precedente nell'anfiteatro di Cagliari. Nel 2006 vede la luce la raccolta celebrativa di 40 anni di carriera: The Platinum Collection contiene 47 grandi classici della discografia gucciniana. Nel 2010, Storia di altre storie raccoglie in un doppio album 30 tra i più grandi successi di Francesco Guccini e l'inedito Nella Giungla. Nel 2012, a quasi nove anni di distanza dal precedente Ritratti, viene pubblicato l'album in studio di Francesco Guccini: L'Ultima Thule. Con queste canzoni (tra le altre, Canzone di notte n.4) incise a Pàvana nel Mulino dei nonni, dichiarando poi di volersi congedare dalla sua professione di cantautore. Nel marzo 2013 il dvd La mia Thule documenta in un film, attraverso immagini e interviste inedite a Guccini e alla band, il lavoro presso il Mulino di Chicòn, a Pàvana, i momenti salienti che hanno caratterizzato le varie fasi della registrazione dell'ultimo disco.  
Il 27 novembre 2015 esce una nuova raccolta di 10 cd (Studio, Live Acustico, Live, Collaborazioni e rarità) intitolata Se io avessi previsto tutto questo. Gli amici, la strada, le canzoni. Nel novembre del 2017 viene pubblicato L'ostaria delle dame, cofanetto contenente le registrazioni live di tre concerti del cantautore (23 gennaio 1982, 14 gennaio 1984, 19 gennaio 1985) presso la "mitica" Osteria delle Dame, storico locale di Bologna di cui Francesco fu co-fondatore, assieme al frate domenicano padre Michele Casali. Nello stesso periodo, Francesco Guccini affida alla voce di Enzo Iacchetti e alla musica di Juan Carlos Flaco Biondini un testo politicamente scomodo, Migranti.
Nell'estate del 2018, sollecitato dai colleghi incide, per Morgan, un paio di versi della canzone Cantautore e per Roberto Vecchioni una strofa della canzone Ti insegnerò a volare, brano dedicato all'ex campione di Formula 1 Alex Zanardi. Nell'agosto del 2020 Guccini partecipa, insieme ad altri artisti italiani, all'incisione di Crêuza de mä pe Zêna, una nuova versione del brano di Fabrizio De André registrata in occasione dell'inaugurazione del nuovo ponte di Genova, realizzato dopo il crollo e la demolizione del primo Viadotto Polcevera.
Il 18 novembre 2022 viene pubblicato il diciassettesimo album in studio Canzoni da intorto, disco di cover che segna il ritorno di Guccini dall'ultimo album L'ultima Thule. Nel 2023 partecipa, nella parte di se stesso, al docufilm dedicato al cantautore milanese Jannacci, Enzo Jannacci - Vengo anch'io, con la regia di Giorgio Verdelli. Nello stesso anno, il 10 novembre, pubblica il nuovo album Canzoni da osteria. Nel 2024 pubblica un 45 giri con due versioni di Bella ciao, una cantata da lui e una cantata insieme a Tosca, in italiano e in farsi. 

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