Qui Gesù è morto e Risorto: perché il Santo Sepolcro è così importante
di Matteo Liut
La Basilica nella Città Vecchia di Gerusalemme è un segno di storia e fede, ma anche un laboratorio di incontro e di convivenza. Impedire la celebrazione delle Palme è stata un ferita per l'umanità intera

Non è una chiesa come le altre, ma uno dei luoghi più importanti per i cristiani di ogni confessione, l'edificio sotto il cui tetto secondo la tradizione avvennero i fatti più importanti da cui nasce la storia della Chiesa, di tutte le Chiese: la morte e la risurrezione di Gesù. È la chiesa del Santo Sepolcro, che sorge nel cuore della Città Vecchia di Gerusalemme. Qui si trovano il Calvario e la Tomba vuota, i due poli inseparabili, appunto, del mistero della morte e della risurrezione di Gesù, quel mistero che ogni anno viene celebrato durante la Settimana Santa, il tempo liturgico più importante per la Chiesa. Il Santo Sepolcro è un punto d’incontro tra storia e fede che richiama da sempre pellegrini da ogni parte del mondo, perché in queste pietre la Chiesa riconosce le radici stesse della propria missione. Per questo il divieto imposto ieri al cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini e al custode di Terra Santa Francesco Ielpo, ha un peso enorme non solo sul piano religioso ma anche su quello dei rapporti tra le grandi religioni che hanno nella Città Santa un punto di riferimento.
Scrigno di fede e storia per il mondo
Le testimonianze antiche collocano in quest’area la collina del Golgota, dove Cristo fu crocifisso, e il sepolcro acquistato da Giuseppe d’Arimatea, nel quale il corpo di Gesù fu deposto in fretta alla vigilia del Sabato. Fin dal IV secolo, quando Costantino decise la costruzione di una basilica per custodire questi luoghi santi, l’edificio è divenuto meta di pellegrinaggio ininterrotto, pur attraversando distruzioni, ricostruzioni e fasi di profondo rinnovamento. L’aspetto attuale mostra una stratificazione di stili e interventi che racconta non solo la resilienza del luogo, ma anche la continuità della fede dei cristiani lungo i secoli.
La presenza quotidiana di fedeli provenienti da ogni continente dona alla basilica un ritmo liturgico intenso. Le diverse confessioni cristiane portano qui la propria tradizione di preghiera, in un ambiente che richiede attenzione e rispetto reciproco. Celebrano nella stessa casa cattolici, greco‑ortodossi, armeni e rappresentanti di altre Chiese orientali, ciascuno con riti e spazi definiti, ma uniti dalla comune venerazione per il Sepolcro vuoto. Nonostante la complessità che nasce da questa pluralità, la vita del Santuario rimane un segno concreto di dialogo possibile, sostenuto dalla devozione condivisa e dal riferimento costante al mistero pasquale.
Il delicato ma prezioso equilibrio dello "status quo"
A rendere stabile questa convivenza contribuisce lo “status quo”, l’accordo che dal XVIII secolo regola con precisione la gestione del complesso. Nulla può essere modificato, neppure un dettaglio, senza il consenso di tutte le comunità coinvolte. I Frati Minori della Custodia di Terra Santa, presenti da otto secoli per conto della Chiesa cattolica, condividono la responsabilità della basilica con la Chiesa greco‑ortodossa e con la Chiesa apostolica armena. Anche le altre comunità presenti dispongono di aree e diritti specifici, in una struttura che, pur rigida, ha garantito lungo il tempo la continuità del culto e la preservazione del sito. Lo status quo rimane uno strumento decisivo per mantenere la pace in un luogo esposto a tensioni religiose e politiche, e nello stesso tempo rappresenta un esempio unico di gestione condivisa nel cuore di una città simbolo delle appartenenze religiose del mondo.
Il percorso dei pellegrini, all’interno della basilica, attraversa anche alcune delle ultime stazioni della Via Dolorosa: dalla crocifissione al luogo in cui il corpo di Cristo fu deposto, fino all’edicola che custodisce il sepolcro. Qui si concentra la preghiera di quanti cercano un contatto diretto con la memoria della Passione, un gesto semplice e antico che continua a parlare al cuore di chi arriva in questo santuario. Nonostante le incertezze e le fragilità del contesto in cui sorge, il Santo Sepolcro resta un segno di unità per i cristiani e una sorgente di speranza che attraversa le epoche. Ecco perché, soprattutto nel contesto attuale dove il conflitto armato pare essere l'unico mezzo per risolvere le questioni internazionali, custodire e valorizzare un luogo come il Santo Sepolcro ha un valore profetico dal significato universale.
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