Il Papa: proteggere la popolazione civile dalla guerra è un obbligo morale

Al Regina Coeli Il Papa lancia tre accorati appelli per la pace in Ucraina, Libano e Sudan, chiedendo il cessate il fuoco e il ritorno al dialogo. E ricorda che dalla forza dell’Eucaristia nasce la testimonianza cristiana di riconciliazione
April 13, 2026
Il Papa alla preghiera del Regina Caeli in piazza San Pietro ieri, 12 aprile
Il Papa alla preghiera del Regina Caeli in piazza San Pietro ieri, 12 aprile / VATICAN MEDIA
Proteggere la popolazione civile «dagli atroci effetti della guerra» è un obbligo morale radicato nel «principio di umanità, inscritto nella coscienza di ogni persona e riconosciuto nelle leggi internazionali». Ancora una volta papa Leone XIV ha lanciato un forte appello alla pace rivolgendosi «alle parti in conflitto» al termine del Regina Caeli di ieri. Il Pontefice, affacciato alla finestra del Palazzo apostolico per la preghiera mariana del tempo pasquale, ha chiesto con forza di «cessare il fuoco» e di «ricercare con urgenza una soluzione pacifica». Un pensiero formulato in particolare ricordando in particolare l'«amato popolo libanese», al quale Prevost si è detto «più che mai vicino in questi giorni di dolore, di paura e di invincibile speranza in Dio».
Parole precedute dall'augurio rivolto alle Chiese orientali che ieri celebravano la Pasqua secondo il calendario giuliano: «A tutte quelle comunità rivolgo il mio più cordiale augurio di pace, in comunione di fede nel Signore Risorto. Lo accompagno con più intensa preghiera per quanti soffrono a causa della guerra, in modo particolare per il caro popolo ucraino. La luce di Cristo porti conforto ai cuori afflitti e rafforzi la speranza di pace». Poi il monito, che coinvolge l'intera comunità internazionale, alla quale il Papa ha chiesto di non far venire meno l’attenzione «verso il dramma di questa guerra».
Infine, lo sguardo rivolto a un altro scenario di guerra: «Mercoledì prossimo si compiono tre anni dall’inizio del sanguinoso conflitto in Sudan - ha detto il Pontefice -. Quanto soffre il popolo sudanese, vittima innocente di questo dramma disumano! Rinnovo il mio accorato appello alle parti belligeranti affinché facciano tacere le armi e inizino, senza precondizioni, un sincero dialogo volto a fermare quanto prima questa guerra fratricida».
Prima di questo triplice appello per Ucraina, Libano e Sudan, Leone XIV, nella sua meditazione sul Vangelo del giorno - ieri ricorreva la Domenica della Divina Misericordia - si è soffermato sull'apparizione di Gesù risorto all’apostolo Tommaso. «È una scena che ci fa riflettere sul nostro incontro con Gesù Risorto», ha notato il Papa, che poi ha aggiunto: «Certo, non è sempre facile credere. Non lo è stato per Tommaso e non lo è neanche per noi. La fede ha bisogno di essere nutrita e sostenuta. Per questo, nell’“ottavo giorno”, cioè ogni domenica, la Chiesa ci invita a fare come i primi discepoli: a riunirci e a celebrare insieme l’Eucaristia». E a questo proposito, ricordando la partenza per il suo viaggio in quattro nazioni dell'Africa in programma oggi, Prevost ha voluto ricordare i martiri africani di Abitene, che, davanti alla scelta di avere salva la vita a patto di rinunciare all'Eucaristia, affermarono di non poter vivere senza celebrare il giorno del Signore. «È attraverso l’Eucaristia che anche le nostre mani diventano “mani del Risorto”, testimoni della sua presenza - ha affermato ancora il Papa -, della sua misericordia, della sua pace, nei segni del lavoro, dei sacrifici, della malattia, del passare degli anni, che spesso vi sono scolpiti, come nella tenerezza di una carezza, di una stretta, di un gesto di carità». Quindi l'invit finale: «In un mondo che ha tanto bisogno di pace - ha concluso Leone XIV -, questo ci impegna più che mai ad essere assidui e fedeli al nostro incontro eucaristico con il Risorto, per ripartirne come testimoni di carità e portatori di riconciliazione».

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