Bagno di folla per il Papa in Libano. «Costruire con tenacia la pace»
di Giacomo Gambassi, inviato a Beirut
Migliaia di persone lungo le strade per la prima giornata di Leone XIV nel Paese ferito dalla guerra. Giovani e donne protagonisti della riconciliazione. Sui migranti: nessuno deve essere costretto a partire

Inizia sotto la pioggia la visita di Leone XIV in Libano. Dopo le tre giornate in Turchia, il Papa fa tappa in Medio Oriente, in uno dei Paesi feriti dalla guerra dove atterra nel pomeriggio della prima domenica di Avvento. Una nazione in festa per il Pontefice. Già sui cieli del Libano l’aereo papale viene scortato da due velivoli militari. All’aeroporto gli danno il benvenuto i colpi di cannone. Ed è una folla infinita quella che lo accoglie lungo le strade di Beirut sfidando anche il temporale pur di salutare il Papa. Le bandiere del Libano accanto a quelle della Santa Sede. Poi gli stendardi di organizzazioni religiose, parrocchie, movimenti ecclesiali. E anche quelle di Hezbollah quando la vettura del Pontefice attraversa i quartieri sciiti. E ancora le bande; gli scout con le loro divise; famiglie con i bambini.

«Beati gli operatori di pace», ripete Leone XIV nel suo primo discorso pubblico in terra libanese riprendendo una delle beatitudini del Vangelo che fa da tema alle due giornate e mezzo di visita. E spiega nell’appuntamento con le autorità: «È una grande gioia incontrarvi e visitare questa terra in cui “pace” è molto più di una parola: qui la pace è un desiderio e una vocazione, è un dono e un cantiere sempre aperto». Prima destinazione: il palazzo presidenziale sulla collina che domina la capitale per gli incontri con il presidente della Repubblica, Joseph Aoun, alla guida del Paese da gennaio e già ricevuto in udienza in Vaticano a giugno, il presidente dell’Assemblea nazionale, Nabih Berri, e il premier Nawaf Salam. Con tutti e tre ha colloqui privati che segnano l’agenda istituzionale del Papa nelle ore d’esordio a Beirut. E con il capo dello Stato pianta nel giardino presidenziale un “cedro dell’amicizia”, simbolo del Paese.

E sono tutte dedicate alla pace le prime parole di Leone XIV in Libano come a voler chiarire fin da subito qual è il filo conduttore della visita in una nazione dove gli attacchi israeliani non si fermano. «Voi avete molto sofferto», incoraggia il Papa, anche con «ripercussioni devastanti, della radicalizzazione delle identità e dei conflitti». Il Pontefice non cita mai il vocabolo “guerra” nel suo primo intervento. Vocabolo che resta all’ordine del giorno nel Paese che porta ancora i segni della guerra civile e dove compie esattamente il cessate-il-fuoco che ha messo congelato due anni di conflitto fra Hezbollah e Tel Aviv. Ma vocabolo che potrebbe compromettere il ruolo di mediazione vaticana nella regione, a cominciare dai rapporti con Israele. Ma dice al Libano: «Siete un popolo che non soccombe, ma che, di fronte alle prove, sa sempre rinascere con coraggio. La vostra resilienza è caratteristica imprescindibile degli autentici operatori di pace: l’opera della pace, infatti, è un continuo ricominciare. L’impegno e l’amore per la pace non conosce paura di fronte alle sconfitte apparenti, non si lascia piegare dalle delusioni, ma sa guardare lontano, accogliendo e abbracciando con speranza tutte le realtà. Ci vuole tenacia per costruire la pace».

Il Papa indica alcune coordinate. Non bisogna cedere «a localismi e nazionalismi». Occorre non lasciarsi contagiare da «una sorta di pessimismo e sentimento di impotenza» quando «le grandi decisioni sembrano essere prese da pochi e, spesso, a scapito del bene comune». Servono «autorità e istituzioni che riconoscano il bene comune superiore a quello di parte» perché «il bene comune è più della somma di tanti interessi». È necessario valorizzare «il ruolo imprescindibile delle donne nel faticoso e paziente impegno per custodire e costruire la pace» perché «sanno custodire e sviluppare legami profondi con la vita e con le persone» e la loro partecipazione alla vita sociale e politica rappresenta in tutto il mondo un fattore di vero rinnovamento». Lo stesso vale per i giovani con l’«energia che viene» da loro. E soprattutto è cruciale la riconciliazione. «Ardua via», la definisce Leone XIV soprattutto di fronte a «ferite personali e collettive che chiedono lunghi anni, a volte intere generazioni per potersi rimarginare» e che se non vengono curate, «se non si lavora, ad esempio, a una guarigione della memoria», «difficilmente si va verso la pace» in quanto «si resta fermi, prigionieri ognuno del suo dolore e delle sue ragioni».

/VATICAN MEDIA HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
Il Papa richiama anche la vocazione del Libano alla convivenza: diciotto le comunità religiose nel Paese. «Il desiderio di vivere e di crescere insieme, come popolo, faccia di ogni gruppo la voce di una polifonia», esorta. E sintetizza: «La pace è saper abitare insieme, in comunione, da persone riconciliate. Una riconciliazione che oltre a farci convivere, ci insegnerà a lavorare insieme, fianco a fianco per un futuro condiviso». Poi l’invito alla mediazione. «A volte si pensa che, prima di compiere qualsiasi passo, occorra chiarire tutto, risolvere tutto, invece è il confronto reciproco, anche nelle incomprensioni, la strada che porta verso la riconciliazione». Non manca un riferimento al fenomeno migratorio. «Sappiamo che l’incertezza, la violenza, la povertà e molte altre minacce producono qui, come in altri luoghi del mondo, un’emorragia di giovani e di famiglie che cercano futuro altrove, pur con grande dolore nel lasciare la propria patria». E tiene a far sapere che la Chiesa «non è soltanto preoccupata della dignità di coloro che si muovono verso Paesi diversi dal proprio, ma vuole che nessuno sia costretto a partire e che chiunque lo desideri possa in sicurezza ritornare». Al termine dell’incontro, Leone XIV ha raggiunge il monastero delle Sorelle Carmelitane della Theotokos a Harissa. Dopo averle salutate tutte individualmente, riceve il saluto delle superiore delle due comunità, ricorda il valore di tre parole al cuore della loro vocazione, umiltà, preghiera e sacrificio, concludendo con la preghiera del Padre Nostro recitata insieme e impartendo la benedizione su tutti i presenti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA






