venerdì 19 aprile 2019
Nel giorno del silenzio, dello sgomento per la morte di Cristo, guardiamo alla Vergine, al suo dolore di Madre che non rinuncia alla speranza.. E il poeta la canta con parole piene di commozione.
Andrea Mantegna, "Crocifissione"

Andrea Mantegna, "Crocifissione"

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Sabato Santo è il giorno del silenzio, del raccoglimento, dell’attesa piena di speranza, della Risurrezione. È il giorno di Maria che la tradizione raffigura ai piedi della croce su cui muore il Figlio, abbandonato da tutti. Eppure nell’angoscia della sofferenza e della solitudine, la Madre sa vedere la luce della vita nuova che non tarderà a manifestarsi.

La Madre di fronte alla morte del Figlio

Tanti gli autori che si sono soffermati sul dolore, terribile ma intriso di speranza, della Vergine. Come Charles Péguy (1873-1914) il poeta francese che nella Passione di Maria ricorda la terribile sofferenza di una madre che vede morire il figlio.

Charles Peguy (1873-1914)

Charles Peguy (1873-1914)

«Era una disgrazia troppo grande.
Il suo dolore era troppo grande.
Era un dolore troppo grande.
Non si può avercela col mondo per una disgrazia che oltrepassa il mondo. [...]
Fino a quel giorno era stata la Regina di Beltà.
E non sarebbe più stata, non sarebbe più ridiventata
La Regina di Bellezza che in cielo.
Il giorno della sua morte e della sua assunzione.
Dopo il giorno della sua morte e della sua assunzione.
Eternamente.
Ma oggi diveniva la Regina di Misericordia.
Come sarà nei secoli dei secoli. […]
Lei sapeva quanto soffriva.
Lei sentiva bene quanto male aveva.
Lei aveva male alla sua testa e al suo fianco e alle sue Quattro Piaghe.
E lui in se stesso diceva: Ecco mia madre.
Che cosa ne ho fatto. Ecco cosa ho fatto di mia madre.
Quella povera vecchia. […]
Le aveva fatto fare la sua via crucis, a sua madre.
Da lontano, da vicino.
Lei aveva seguito.
Una via crucis molto più dolorosa della sua.
Perché è molto più doloroso veder soffrire il proprio figlio.
Che soffrire noi stessi.
È molto più doloroso veder morire il proprio figlio.
Che morire noi stessi».

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