mercoledì 11 settembre 2019
Durante il 3° Happening di Molfetta l’arcivescovo Giulietti ha parlato delle pratiche virtuose per l'ambiente, la casa di tutti, anche negli spazi parrocchiali per i ragazzi
Happening degli Oratori (ufficio stampa FOI)

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La conversione ecologica ha bisogno di esortazioni, inviti, perfino cortesi minacce, lusinghe. Certamente. Forse… Ma più di tutto ha bisogno di esempi. La migliore conversione si fa costruendo un ambiente in armonia con il creato e vivendoci. Cominciando, perché no, dall’oratorio. Con la Laudato si’ come faro che indica la rotta, giovedì scorso a Molfetta, al terzo Happening degli Oratori, uno dei laboratori era dedicato a "Oratorio e ambiente". Affidato alla conduzione di Diego Buratta e dell’arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti, per molti anni responsabile nazionale della pastorale giovanile, il gruppo ha sì fatto riferimento all’enciclica sociale di papa Francesco, ma soprattutto ha giocato. Un gioco serissimo, dove occorrevano competenze da architetto, ingegnere, geometra, biochimico, carpentiere e altre ancora. Divisi in piccole squadre, i giovani partecipanti al laboratorio si son visti consegnare la pianta di un oratorio, con il compito di progettare un "oratorio green".

Un passo indietro. Giulietti ha spiegato in che cosa consista la conversione ecologica: in una nuova economia e in nuovi stili di vita, e qui tutti possiamo fare qualcosa: uscire dal paradigma consumista, compiere acquisti responsabili, aderire a stili di vita non individualisti e a una "austerità responsabile" che rifugga dal superfluo, scoprire una spiritualità ecologica. Ma soprattutto, ha concluso Giulietti, è bene e bello essere «ambientalisti non della paura ma dell’amore». Temere le catastrofi può essere logico, ma più che il timore di una natura vendicativa vale la passione per il creato, sull’esempio di san Francesco. A poco serve educare bambini, ragazzi, giovani e adulti ricorrendo al moralismo del «devi, devi, devi», in negativo. È bello educare all’amore, in positivo.

E l’oratorio verde? I giovani di Albano, Ales-Terralba, Altamura, Bari-Bitonto, Cesena, Conversano-Monopoli, Cuneo, Loreto, Lucca, Milano, Padova, Perugia, Pordenone-Concordia e Roma hanno trasformato i loro oratori in piccoli paradisi dotati di pannelli solari, illuminazione a led, arredamento in legno riciclato, bibite alla spina, cortili alberati. La strategia educativa è evidente: se un bambino o un ragazzo passano del tempo in un ambiente che "pensa ecologico", e ci staranno bene, impareranno ad apprezzarlo al di là delle esortazioni e delle proibizioni.

Particolarmente apprezzato l’oratorio "Sorella acqua", che riutilizza le acque piovane anche per irrigare l’orto, per gli scarichi e le fontanelle; dove ogni ragazzo ha la sua bottiglietta riutilizzabile con l’eliminazione della plastica e i più grandi, se al baretto desiderano un caffè, lo berranno dalla tazzina in ceramica e fatto con la moka, eliminando le cialde. E dove una biblioteca accoglierà i libri abbandonati o indesiderati, fuggiti da ambienti sovraccarichi, dando loro una seconda lunga vita.

In oratorio le "prediche" vanno ridotte al minimo. Più utile, hanno detto i giovani che l’oratorio lo vivono, disincentivare l’uso del cellulare, riciclare tutto il riciclabile, addirittura accompagnare il prete o i suoi collaboratori a fare la spesa, prima dei campi scuola e del Grest, per imparare concretamente come si acquistano alimentari a minimo impatto ambientale. E fuori? Ad esempio, disegnare la mappa dei luoghi curati o trascurati, segnalarli e provare a intervenire. In estrema sintesi, l’obiettivo è sfuggire al "comprare per comprare", al consumo come pensiero ossessivo. Tutto questo, unito alla preghiera, dovrebbe contribuire a costruire un oratorio dove si respiri una spiritualità ecologica, fondata su questa consapevolezza: ogni dono del Creatore va restituito e ciò che è bello va reso bellissimo.


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