venerdì 3 maggio 2019
Una Europa «capace si sentirsi una comunità ». consapevole di avere «un posto e una responsabilità specifica verso il mondo» e di essere depositaria di «un bene originale»
L’ingresso del Papa per l’udienza  alla Pontificia Accademia delle scienze sociali (LaPresse)

L’ingresso del Papa per l’udienza alla Pontificia Accademia delle scienze sociali (LaPresse)

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Una Europa «capace si sentirsi una comunità ». consapevole di avere «un posto e una responsabilità specifica verso il mondo» e di essere depositaria di «un bene originale, prezioso e fragile come è la democrazia». Ma soprattutto l’impegno a «continuare a formare donne e uomini liberi e forti». È un vero e proprio appello all’Unione Europea quella che questa mattina sarà lanciato a Parigi presso l’Institut Catholique dai rettori delle università cattoliche presenti nei 27 Paesi dell’Unione.

Tra i promotori proprio il rettore dell’ateneo cattolico parigino, monsignor Philippe Bordeyne, e il rettore della Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta, di Roma, professor Francesco Bonini. Un appello sottoscritto da oltre trenta rettori di altrettanti atenei che operano nell’Unione. Per l’Italia, oltre a quello della Lumsa, hanno sottoscritto il rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, professor Franco Anelli, della Lateranense, professor Vincenzo Buonomo, della Pontificia Università Salesiana, don Mauro Mantovani.

L’appello, spiegano i firmatari, vuole «richiamare le ragioni di un orizzonte europeo condiviso, anche in vista delle ormai imminenti elezioni del Parlamento europeo », che si svolgeranno domenica 26 maggio. Quattro i punti principali di questo appello, che vuole essere anche un richiamo a tutti coloro che in questo «orizzonte europeo » vivono. «L’Europa è prima di tutto una comunità – affermano con forza i rettori –. Far vivere una comunità implica il riconoscimento reciproco, la franchezza nelle relazioni, senza temere il confronto, ma lavorando per una sempre maggior collaborazione intorno a progetti chiaramente definiti secondo una coerente sussidiarietà». Questa comunità, ricordano nel secondo punto dell’appello, è la culla della democrazia, che «è un bene originale, prezioso, ma fragile e mai completamente acquisito».

Serve una democrazia «vigile sui principi, radicata nel pluralismo». Inoltre «ha prodotto e deve continuare ad assicurare benessere per tutti, combattendo ogni forma di esclusione sociale». Tutto questo «comporta impegnarci, con uno sforzo comune » per un umanesimo contemporaneo». Decisamente forte il richiamo posto al terzo punto dell’appello: «L’Europa ha un posto e una responsabilità specifica nel mondo proprio perché è espressione di tante soggettività nazionali e statali, sociali e istituzionali, di cui tutti ci dobbiamo sentire corresponsabili».

Un ruolo nel mondo che l’Europa sembra aver affievolito, ma che è necessario «per rispondere insieme alle grandi sfide di oggi e di domani». L’ultimo punto dell’appello per l’Europa, rappresenta, in realtà, un vero e proprio impegno che i rettori e le università cattoliche europee intendono assumersi, riconoscendosi «presidii essenziali per insegnare a vivere il pluralismo comunitario, il benessere sociale, la coscienza morale, la solidarietà come dimensione strutturata».

Per questi motivi «prendiamo l’impegno di continuare a formare donne e uomini liberi e forti, consapevoli ed eccellenti, che possano sviluppare la ricerca, la tecnologia e le scienze verso nuove frontiere, mettendosi sempre al servizio delle persone e delle comunità concrete, per uno sviluppo equo e durevole». L’uso degli aggettivi «liberi e forti», appare tutt’altro che casuale. Anzi, è forte il richiamo a quell’appello che giusto 100 anni don Luigi Sturzo lanciava agli italiani e alle italiane costituendo il Partito Popolare. Oggi l’appello dei rettori degli atenei cattolici europei è la dichiarazione che «restiamo fiduciosi nell’orizzonte comune che ci offre il progetto europeo».

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