venerdì 17 ottobre 2014
Schönborn: la dottrina non cambia, ma la realtà impone scelte.
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Anche il Sinodo ha un suo dizionario. E la prima fondamentale parola è proprio famiglia: «Penso che il Papa ci abbia invitato non per vedere tutto ciò che non funziona nella famiglia – ha detto ieri il cardinale Christoph Schönborn – ma per mostrare anzitutto la sua bellezza e la sua necessità vitale». L’arcivescovo di Vienna, è intervenuto, insieme con i coniugi Franco e Giuseppina Miano (che sono tra gli esperti del Sinodo), al consueto briefing sull’andamento dei lavori. E nell’ipotetico dizionario ha inserito parole come "accoglienza", "accompagnamento", "dottrina" e "misericordia" (non necessariamente in contrapposizione, anzi), anche "catechismo" («che non cambia, ma può avere sviluppi») e persino "tensioni". Segnalando, invece, che non vi rientrano verbi come "giudicare" e vocaboli come "partiti" (nel senso politico del termine) in cui lo stesso Sinodo sarebbe diviso.Il tutto parte dalle relazioni dei circoli minori (ne riferiamo a parte), in pratica l’ultimo stadio prima della Relatio Synodi, che sarà preparata in vista della votazione di domani pomeriggio, dopo che la commissione incaricata della sua stesura (alla quale ieri il Papa ha aggiunto il sudafricano Wilfrid Fox Napier e l’australiano Denis James Hart), come ha ricordato ieri il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, avrà tenuto conto dei cosiddetti "modi" (cioè emendamenti), presentati dagli stessi circoli minori. Sono centinaia, ha precisato Lombardi, e dunque il lavoro sarà copioso. Per questo si prevede che il documento finale non venga consegnato ai giornalisti subito dopo la votazione («dovrà essere ripulito e sistemato tenendo conto delle decisioni dell’Aula»), mentre sull’esito delle votazioni lo stesso Lombardi terrà un briefing già domani sera.In attesa delle ultime determinazioni (compreso il Messaggio, che invece sarà votato domani mattina e subito pubblicato), la conferenza stampa di ieri ha fornito notevoli indicazioni. Il portavoce vaticano ha riportato una smentita del cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto dell’ex Sant’Uffizio, al quale era stata attribuita una dichiarazione («la Relatio post disceptationem è indegna, vergognosa e totalmente sbagliata») che non corrisponde assolutamente al vero. E a proposito della differenza tra giudicare e accogliere, Franco Miano ha fatto notare: «Vi sono tante famiglie che, pur nella difficoltà della vita, si impegnano a vivere il Vangelo. E questo però non significa un giudicare le altre situazioni, anzi al contrario: quello del Sinodo è uno sforzo di accompagnamento, un mettere insieme la prossimità e la cura per le situazioni più difficili con la necessità di raccontare nuovamente la bellezza dell’essere famiglia oggi». Come ha aggiunto, sua moglie, Giuseppina, i Padri hanno mostrato «realismo» nel partire dalla vita e non dalle affermazioni di principio.È in pratica la ricerca dell’equilibrio tra dottrina e misericordia, in questi giorni al centro del dibattito. A proposito delle situazioni difficili il cardinale Schönborn, ricordando di essere lui stesso figlio di genitori divorziati, ha sottolineato: «La Chiesa vede questa realtà viva, la spaccatura dei figli: e la verità è che i figli hanno bisogno di padri e madri. Ma lo fa con compassione». In altri termini, «non dobbiamo dimenticare la dottrina, ma c’è anche bisogno di uno sguardo positivo su questioni che hanno deficienze oggettive». A chi poi gli chiedeva se dopo il Sinodo sarebbe cambiato il Catechismo, il porporato ha risposto cambiamento no, ma sviluppo sì, dato che situazioni come le coppie di fatto in passato non c’erano. «È una nuova sfida da affrontare, la de-istituzionalizzazione della famiglia, fenomeno in espansione in tutto il mondo, ma con gli stessi principi». Quindi «con un accompagnamento che ricordi a queste coppie che c’è una meta da raggiungere».Si parlato anche degli omosessuali. E pure in questo caso l’arcivescovo di Vienna ha precisato che cosa significa accoglienza. «Ogni essere umano ha la sua dignità, al di là delle altre questioni, ma ciò non significa che il rispetto della Chiesa voglia dire approvazione per ogni comportamento umano. Il Catechismo della Chiesa cattolica è molto chiaro in questo senso, e la Chiesa non può cambiarlo». Ad ogni modo, ha aggiunto, «prima di guardare alla camera da letto, guardiamo al soggiorno». Infine su tutte le questioni aperte del Sinodo, il cardinale ha invitato «a non fare partiti». E per quanto riguarda le tensioni nell’Aula ha precisato: «Accade spesso in famiglia che la mamma dica: "È troppo pericoloso"; e che il papà dica: "No, non avere paura". Siamo in una grande famiglia». Così in pratica sta andando al Sinodo.
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