domenica 20 maggio 2018
La pastorale non deve limitarsi all’applicazione delle indicazioni dottrinali. «Il non far niente rischia di generare tanta sofferenza e spesso induce ad assumere posizioni di contrapposizione
Chiesa e persone Lgbt sul ponte dell'incontro

Rispetto, compassione e sensibilità. Sono i tre atteggiamenti che padre James Martin, gesuita americano, chiede alla Chiesa nei confronti delle persone Lgbt. Ma è anche quello che, allo stesso modo, chiede alle persone Lgbt nei confronti della Chiesa. Se ciascuno trova il coraggio di fare un pezzetto di strada, rivedendo posizioni di chiusura o di sospetto, come peraltro sollecita papa Francesco in Amoris laetitia e non solo, sarà possibile un incontro fecondo per tutti, in un clima in cui le persone Lgbt potranno «comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita» (Al, 250). “Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone Lgbt” (Marcianum press; pagine 114) è titolo del libro di padre Martin, nei prossimi giorni in libreria, di cui pubblichiamo la prefazione dell’arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi. Si tratta di un saggio agile ed immediato che scandaglia le buone ragioni per cui la Chiesa dovrebbe offrire il suo sostegno pastorale alle persone che vivono un orientamento sessuale segnato dalla sofferenza della complessità. E le buone ragioni, com’è facile intuire, sono quelle del Vangelo. Perché, con questo abbraccio nella misericordia, la Chiesa potrebbe contribuire all’unità, risolvendo una divisione che affligge molti credenti. Quindi «rispetto, compassione e sensibilità»? Il rispetto, spiega il padre gesuita, significa «riconoscere che i cattolici Lgbt esistono», significa «occuparsi del loro bene spirituale, com- pito che alcune diocesi e parrocchie già assolvono egregiamente». Compassione vuol dire «porsi in una condizione di ascolto», che è l’atteggiamento che la Chiesa dovrebbe usare nei confronti di tutti gli emarginati. E, infine, la sensibilità, presuppone familiarità ed amicizia. Poi, visto che il ponte dev’essere “bidirezionale”, i credenti Lgbt, come detto, dovrebbero usare la stessa disponibilità nei confronti della Chiesa. «Un libro atteso e molto necessario che aiuterà vescovi, preti, operatori pastorali e tutti i leader della Chiesa ad essere più sensibili verso i membri Lgbt della comunità ecclesiale cattolica », ha sottolineato il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per laici, famiglia e vita, in una «dichiarazione di apprezzamento » riportata con altre all’inizio del libro. E ha aggiunto: «Aiuterà anche i membri Lgbt a sentirsi più a casa propria in quella che, dopo tutto, è anche la loro Chiesa». Di grande interesse la postazione all’edizione italiana di Damiano Migliorini e padre Giuseppe Piva che riflettono sul rapporto tra pastorale e dottrina auspicando non tanto una rivoluzione normativa, quanto alcune azioni concrete sul piano della comprensione e dell’accoglienza. Obiettivi pastorali e nessuna “svolta” come paventato da coloro che negli Usa e in Italia si sono schierati contro questo libro con un fitto fuoco di sbarramento. Preoccupazioni inutili. Leggere per credere (L.Mo.)

Un ponte da costruire, così è stata tradotta l’opera di padre James Martin, Building a Bridge. L’attenzione non può che cadere su entrambe le metà del titolo. Innanzitutto 'ponte', espressione molto amata da papa Francesco, che mette in comunicazione molto rispettosa, possibilmente empatica e piena di sensibilità, due realtà presenti nella nostra stessa Chiesa: i pastori e l’insieme variegato e complesso delle persone omosessuali, che padre Martin – come spiega nel testo – preferisce indicare con la sigla Lgbt. Senza alcuna intenzione ideologica, ma solamente con la volontà di indicarle con il nome che queste stesse comunità si sono date.

È un necessario passo per avviare una comunicazione rispettosa. È innegabile la varietà delle posizioni che le persone omosessuali esprimono riguardo alla loro stessa condizione, tra esse molte non condivisibili; e ancor maggiore è la complessità del loro vissuto in relazione alla fede in Dio, nella comunità cristiana o lonta- na da essa. Gli insegnamenti della Chiesa circa la condizione delle persone omosessuali sono chiari e sinteticamente espressi nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Essi sono il punto di partenza per padre Martin, il quale non vuole in alcun modo metterli in discussione.

Questi insegnamenti non sono stati seguiti da una prassi pastorale adeguata, che non si limiti solo all’applicazione fredda delle indicazioni dottrinali, ma faccia diventare queste ultime un itinerario di accompagnamento. Di frequente l’approccio è stato finora solo in rapida risposta alle sollecitazioni opportune e non opportune di gruppi e persone omosessuali, spesso solo per il loro contenimento, soprattutto credenti (pur con prospettive a volte molto differenti sono indicative le esperienze di gruppi di cattolici omosessuali, tra i quali l’esperienza di Courage e di altri gruppi ospitati in parrocchie o diocesi del nostro Paese).

Le parole di Papa Francesco in Amoris Laetitia ci sollecitano ad un allargamento della prospettiva che traduca in itinerari pastorali la dottrina di sempre. «Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita» (n. 250). Come più volte ci ha ricordato Papa Francesco, nella pastorale siamo chiamati a non accontentarci della semplice applicazione delle norme morali («Un Pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni 'irregolari', come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone», Amoris laetitia, n.305), optando piuttosto per un vero e paziente accompagnamento (' Accompagnare, Discernere, Integrare…') alla comprensione e assunzione vitale del messaggio evangelico da parte di ogni persona, senza riduzioni, con una sapiente pedagogia della gradualità che, tenendo conto delle particolari circostanze di ciascuno, nulla tolga all’integrità della fede e della dottrina. Questo è l’opportuno esercizio del ministero della Chiesa come Madre e Maestra.

L’intento del libro è questo: aiutare a maturare un atteggiamento di comprensione e capacità di accompagnamento dei pastori nei confronti dei fratelli e sorelle omosessuali ma anche viceversa, perché specularmente c’è la tentazione di chiudersi o di assumere posizioni ideologiche. L’aspirazione del libro è aiutare l’anelito ad una vita evangelica dentro la comunità cristiana e coltivare una relazione pastorale che porti frutti per il Regno. Nessun autentico cammino di crescita spirituale e morale può prescindere dalla verità del Vangelo e della dottrina; ma la carità e la verità evangelica nella pastorale esigono la disponibilità e la capacità al dialogo. E allora sì, c’è un ponte 'da costruire' – per venire alla seconda metà del titolo – con questa significativa porzione del popolo di Dio, le persone Lgbt, pur nella loro variegata espressione ecclesiale. Il non far niente, invece, rischia di generare tanta sofferenza, fa sentire soli e, spesso, induce ad assumere posizioni di contrapposizione ed estreme.

Tale 'costruzione' è un’operazione difficile, in divenire, come bene lascia intuire la traduzione italiana. Ce lo ricorda ancora Papa Francesco, in due passi molto profondi di Evangelii Gaudium: «A coloro che sono feriti da antiche divisioni risulta difficile accettare che li esortiamo al perdono e alla riconciliazione, perché pensano che ignoriamo il loro dolore o pretendiamo di far perdere loro memoria e ideali. Ma se vedono la testimonianza di comunità autenticamente fraterne e riconciliate, questa è sempre una luce che attrae. […] Chiediamo al Signore che ci faccia comprendere la legge dell’amore. Che buona cosa è avere questa legge! Quanto ci fa bene amarci gli uni gli altri al di là di tutto! Sì, al di là di tutto!» (nn. 100-101). Il libro di padre Martin, uno dei primi tentativi a riguardo, è utile a favorire il dialogo, la conoscenza e comprensione reciproca, in vista di un nuovo atteggiamento pastorale da ricercare insieme alle nostre sorelle e fratelli Lgbt. Come ha già ben detto il Cardinal Farrell, Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita della Santa Sede, questo libro è «molto necessario » e «aiuterà vescovi, sacerdoti e operatori pastorali (…) ad essere più sensibili verso i membri Lgbt della comunità ecclesiale cattolica ». Inoltre «aiuterà anche i membri Lgbt a sentirsi più a casa propria in quella che, dopo tutto, è anche la loro Chiesa».

*Arcivescovo di Bologna

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