Genova. Il cardinale Boetto dichiarato «Giusto tra le Nazioni»


Redazione Catholica giovedì 13 luglio 2017
Il cardinale arcivescovo di Genova negli anni della seconda Guerra mondiale insegnito del titolo per aver aiutato e salvato numerosi ebrei
Il cardinale Pietro Boetto (1871-1946)

Il cardinale Pietro Boetto (1871-1946)

Il cardinale gesuita Pietro Boetto (1871-1946), arcivescovo di Genova dal 1938 al 1946, è stato dichiarato «Giusto tra le Nazioni» dal dipartimento dei Giusti tra le Nazioni di Gerusalemme che ha sede allo Yad Vashem, l’ente nazionale per la memoria della Shoah. A dare la notizia è stata l’arcidiocesi di Genova attraverso il settimanale diocesano “Il Cittadino” che ha pubblicato copia del carteggio intercorso tra il dipartimento e la diocesi genovese. «La decisione – si legge nella prima pagina – onora la sua nobile e coraggiosa persona e nello stesso tempo la nostra Chiesa genovese che, per l’aiuto prestato agli ebrei perseguitati dai nazi-fascisti, annovera in tale elenco anche monsignor Francesco Repetto, monsignor Carlo Salvi e monsignor Emanuele Levrero».

Nato a Vigone nel 1871, Boetto entrò nel Seminario minore per passare poi al noviziato della Compagnia di Gesù il 1º gennaio 1888. Il 30 luglio 1901 fu ordinato sacerdote e trascorse i successivi trent’anni negli organi di governo della Compagnia di Gesù. Dal 1903 fu rettore del collegio gesuita di Genova. E nel 1916 divenne provinciale della Provincia gesuita di Torino. Nel 1931 fu eletto consultore della Sacra Congregazione per i religiosi. Fu creato cardinale da Pio XI il 16 dicembre 1935 con il titolo di cardinale diacono di Sant'Angelo in Pescheria. Lo stesso Papa lo elesse il 17 marzo 1938 arcivescovo di Genova. L'ordinazione episcopale fu il 24 aprile 1938.

Boetto fece il suo ingresso a Genova in forma solenne l’8 maggio 1938, periodo in cui cominciarono ad arrivare in città numerosi ebrei con la speranza di poter fuggire nelle Americhe o in Palestina e «a più di una persona il cardinale pagò il viaggio». Il porporato «non solo ha aperto le porte dell’arcivescovado agli ebrei genovesi, a tutti gli ebrei, gli oppressi ed i perseguitati politici – si legge ancora – ma ha anche aperto le porte del Seminario per dare ospitalità a quanti n’avevano bisogno». Per l’opera incessante svolta in favore della città e per il ruolo attivo avuto nella resa delle truppe tedesche, il Comune di Genova attribuì a Boetto il titolo di “Defensor civitatis”, il mondo della politica lo ricorda come “cardinale della Liberazione”, mentre il mondo del lavoro lo definì “cardinale degli operai”.

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI:

Chiesa

Giuseppe Anzani
Chi confonde misericordia con indulgenza, e pensa che sia una specie di melassa che tutto rimedia chiudendo un occhio e pareggiando il bene e il male, rilegga oggi le parole che il papa Francesco