Negli Oratori è l’estate delle “SocialCrew”
Adolescenti che diventano narratori digitali delle loro comunità in équipe coordinate da educatori, in rete con la Fondazione Oratori Milanesi: è partito dalla diocesi di Milano il progetto che coinvolge 500 adolescenti di 75 parrocchie lombarde in cinque diocesi. Ecco come sta funzionando

«Se non lo vivi, Fra, ma come te lo spiego?». È uno dei versi dell’inno dell’Oratorio estivo 2026 della Fom che risuona nelle giornate della proposta «Bella Fra! - Guardate a Lui e sarete raggianti», ispirata a san Francesco d’Assisi a ottocento anni dalla morte. Una domanda che racconta bene anche la sfida educativa degli oratori: come trasmettere a tutti la bellezza di un’esperienza fatta di relazioni, servizio, gioco, fede e vita condivisa?
Quest’anno la risposta passa anche dai social. A raccontare ciò che accade non sono soltanto le fotografie o i post degli educatori, ma gli stessi adolescenti. Pieni di entusiasmo, smartphone alla mano, osservano, intervistano, fotografano, montano video, scrivono testi e preparano grafiche. Ecco le “SocialCrew”: le redazioni digitali degli oratori.

L’Oratorio estivo rappresenta il primo banco di prova di “SocialCrew Oratorio”, progetto biennale promosso dalla Fondazione Oratori Milanesi (Fom) con il contributo di Intesa Sanpaolo. Coinvolge oltre 500 adolescenti tra i 15 e i 19 anni, accompagnati da circa 150 educatori, in 50 oratori della diocesi di Milano e altri 25 delle diocesi di Bergamo, Brescia, Como e Cremona, con il supporto dei facilitatori diocesani. L’idea di fondo è tanto semplice quanto controcorrente: educare gli adolescenti ad abitare il digitale non come consumatori passivi o creator qualunque, ma come narratori della propria comunità.

«Il digitale non è un contorno, ma una parte integrante della vita delle persone – spiega Matteo Fabris, pedagogista e responsabile della formazione degli adolescenti della Fom –. I social contribuiscono a plasmare la nostra identità e non possono essere ignorati. Per questo non basta mettere in guardia dai rischi della rete: occorre offrire ai ragazzi un modo diverso di viverla». Il progetto propone così di passare dalla fruizione passiva alla produzione consapevole di contenuti, da realizzare insieme. «Ci si incontra in oratorio, si lavora come gruppo. È questa la vera esperienza educativa».
Non si tratta di formare gli “addetti ai social” dell’oratorio, ma di valorizzare le competenze digitali come occasione di crescita. «I social sono spesso vissuti come vetrine dell’individualità – osserva ancora Fabris –. Noi li pensiamo come costruttori di comunità, con esperienze condivise con il territorio».
Per gli adolescenti è stato costruito un percorso formativo sviluppato insieme al Cremit dell’Università Cattolica, ad Avvenire e all’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Milano. Attraverso la piattaforma OraMIformo e il lavoro nei singoli oratori, le Crew approfondiscono gli aspetti narrativi, creativi, tecnici, gestionali ed editoriali della comunicazione digitale, mentre gli educatori seguono un itinerario specifico per accompagnare il gruppo.

«Abbiamo scelto di formare nuovi narratori digitali, non creator – sottolinea Francesco Butti, coordinatore del progetto –. Un creator produce contenuti per attirare l’attenzione; un narratore digitale racconta ciò che vive. Non cerca like o visualizzazioni, ma significato». Il digitale diventa un luogo da abitare insieme, con consapevolezza e creatività. Anche per questo il progetto affida agli adolescenti un ruolo da protagonisti. «Sentirsi valorizzati è un loro bisogno – osserva ancora Fabris –. Le loro passioni e i loro talenti, messi a servizio della comunità, possono contribuire a costruire qualcosa di grande».
In questa prospettiva le competenze tecniche diventano uno strumento per dare forma a uno sguardo. Nei reel, nelle fotografie e nelle storie prendono forma i volti, le relazioni e i gesti che rendono viva l’esperienza dell’oratorio. In un web saturo di contenuti, il valore aggiunto non è l’effetto speciale, ma l’autenticità. «Ciò che coinvolge è quello che viene raccontato – osserva Fabris –. Chi guarda pensa: “Vorrei viverlo anch’io”».

L’Oratorio estivo costituisce solo la prima tappa. Nei prossimi mesi le SocialCrew continueranno il loro percorso insieme ai facilitatori della Fom, consolidando competenze e lavoro di gruppo. Il cammino proseguirà anche con SocialCrew Talks, il 24 ottobre a Mind-Milano Innovation District: una giornata dedicata al confronto tra educatori e responsabili degli oratori coinvolti.

La scommessa è prima di tutto educativa. In un tempo in cui il digitale rischia di ridurre tutto a consumo veloce, gli oratori provano a trasformarlo in uno spazio di relazione, responsabilità e racconto condiviso. Perché la comunità, anche online, non si costruisce inseguendo algoritmi, ma imparando a riconoscere e a condividere ciò che vale davvero.
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