Sanità, banche, servizi: come la rivoluzione digitale ha escluso gli anziani

di Antonio Piemontese
Il 36% degli over75 (uno su quattro) dichiara di non avere Internet in un mondo in cui tutto ormai si fa online. Le associazioni denunciano «disparità che impediscono di esercitare i diritti». Che fare?
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August 19, 2026
Sanità, banche, servizi: come la rivoluzione digitale ha escluso gli anziani
Solo il 64% delle famiglie composte esclusivamente da over-65 dispone di un accesso a Internet da casa / Pexels
Prenotare una visita, ritirare un referto, effettuare un bonifico, rifare la carta di identità: tutto – finalmente - è possibile in pochi clic. Ma, nella società sempre più digitale, una parte della popolazione resta indietro. E il web non fa sconti a chi non tiene il passo. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, in Italia gli over-65 costituiscono il 25,1% della popolazione, esattamente un quarto. Nel 2006 erano il 19,5%: il salto è evidente. La distribuzione è piuttosto omogenea per macro-aree (nord, centro, sud), ma a livello regionale esistono differenze più rilevanti. In Sardegna, per esempio, gli over 65 costituiscono il 28,1% dei cittadini, in Friuli-Venezia Giulia il 27,9%, in Molise e Umbria il 27,8%, in Piemonte il 27,2%. Anziani e internet, insomma, saranno sempre più costretti a parlarsi. E il dialogo non è facile, soprattutto per chi non ha alle spalle una cultura universitaria.
«Il digitale deve aumentare la libertà delle persone, non la loro dipendenza dagli altri - sostiene Mirta Michilli, direttrice generale della Fondazione Mondo Digitale -. La vera infrastruttura del Paese non è fatta solo di reti, piattaforme o servizi digitali, ma soprattutto dalle competenze delle persone. Se mancano, anche la migliore innovazione rischia di produrre nuove disuguaglianze». Conviene partire dai numeri. Secondo l’ultimo rapporto “Cittadini e Ict” dell’Istat, pubblicato ad aprile scorso, nel 2025 la quota di popolazione tra i 16 e i 74 anni con competenze digitali almeno di base era pari al 54,3%. Ben oltre 20 milioni di persone sarebbero escluse. E resta lontanissimo l’obiettivo europeo che punta, entro il 2030, all’80% di alfabetizzazione informatica del Paese.
Non è tutto. Solo il 63,9% delle famiglie composte esclusivamente da anziani (65 anni e più) dispone di un accesso a Internet da casa. E solo il 72,5% delle persone tra i 65 e i 74 anni ha usato Internet nei tre mesi precedenti l’intervista, un dato che crolla fino al 35,7% tra gli over 75. Categoria, quest’ultima, che peraltro sfugge alle statistiche europee. «Gli indicatori continentali sulle competenze digitali si fermano generalmente ai 74 anni - riprende Michilli - mentre la sfida più impegnativa riguarda proprio i grandi anziani, gli over 75, che ricorrono più frequentemente ai servizi sanitari, assistenziali e previdenziali. È paradossale che la fascia più esposta al rischio di esclusione resti in larga parte fuori dalle misurazioni. Siamo di fronte a una nuova forma di disuguaglianza, che incide direttamente sulla possibilità di esercitare i propri diritti».
La chiusura, poi, di migliaia di sportelli cominciata con la crisi del 2008 pone altri problemi: come ricordarsi tutto quello che serve per accedere al proprio conto? Tre tentativi sbagliati e si rischia di essere tagliati fuori. I call center spesso non aiutano. Chiediamo: è possibile coniugare sicurezza e accessibilità? «La sicurezza è indispensabile - prosegue la dirigente -. Il problema nasce quando viene progettata pensando troppo poco alle persone. Ogni codice temporaneo, ogni procedura aggiuntiva aumenta la protezione, ma anche il carico cognitivo sugli utenti. Molti rinunciano ai servizi o chiedono aiuto ad altri, esponendosi paradossalmente a nuovi rischi. La sfida, quindi, è adottare autenticazioni sicure ma proporzionate e un'assistenza facilmente raggiungibile. La sicurezza più efficace è quella che le persone riescono a utilizzare bene».
Per colmare il divario, pubbliche amministrazioni locali e governo devono affrontare la questione con politiche ad hoc. Anche il terzo settore gioca un ruolo importante: la fondazione Mondo digitale organizza dal 2002 corsi in cui sono i giovani a insegnare agli anziani. Ma colmare il divario digitale può essere anche l’occasione per inventarsi un lavoro. Come ha fatto Simona Savoldi Poli, 56enne di Sesto San Giovanni, nel Milanese. «Quattordici anni fa ho avuto l’idea di organizzare dei corsi e li ho proposti ai centri anziani. Ha funzionato, e adesso tengo lezioni individuali e di gruppo», racconta. Poli spiega che l’apprendimento di un anziano segue logiche proprie: «Si sentono inadeguati e, non essendo nativi digitali, fanno domande anche per servizi pensati per essere semplici: vogliono capire, e hanno paura».
Poli prepara dispense che servono per ripassare da casa e ha escogitato un metodo per usare l’Ia in maniera creativa: «Insegno ai miei alunni a sfruttare l’Ia: se hanno difficoltà con un nuovo dispositivo o una schermata, spiego loro come fare una foto e sottoporla al chatbot». Il divario è colmabile? «Tenere il passo è dura di questi tempi – conclude -. Però le competenze relazionali aiutano molto; se una persona è disponibile a imparare, alla fine ne viene fuori».

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