Benvenuti a Tagliata, il borgo che è rinato grazie a una strada lastricata da 7mila libri
di Marco Birolini, inviato a Tagliata (Bergamo)
Il paese si è trasformato in una mini-capitale della cultura: al centro si trova un sentiero di carta di 75 metri. Un evento che aiuta a riscoprire che la montagna non è solo una meta turistica

«Da qui passava l’antica via mercatorum, da stasera la chiameremo via librorum». Giovanni Cortinovis guarda la strada centrale lastricata con 7mila volumi di ogni tipo, dall’enciclopedia all’ultimo thriller, e si scioglie in un sorriso. Il piccolo borgo di Tagliata, nella bergamasca Val Serina, fino a qualche anno fa era sconosciuto ai più. La provinciale gli passa sopra, quasi nessuno scendeva dal curvone per dare un’occhiata a quel pugno di case. Adesso invece è diventato una mini capitale della lettura, grazie alla singolare biblioteca da marciapiede ideata da Cortinovis. Qualche sera fa sono venuti a migliaia dai dintorni per ammirare lo sterminato catalogo, che formava un sentiero di carta lungo 75 metri. Eppure non c’erano sagre né musica: è bastato il richiamo delle pagine scritte. Residenti e turisti sono accorsi in massa per avere il privilegio di portarsi a casa un paio di titoli o anche di più, a patto di acquistare la borsetta di tela disegnata per l’evento. «Otto euro e potete riempirla quanto volete, anzi dovete» tuonava nel megafono Cortinovis poco prima di dare il via libera delle 21.30: l’incasso è servito ad autofinanziare, almeno in parte, l’evento. Prima dell’ora fatidica, però, guai toccare una copertina, per non parlare del rischio di calpestarla. La gente se ne stava ai bordi obbediente e rispettosa, trascorrendo più di un’ora nell’adocchiare il romanzo o il saggio preferito. Come quel signore anziano che si informava sulla sua grande passione, i templari: «C’è qualcosa di nuovo? Quelli dell’anno scorso li ho letti tutti...»

Riscoprendo i vecchi libri, Tagliata sta compiendo una piccola impresa: aiuta a rileggere il territorio di montagna, che esce dalla sua dimensione di meta turistica per diventare luogo da vivere anche oltre l’estate. «Da qui per anni si è scappati, negli ultimi tempi invece una decina di case sono state acquistate da milanesi e bresciani: sono stanchi della città e apprezzano la quiete naturale del piccolo borgo – osserva Cortinovis -. È vero, il cellulare prende poco, ma è arrivata la fibra, e questo permette di lavorare benissimo anche da qui, restando immersi nella natura». Una pacchia anche e soprattutto per i figli: all’entrata del borgo campeggia un cartello con la scritta “Rallentare: in questo paese i bambini giocano ancora per strada”. L’avviso, manco a dirlo, è stato vergato da Cortinovis, che qui ha passato le estati della sua infanzia. Un legame mai spezzato, che anzi si è fatto più stretto con il passare degli anni. Giornalista e scrittore, con una laurea in marketing (di qui gli viene il gusto per slogan ed eventi), l’anima di Tagliata per tre mesi all’anno indossa persino i panni del sacrestano.
È lui a tener aperta la piccola chiesetta che gli abitanti, dopo la guerra, dedicarono alla Madonna per ringraziarla di averli tenuti fuori dai combattimenti. Poco distante, a Cornalba, ci fu un eccidio di partigiani: i nazifascisti avevano piazzato una mitragliatrice proprio sul campanile. Tagliata, invece, fu risparmiata. «Mi sono sposato tra queste mura il 31 maggio del 2014 – racconta Giovanni -: fu il primo matrimonio celebrato nel borgo dopo 30 anni». Alle 9 del mattino, puntuale, Cortinovis apre il portone e accende le candele. A fine estate lo richiude, non prima di aver riempito la chiesetta con i libri non distribuiti durante la manifestazione. La “strada” del resto è lunghissima, anche perché le donazioni aumentano a livello esponenziale. «Tutto iniziò con la mia voglia di creare una piccola libreria all’aperto: sugli scaffali ci misi una cinquantina di libri miei. La voce si sparse e iniziarono ad arrivare volumi da tutte le parti. Tenerli in ordine e disporli sul selciato è faticoso ma bello: diamo una seconda vita ai titoli che giacciono sulle mensole e camminiamo insieme lungo la via del sapere e della conoscenza».

Uno dei generi preferiti, va da sé, è la storia. C’è chi sta riscoprendo quella locale, tra vecchi ricordi e ricerche su Internet. L’80enne Celesto, che di cognome fa anche lui Cortinovis ed è parente di Giovanni, spiega che «la strada di Tagliata ha origini romane. Non solo, di qui passarono gli austriaci: nel nostro stemma di famiglia c’è un’aquila, su Google ho trovato che era il simbolo imperiale». Guardandosi in giro, dice di «non aver mai visto così tanta gente da queste parti. Una volta era dura: i papà partivano per andare a lavorare in Svizzera, e noi bambini restavamo ad aiutare le mamme e i nonni nel badare agli animali. Mi capitò di rimanere tre notti a dormire nella stalla per vegliare la vacca prossima al parto. Ma ero felice: trascorrevo i giorni nei boschi, libero come un indiano d’America. Poi a 14 anni sono andato anche io in Svizzera a lavorare nei cantieri, quando arrivavano le ispezioni mi allontanavano per evitare guai». Adesso trascorre a Tagliata l’estate, come tutti. Tranne due 75enni, Luisa e Lorenzo Cortinovis (cognome dominante del borgo), che invece ci vivono stabilmente. «Hanno provato a trasferirsi nel Milanese per un periodo, ma non sono riusciti ad ambientarsi – spiega Giovanni – così sono tornati quassù, senza grandi rimpianti». Vero, le scomodità non mancano: il primo negozio è a 2 chilometri («Ma in macchina ci si arriva in un minuto»). Però sono compensate da un ambiente incontaminato: le volpi e i caprioli che sbucano dal bosco, la vegetazione «che se non la argini ti invade il cortile». La natura, insieme alla cultura, è la grande risorsa di Tagliata: tra gli eventi organizzati da Giovanni ci sono anche incontri con la Lipu per imparare a conoscere le rondini e gli altri volatili della zona. Un paesino gioiello, come ce ne sono altri in Italia. Tiziano Capetti, 71 anni, ne conosce diversi. È salito a Tagliata dalla pianura per dare una mano a stendere i libri, «perché in questi posti trovo ancora la voglia di parlare e conoscersi. Io sono nato e vissuto in una cascina e so cosa significa aspettare su una sedia che qualcuno passi e ti rivolga una parola». Strada di libri, crocevia di vite. La storia del “favoloso mondo di Tagliata”, come lo chiamano sui social, è ancora tutta da scrivere.
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