Femminicidio, maranza, rider: le 10 parole più cercate dagli italiani spiegate da Treccani
Valeria Della Valle, linguista redattrice di diversi dizionari, illustra ad “Avvenire” significati e curiosità sui vocaboli più richiesti: «Un “femminicidio” non è un semplice omicidio. I “rider” in realtà sono schiavi»

Esistono centinaia di parole che usiamo senza comprenderle a fondo. Alcune perché cambiano significato nel tempo, altre perché provengono da lingue straniere e altre ancora perché semplicemente sono nuove. Nel tempo dell’Ia e dei chatbot, ancora moltissimi italiani scelgono di togliersi ogni dubbio sui termini che non capiscono consultando le enciclopedie. Quasi sempre online. «Enciclopedie e dizionari offrono ancora una voce autorevole a chi ha curiosità di scoprire qualcosa in più sulle parole che usa. Spesso non basta il significato: vogliamo sapere come è nata la parola e quali sfumature copre oggi». A spiegarlo è Valeria Della Valle, già professoressa associata di Linguistica italiana alla Sapienza di Roma e coordinatrice scientifica di diversi dizionari di Treccani. Contattata da Avvenire, la linguista ha cercato di spiegare significati e curiosità sulle dieci parole più cercate dagli italiani nel 2026, diffuse stamani da Treccani.
La più consultata: "Femminicidio"
La più consultata è “femminicidio”. Che non è un vero neologismo: «L’abbiamo registrata per la prima volta ormai nel 2008», sintetizza Della Valle. Il termine viene definito da Treccani come «l’uccisione di una donna da parte di un uomo all’interno di una cultura in cui le donne vengono spesso oppresse e sottoposte a violenza per il loro genere». E, nonostante sia un vocabolo ormai noto a molti, genera ancora curiosità per almeno due motivi: «Perché negli ultimi anni ricorre molto frequentemente nelle cronache e perché è l’oggetto di un dibattito animato – spiega la linguista –, portato avanti da chi nega la necessità di una distinzione tra femminicidio, il generico omicidio e l’uxoricidio che si riferisce alla moglie». Per togliersi ogni dubbio sulla matrice di genere che distingue il “femminicidio” dalle altre uccisioni, molti ritengono che l’enciclopedia sia ancora una fonte autorevole: «I lettori conoscono già il significato, ma vogliono rassicurazioni» spiega la linguista.
Cosa significa davvero "Maranza"?
La seconda parola più cercata sui portali online di Treccani ha sempre a che fare con le cronache: si tratta di “maranza”. Definita da Treccani come «abitante perlopiù delle periferie urbane, non per forza giovane, zotico, rozzo, che cerca di mettersi in mostra». Sulle origini del termine il dibattito è aperto. Da un lato, c’è la pista dialettale: «Potrebbe essere un termine di un dialetto meridionale, che significa “melanzana”, e fa riferimento alle persone nere». Dall’altro lato, alcuni indizi portano alla cultura pop degli anni Ottanta: «Marantz era una marca di amplificatori di musica portatili, che venivano portati in giro da alcuni giovani chiassosi» spiega Della Valle. In ogni caso, anche “maranza” è una parola finita al centro del dibattito politico. «Il fenomeno si è allargato e c’è da interrogarsi su quanto sia giusto associare, nell’uso di questo termine, caratteristiche di violenza alla provenienza etnica – commenta la linguista –. Spesso definisce anche italiani e italiani di seconda generazione».
"Fake news" e "smart working": il dominio degli anglicismi
Il podio delle definizioni più cercate su Treccani, infine, è chiuso da fake news. Un termine che apre a una serie di altri anglicismi: overtourism, influencer, follower e smart working. A volte le ricerche hanno a che fare con i dubbi sulla grafia corretta: «Molti li usano ma non sanno bene come si scrivono i termini stranieri», spiega Della Valle. Più spesso, invece, l’enciclopedia serve a definire precisamente la cornice di significato dei neologismi. «Smart working si è diffuso dagli anni della pandemia di Covid-19 – continua la linguista – ma non è immediatamente trasparente, nonostante abbia a che fare con una sfera importante per tutti: il lavoro. Sarebbe stato più semplice se giornali e agenzie di stampa avessero diffuso subito alternative italiane come “telelavoro” o “lavoro agile”».
Le parole del web: "Meme" e "selfie"
Molti anglicismi hanno a che fare con la sfera digitale, meno accessibile per la popolazione anziana. Meme e selfie sono altre due tra le parole più cercate quest’anno su Treccani. «Tra i lettori delle enciclopedie c’è sicuramente una buona percentuale di persone anziane – ammette Della Valle –. Quello che è ovvio per chi ha trent’anni non lo è per i settantenni, che spesso hanno curiosità anche sulla pronuncia oltre che sul significato dei termini».
«"Rider" serve a camuffare lo schiavismo»
Infine, esistono parole che nascondono mondi in rapido cambiamento. “Rider”, che chiude la classifica di Treccani, è un termine che parla di «schiavi sfruttati sotto la pioggia, sotto al sole e pagati pochissimo» commenta la linguista Della Valle. «Un tempo li avremmo chiamati “fattorini” – continua – ma adesso il vocabolo, che ha una veste inglese, assume invece una coloritura più dolce rispetto alla realtà. Lo definirei un vero e proprio camuffamento». Si tratta, cioè, di una parola in grado di restituire falsamente «alle persone una dignità che invece non hanno nel loro lavoro – conclude Della Valle –. È un termine che offre una verniciatura di decoro, attribuito generalmente dai parlanti alle parole inglesi o straniere, a significati che invece non ne hanno nella realtà».
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