Migranti, per l'Italia si apre un nuovo fronte: anche la Svizzera riprenderà i rimpatri a fine mese

Dopo Berlino anche Berna riapre il dossier Dublino e prepara i primi trasferimenti di richiedenti asilo nel nostro Paese: 652 le persone potenzialmente interessate
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August 18, 2026
La protesta dei migranti sulla spiaggia di Ceuta
La protesta dei migranti sulla spiaggia di Ceuta
Più si ricompone, più si scompone il quadro delle relazioni con i partner europei sui migranti. Dalla decisione italiana di interrompere gli accordi di Schengen con la Spagna, a seguito dell’assalto a Ceuta, neppure sulla gestione dei richiedenti asilo si trova pace. Ancora in attesa di risolvere le questioni tra Roma e Madrid, arriva dalla Germania lo stop al trasferimento della ragazza somala di 22 anni che sarebbe dovuta rientrare oggi nel nostro Paese, grazie alla Chiesa evangelica di Norimberga (in Baviera), che le ha offerto asilo. Ma subito si è aperto un nuovo fronte con la Svizzera, pronta a rispedire nel nostro Paese i richiedenti asilo passati dall’Italia.
Così dopo Berlino, anche la Confederazione elvetica decide di applicare il nuovo Patto sui migranti. E la tegola dei “dublinanti” si fa ancora più pesante per il Governo Meloni, dopo che per quasi quattro anni la Svizzera aveva interrotto i trasferimenti dei migranti sbarcati sulle nostre coste, per poi scavalcare le Alpi. Ma ora la pratica corre veloce. «I primi voli sono stati prenotati», conferma alla tv svizzera-tedesca Magdalena Baker, portavoce della Segreteria di Stato della migrazione (Sem). Precisamente per la fine di agosto. «È nell’interesse della Svizzera che la ripresa sia gestita in modo sostenibile per entrambe le parti, affinché il sistema funzioni in modo duraturo e non venga sovraccaricato», continua la portavoce della Sem.
Ma in pratica, dall’insediamento dell’esecutivo di destra, la premier Meloni aveva bloccato tutte le riammissioni dei richiedenti asilo. L’adesione al nuovo Patto europeo sulla migrazione, però, riapre la strada ai trasferimenti. Anche se la risposta di Roma alla Svizzera è la stessa data alla Germania, ovvero che saranno riammessi solo i richiedenti asilo arrivati dopo il 12 giugno, quando il patto è entrato in vigore. Baker però non concorda: «Le nuove procedure devono essere dapprima testate sulla base di casi attuali», spiega, sottolineando di non aver concluso con l’Italia alcun accordo che escluda dal rimpatrio i richiedenti asilo arrivati prima del 12 giugno. E secondo le autorità elvetiche potrebbero essere rimandate 652 persone.
Si è risolta invece, almeno momentaneamente, a poche ore dal trasferimento la vicenda della ragazza somala fuggita da un matrimonio combinato con un islamista in Somalia, che è stata accolta ieri da una chiesa evangelica a Norimberga. «Il tempo orribile della fuga è finito», racconta all’Ansa sollevata Faduma, che aveva «paura di tornare in Italia» e lasciare la sua famiglia in Germania. A giorni invece dovrebbero rientrare gli altri due richiedenti asilo.
Ancora tanti nodi da sciogliere, insomma. A cominciare dalle relazioni con la Spagna, sospese in attesa di una soluzione della situazione a Ceuta, su cui sta lavorando anche l’Ue. «Attualmente la situazione sul campo sta evolvendo e sia le autorità nazionali che quelle locali stanno adottando misure. Si tratta di una situazione complessa sul campo, anche per i cittadini di Ceuta. A questo proposito, accogliamo con favore l'annuncio fatto ieri dalle autorità spagnole di aumentare la capacità di accoglienza per far fronte alla situazione umanitaria dei migranti irregolari», spiega un portavoce della Commissione Europea. «La priorità ora è che le autorità spagnole e marocchine mantengano il controllo della situazione e garantiscano il rapido rimpatrio di tutti coloro che si trovano illegalmente» nella exclave spagnola.
Intanto ieri è sbarcata nel porto di Ravenna la nave Humanity 1, della Ong tedesca Sos Humanity, con le 73 persone tratte in salvo nei giorni scorsi nel mar Mediterraneo. Tra loro, anche una donna incinta e 17 minori, di cui 14 non accompagnati, che saranno trasferiti in un centro di accoglienza in Molise, mentre gli adulti verranno distribuiti a livello provinciale. Per lo più si tratta di sudanesi, qualcuno dalla Costa d’Avorio e dal Ghana. A Ravenna dovrebbero restare tra i 6 e gli 8 migranti. Commossi gli attivisti arrivati al porto ad accogliere i migranti, di fronte a «una bambina piccola veramente contentissima di essere arrivata», malgrado la «grande stanchezza per il lunghissimo viaggio». Commossi e critici per la scelta di prolungarlo fino al porto dell’Emilia Romagna.

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