L’odissea dei migranti espulsi dalla Tunisia: l’altra rotta via mare che muove verso la Spagna
Tra muri e respingimenti, con il suo carico di sofferenza chi subisce il trasferimento forzato dalle autorità di Tunisi non si perde d’animo. E così si modificano i percorsi migratori, che ora passano da Algeri

Entrambi avvolti dalle coperte rosse dei servizi di salvataggio, con due sorrisi talmente luminosi da fare intuire tutto il buio e la fatica lasciati alle spalle. Appaiono così, al momento dell’approdo, nella fotografia che hanno inviato alla loro amica Isata B., rimasta ad Algeri. «Marito e moglie, una coppia nigeriana, sono arrivati sani e salvi in Spagna. Come me, avevano raggiunto la Tunisia per andare in Italia, ma poi da lì anche loro erano stati espulsi ai confini con l’Algeria», racconta ad Avvenire la ragazza che, lo scorso febbraio, era stata arrestata nella cittadina tunisina di Sfax e poi a forza, con un gruppo di altri migranti, era stata trasferita e abbandonata dalla polizia in un’area desertica sulla frontiera algerina. Durante l’espulsione Isata B. aveva assistito alla morte di alcuni compagni di viaggio, tra cui la madre di una bambina di 4 mesi. Della neonata, da allora, si prende cura lei, mentre aspetta il rimpatrio organizzato dall’Oim.
«Tra gli espulsi dalla Tunisia c’è chi decide di tornare nel proprio Paese come me e chi, invece, prova ad attraversare da qui, soprattutto fra i sudanesi, perché parlano arabo. Entrano in contatto con altri arabi che hanno già effettuato le traversate, si organizzano e partono dall’Algeria», aggiunge. Per chi le percorre, le rotte migratorie cambiano e si modificano in continuazione. Si aspetta, si prova e riprova a prendere il mare, là dove si sa che esiste una possibilità, in balìa di polizia di frontiera, guardia costiera e accordi anti-flussi tra governi. Da almeno tre anni, dalla firma del memorandum d’intesa tra Ue e Tunisia nel luglio del 2023, si moltiplicano i racconti di trasferimenti forzati di massa, dalla costa tunisina di Sfax ai confini meridionali con Libia e Algeria. Persone abbandonate in aree desertiche dalle autorità di Tunisi, impegnate a tenere lontano dai punti di imbarco migliaia di subsahariani pronti a partire verso le coste italiane.
Quell’intesa ha funzionato. Il flusso di chi si imbarcava dalla Tunisia è crollato (96.139 arrivi nel 2023, 19.238 nel 2024, Unhcr). Il costo umano, però, è stato ed è enorme e le persone che l’hanno pagato non sono scomparse nel nulla. Con il loro carico di sofferenza, stanno tentando di partire da altre coste, verso altre destinazioni. Gli ultimi dati pubblicati da Frontex il 14 agosto sulle intercettazioni di transiti irregolari nei primi sei mesi del 2026 riferiscono che tutte le rotte registrano cali importanti (-55% da Libia e Tunisia verso il nostro Paese, rispetto al 2025). Tutte calano, tranne una, che cresce. È quella del Mediterraneo occidentale, che con 11.217 arrivi segna un aumento del 37%. Ceuta c’entra, ma solo parzialmente. I dati non tengono conto della crisi del 30-31 luglio (ma includono gli ingressi precedenti nell’exclave, più che raddoppiati nei primi sette mesi del 2026).
A motivare l’incremento è, però, anche l’Algeria. A maggio, Frontex la identificava come il principale Paese di partenza nel Mediterraneo occidentale. «L’aumento riflette un cambiamento nelle rotte, poiché i controlli più severi in Marocco, in Africa occidentale e nel Mediterraneo centrale (cioè Libia e Tunisia, ndr ) hanno spinto un maggior numero di partenze verso le coste algerine», scriveva l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Nell’informativa del ministero dell’Interno spagnolo che riporta i dati da gennaio a luglio di quest’anno confrontati con lo stesso periodo del 2025, si riferisce di un aumento del 22,2% (da 3.567 a 4.358) degli arrivi via mare nella Spagna peninsulare (dunque non a Ceuta) e di un + 10% (da 3.510 a 3.864) alle Baleari. Su queste ultime, come sulle coste della regione di Murcia, si approda provenendo dall’Algeria. I numeri non sono elevati, ma testimoniano una tendenza. Lo stesso è per la rotta che dall’Algeria porta in Sardegna. Da inizio anno e fino al 9 agosto sono partite più persone con destinazione Italia dall’Algeria che dalle coste tunisine (1.352 dall’Algeria alla Sardegna, quasi il doppio dell’anno scorso; 1.290 dalla Tunisia ad altre coste italiane).
Da Algeri anche un’altra ragazza, la giovane Maseray, conferma che alcuni espulsi dalla Tunisia prendono il mare diretti in Spagna. Anche lei, a maggio, ha vissuto l’esperienza dell’espulsione: «Ci hanno frustato e ci hanno abbandonato nel deserto. Poi abbiamo incontrato un gruppo della mafia locale. Hanno violentato due donne, una è morta. Conosco quattro persone che appartenevano al nostro gruppo, due della Sierra Leone e altre due africane francofone, non so di quali Paesi, che da qui sono ripartite. Mi hanno telefonato per avvisarmi di essere in Europa. Chiamavano dalla Spagna».
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