«Gli adolescenti hanno un’enorme sete di vita. E ci fanno una domanda»
L’esperienza innovativa di “SocialCrew Oratorio”, per educare i ragazzi a un uso “comunitario” dello strumento digitale, parte dalla Lombardia ma guarda lontano: perché nasce dalla necessità di ascoltare i giovanissimi anziché giudicarli. Parla il responsabile degli oratori della Fom

Il progetto “SocialCrew Oratorio” promosso dalla Fondazione Oratori Milanesi (Fom) e in corso nell’estate 2026 in 75 oratori di 5 diocesi lombarde (Milano, Bergamo Brescia, Como e Cremona) coinvolge direttamente gli adolescenti, adottando come strumento operativo proprio quell’ambiente digitale in cui sono quotidianamente immersi, come i pesci nel mare.
Per stare nella metafora, l’obiettivo del progetto non è quello di annegarli definitivamente nell’oceano digitale. Piuttosto immaginare di ricollocare i social al loro posto proprio: cioè come possibili amplificatori di esperienza densa di senso, di vita vissuta, degna di essere raccontata.

Gli oratori non sono né moralisti né ingenui. Non credono sia sufficiente stabilire divieti e farli rispettare. E nemmeno censurare ogni forma di capacità critica di giudizio sulle cose della vita. Ma nemmeno possono permettersi di perdere tempo per decidere quale posizione prendere. Semplicemente non ne hanno il tempo: la vita urge.
Gli oratori conoscono gli adolescenti aprendo il cancello e incontrandoli nel cortile o sulla piazza. L’incontro con loro si impone con immediatezza, senza premeditazione e senza filtri. Gli oratori sanno che il momento che stiamo vivendo richiede accoglienza incondizionata e richiede di stare pronti. La relazione educativa deve essere costantemente pensata proprio mentre è vissuta, senza sospensione.

Ma proprio qui vorrei provare a scrivere alcune cose che ritengo particolarmente importanti. In primo luogo che gli adolescenti sono soggetti capaci di fare, di amare, di pensare. Il progetto SocialCrew Oratorio si propone di provocarli a essere protagonisti del racconto delle proprie esperienze, utilizzando degli strumenti che conoscono bene e che sanno utilizzare. L’oratorio vuole continuare a essere un posto per adolescenti, in cui essi stessi possano continuare a sperimentarsi sentendosi a posto. La formula dell’oratorio in fondo è semplice: tutti possono entrare; tutti sono chiamati a rispettarsi; tutti sono chiamati ad aiutarsi. Scommettere su incontri gratuiti e disinteressati è oggi la condizione che rende possibile una sana costruzione della propria identità e della società.

Il secondo punto riguarda la mia convinzione personale che gli adolescenti si stanno rivelando gli interlocutori più interessanti anche per il momento di Chiesa che stiamo vivendo. Esagero: forse anche più dei giovani. Hanno una enorme sete di vita e cercano il modo di essere contenti di vivere. La felicità consumistica mostra la sua inconsistenza. Tutto ciò che le analisi e gli studi raccontano come disagio, dispersione, apatia, alienazione, indifferenza non può forse essere riassunto come insoddisfazione, come sintomo di malessere e quindi di reazione del corpo sano che non riesce e non vuole sopravvivere in un ambiente ostile, e alla fine contrario alla vita? Insomma: questa vita aumentata e ottimizzata è vita? Ne siamo così sicuri? Forse gli adolescenti ci stanno dicendo che non è vita. E che loro non vogliono adattarsi e rifiutano gli standard di benessere e ottimizzazione della vita, espressione di una «visione antiumana, secondo cui la pienezza della vita consisterebbe nell’avere di più, nel ridurre la fragilità, eliminare l’imprevisto, controllare ogni cosa» (Magnifica humanitas, n.112).

A questo proposito è illuminante un altro passaggio dell’enciclica di Leone XIV: «Il nostro rapporto con la vita sembra oggi in crisi. Tutto ciò che appare come “limite” – incapacità, malattia, vecchiaia, sofferenza, vulnerabilità – tende ad essere letto anzitutto come difetto da correggere, più che come luogo in cui l’umano matura e si apre alla relazione. Invece dobbiamo ricordare che l’uomo non fiorisce malgrado il limite, ma spesso attraverso il limite» (n.118).
Aggiungo un punto: sono interessanti per tutti i contrasti che li costituiscono. In un adolescente c’è tutto e il contrario di tutto. Proprio per questo – credo – hanno una capacità impareggiabile di spiazzarci.

E ancora: mi sorprende la coesistenza in loro di ricerca e di rifiuto della fede. L’adolescenza oggi non è più soltanto la stagione della vita in cui si abbandona la fede o la si contesta ma è diventata anche la stagione in cui la si cerca, la si desidera, la si sceglie. Questo fenomeno recente mette radicalmente in crisi la pastorale di in-trattenimento e ci sprona a inventare una pastorale diversa, caratterizzata dalla proposta di esperienze vitali, dense, radicali.
Sono proprio gli adolescenti che più di molti altri e di molto altro ci stanno provocando e aiutando a interpretare questo momento, e a capire come possiamo abitare da credenti e da educatori questo tempo. Proprio loro, con i loro contrasti affascinanti e spiazzanti, ci stanno dicendo oggi che tempo viviamo, chi siamo noi, cos’è la vita, cosa rischiamo di perdere, cosa possiamo ancora scoprire.
Don Stefano Guidi è direttore della Fondazione Oratori Milanesi (Fom)
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