«Medicine e ascolto, così noi preti con la Caritas in Libano aiutiamo gli sfollati»
La voce di padre Charbel Khoury e di padre Michel Abboud: «Sempre più gente in fuga dalle bombe. Hanno bisogno di tutto, anche di sostegno psicologico»

«Ormai sono centinaia di migliaia e ogni giorno aumentano. Gli sfollati in Libano erano 30mila, secondo l’Onu, poi sono diventati 200mila, ma erano solo i numeri di quelli regolarmente registrati, perché i numeri reali erano già ben più alti. Oggi è difficile conteggiarli». Padre Charbel Khoury, sacerdote maronita, racconta la situazione del suo popolo in queste tragiche ore di conflitto. Le bombe di Israele in risposto al lancio di razzi di Hezbollah sta aggravando di giorno in giorno un’emergenza umanitaria che era già presente. Il Paese dei cedri sta affrontando una grave crisi economica con un sistema bancario al collasso, che si trasforma in un aumento drammatico di povertà, disoccupazione e inflazione. Giorno dopo giorno, inoltre, cresce la richiesta di farmaci e alimenti, come riporta il sacerdote, parroco della chiesa di San Giovanni Marco, a Byblos, uno dei luoghi dove storia e fede si incontrano nel racconto delle testimonianze delle prime comunità cristiane nate dalla missione degli apostoli.
L’opera di solidarietà in cui è impegnato padre Khoury era partita a Beirut dopo l’esplosione di nitrato di ammonio del 2020 che provocò oltre 200 morti, e migliaia di persone tra feriti e sfollati. «Abbiamo iniziato a raccogliere medicine e offerte – ricorda il sacerdote –. Oggi l’allargarsi del conflitto vede altra gente scappare e cercare aiuto». La corsa contro il tempo di famiglie che vogliono mettersi in salvo, fa salire la tensione, anche psicologica. Tanti sono infatti coloro che sono al limite dell’umana sopportazione e l’ascolto fa parte di quel sostegno che la Chiesa cerca di offrire ai più fragili.
«Ho visto bombardare un hotel a 100 metri dal nostro convento mentre la gente scappava». È il racconto di un altro religioso, padre Michel Abboud, carmelitano, che vive nel monastero della Madonna del Carmine a Beirut. «Le scuole sono diventate centri di ospitalità per chi ha perso la casa, mentre i ragazzi sono costretti a studiare online. Grazie alla Caritas abbiamo cercato di soccorrere coloro che, in fuga dalle case, non erano riusciti a portare nulla con sé». Chi non ha trovato posto in palestre o scuole dorme in auto, pronto a spostarsi appena suonano le sirene degli allarmi. «La Caritas aiuta come può, ma serve la collaborazione di tutti perché le risorse sono agli sgoccioli», rimarca padre Abboud, al cui attività si sostiene anche grazie alla solidarietà di tanti, che contribuiscono con donazioni alla Caritas libanese (è possibile donare andando su www.caritas.org.lb). Il religioso, con i volontari di varie associazioni, si reca a soccorrere chi nei rifugi ha bisogno di farmaci. «Accompagniamo i medici a visitare i feriti e portiamo un pasto caldo», una missione che non si ferma, mentre le bombe continuano a minacciare una popolazione stanca della guerra.
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