Leone XIV: «Non cercare surrogati di felicità, ci basta l'amore di Dio»

di Agnese Palmucci, Roma
Ieri, durante la preghiera dell'Angelus dal Palazzo Apostolico, il Papa si è soffermato sulla testimonianza di Giovanni Battista. Poi ha pregato per la popolazione dell'est della Repubblica democratica del Congo «costretta a fuggire dal proprio Paese» per la guerra civile e la crisi umanitaria.
January 19, 2026
Leone XIV: «Non cercare surrogati di felicità, ci basta l'amore di Dio»
Papa Leone XIV durante l'Angelus dal Palazzo Apostolico, 18 gennaio 2026 - (ANSA)
Imparare da Giovanni Battista a non sprecare «tempo ed energie inseguendo ciò che è solo apparenza». Durante la preghiera dell’Angelus, ieri mattina, papa Leone XIV a esortato a guardare al cugino di Gesù per impegnarsi «a mantenere vigile lo spirito, amando le cose semplici e le parole sincere», «vivendo con sobrietà e profondità di mente e di cuore», accontentandosi «del necessario». Nella sua breve omelia sul Vangelo domenicale (Gv 1,29-34), dal Palazzo Apostolico, il Pontefice si è soffermato sulla testimonianza del Battista, dalla forza quantomai attuale.
«Giovanni riconosce in Gesù il Salvatore, ne proclama la divinità e la missione al popolo d’Israele - ha iniziato il Papa davanti a migliaia di fedeli da tutto il mondo, presenti in piazza San Pietro per la preghiera mariana - e poi si fa da parte, esaurito il proprio compito, come attestano queste sue parole: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”». Da «uomo molto amato dalle folle, al punto da essere temuto dalle autorità di Gerusalemme», ha proseguito, «sarebbe stato facile per lui sfruttare questa fama», invece «non cede per nulla alla tentazione del successo e della popolarità». Davanti a Gesù egli «riconosce la propria piccolezza e fa spazio alla grandezza di Lui». Questo interpella con forza il modo di vivere di ciascuno, ha aggiunto Prevost, «infatti all’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva», «tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti».
I fedeli presenti in piazza San Pietro durante l'Angelus, 18 gennaio 2026 - (ANSA)
I fedeli presenti in piazza San Pietro durante l'Angelus, 18 gennaio 2026 - (ANSA)
In realtà, come racconta la vita stessa di san Giovanni Battista, «non abbiamo bisogno di questi “surrogati di felicità”», ha sottolineato il Papa, perché «la nostra gioia e la nostra grandezza non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli». È proprio l’amore «di cui ci parla Gesù» a cambiare il punto di vista sulla vita: «quello di un Dio che ancora oggi viene tra noi non a stupirci con effetti speciali», ma a «condividere la nostra fatica e a prendere su di sé i nostri pesi, rivelandoci chi siamo realmente e quanto valiamo ai suoi occhi». Per riconoscersi “amati” senza riserve, però, come ribadisce spesso Leone XIV, occorre imparare a incontrare il Signore con costanza, «trovando possibilmente ogni giorno un momento speciale, in cui fermarci in silenzio a pregare, riflettere, ascoltare, insomma a “fare deserto”».

La Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

Proprio alla preghiera per l’unità dei cristiani è dedicata questa Settimana, dal 18 al 25 gennaio, come ha ricordato anche il Papa dopo l’Angelus.  «Le origini di questa iniziativa - ha spiegato - risalgono a due secoli fa, e il Papa Leone XIII l’ha molto incoraggiata». Cento anni fa, per la prima volta, infatti, vennero pubblicati i “Suggerimenti per l’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani”. «Il tema di quest’anno è tratto dalla Lettera agli Efesini: “Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza a cui siete stati chiamati” (Ef  4,4). - ha sottolineato ancora -. Le preghiere e le riflessioni sono state preparate da un gruppo ecumenico coordinato dal Dipartimento per le Relazioni Interreligiose della Chiesa apostolica armena». L’invito alle comunità cattoliche, da parte di Leone XIV, è stato dunque a «rafforzare, in questi giorni, la preghiera per la piena unità visibile di tutti i cristiani».

La vicinanza alle popolazioni africane

Questo impegno per l’unità, ha continuato, «si deve accompagnare coerentemente con quello per la pace e per la giustizia nel mondo». Ieri il Papa ha ricordato «in particolare le grandi difficoltà che soffre la popolazione dell’est della Repubblica Democratica del Congo, costretta a fuggire dal proprio Paese, specialmente verso il Burundi, a causa della violenza» della guerra civile e per la «grave crisi umanitaria». Prevost, poi, ha chiesto di pregare affinchè «tra le parti in conflitto prevalga sempre il dialogo per la riconciliazione e la pace». 
Ha assicurato, poi, preghiere per «le vittime delle inondazioni che nei giorni scorsi hanno colpito l’Africa meridionale» e la stessa Repubblica democratica del Congo, dove la scorsa settimana hanno perso la vita 18 persone a causa di una frana provocata dalle forti piogge.

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