Le missioni salesiane compiono 150 anni, ma si sentono ancora giovani

Oggi a Genova, dove tutto è partito, le celebrazioni con il rettor maggiore dei Salesiani e la madre generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che inaugureranno un museo dedicato alla storia delle spedizioni
November 12, 2025
Le missioni salesiane compiono 150 anni, ma si sentono ancora giovani
Uno dei pannelli del nuovo Museo delle spedizioni missionarie inaugurato nella casa salesiana di Genova Sampierdarena
Il brivido è quello delle grandi occasioni. Centocinquant’anni dopo la prima spedizione missionaria salesiana, oggi Genova accoglie il rettor maggiore dei Salesiani don Fabio Attard e la madre generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice suor Chiara Cazzuola, per rievocare quel lontano novembre 1875 in cui i primi 10 salesiani salparono dal capoluogo ligure per l’Argentina, dando inizio ad una storia che avrebbe visto il loro carisma raggiungere 137 Paesi e suscitare tra giovani ed educatori testimoni di santità come i beati Laura Vicugna e Zefferino Namuncurá e i santi Artemide Zatti e madre Maria Troncatti. Dopo la traversata in battello fino alla Lanterna, il rettor maggiore e la madre generale scopriranno una targa commemorativa nel porto della città e inaugureranno il Museo delle spedizioni missionarie, realizzato con la collaborazione con il Museo nazionale dell’emigrazione italiana negli spazi dell’opera salesiana di Genova Sampierdarena.
Negli anni che hanno portato a questo anniversario, in cui la famiglia salesiana ha voluto “Ringraziare, ripensare, rilanciare”questo lo slogan – il suo apostolato in uscita, la cura dei musei missionari è d’altronde uno dei fronti su cui il lavoro di consacrati e laici si è concentrato. Quello di Genova, però, «è l’unico che può vantare il titolo di Museo delle spedizioni missionarie: infatti può testimoniare la vita che da sempre si creò intorno alla città ligure, punto di partenza per tutte le missioni fino al 1950». A dirlo è don Francesco De Ruvo, animatore missionario per i salesiani dell’Italia centrale negli scorsi cinque anni. È lui che insieme all’architetto Valentina Calabrese ha ideato e realizzato il museo, che oggi si snoda attorno alla “cameretta di don Bosco” di Sampierdarena. «Si tratta della stanza dove san Giovanni Bosco si è fermato a dormire nelle sue 49 visite, dal 1872 alla morte, quando faceva tappa a Genova per occuparsi della grande casa salesiana che lì era nata (la chiamava, infatti, “la seconda Valdocco”) e per interrompere i lunghi viaggi verso Roma», spiega De Ruvo. Gli oggetti personali del santo confluiscono ora nel nuovo percorso museale, che accoglie i documenti della fondazione della casa di Sampierdarena, il cui primo direttore, don Paolo Albera, fu il secondo successore di san Giovanni Bosco, lettere a missionari e benefattori dei beati Michele Rua e Filippo Rinaldi (primo e terzo successore di don Bosco), i paramenti da cardinale di Giovanni Cagliero e pannelli espositivi sulla lunga storia di missionarietà della famiglia salesiana, viva, feconda e sviluppatasi da sempre intorno alla città di Genova. È lì che, fa memoria don Francesco De Ruvo, «nel 1980 la comunità era stata molto coinvolta nel “progetto Africa”, quando vennero inviati per la prima volta salesiani in quel continente, e nel “progetto Europa”, che ridisegnava la geografia delle terre di missione». La missionarietà, d’altronde, ricorda il sacerdote, «non è un accessorio, ma parte integrante del nostro carisma, che ci chiede di andare incontro ai giovani più poveri per annunciare il Vangelo». «A qualcuno poi viene chiesto in modo più esplicito di manifestare questo aspetto, partendo», continua. Una scelta condivisa dai Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice che ieri a Valdocco hanno ricevuto dal rettor maggiore e dalla madre generale il loro crocifisso missionario in vista della 156esima spedizione dei Salesiani e della 148esima spedizione delle Fma.
Missionari pronti a partire verso nuove frontiere dove ancora i vescovi locali chiedono ai figli di don Bosco di aprire nuove opere. Sta accadendo in Niger e nel Botswana, dove i primi salesiani sono arrivati a fine 2023, in Algeria, terra per la quale due salesiani sono in attesa del visto, in Grecia, dove verrà aperta un’opera nell’sola di Syros, a servizio dei molti migranti e rifugiati, e in Vanuatu, Stato insulare dell’Oceano pacifico, dove il vescovo ha ceduto alla congregazione 20 ettari di terreno e dove la prima comunità arriverà a novembre. Mentre, anche per chi rimane, la sfida resta quella di «leggere con profondità i segni dei tempi, per essere pronti ad andare dove il Signore chiama», conclude don Francesco De Ruvo.

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