Il Papa a Trump: «II mio messaggio è il Vangelo»

di Giacomo Gambassi, inviato sul volo papale
La replica del Pontefice alle parole del presidente Usa dal volo verso l'Algeria: «Non ho paura dell'amministrazione Usa, non entro in dibattito con lui, ma un'altra via rispetto alla guerra è possibile»
April 13, 2026
Il Papa a Trump: «II mio messaggio è il Vangelo»
Il Papa alla partenza per l'Algeria / ANSA
Ha il volto sereno Leone XIV quando scende sotto la pioggia dalla scaletta dell’aereo Ita ad Algeri. Stessa tranquillità con cui si presenta questa mattina davanti ai cronisti durante il volo papale che da Roma lo porta nel Paese del Maghreb per la prima delle quattro tappe del suo viaggio apostolico in Africa. Non è certo turbato dal rabbioso attacco del presidente statunitense Donald Trump che gli ha riservato con un lungo e durissimo post a poche ore dalla partenza della sua terza visita internazionale. Ai giornalisti che gli chiedono una replica, il Papa risponde in più lingue, ogni volta che a lui viene chiesto un commento. Come a dire che non intende sottrarsi all’invettiva dell’inquilino della Casa Bianca contro il primo Pontefice americano della storia. «Non ho paura dell’amministrazione Trump. Il mio messaggio, il messaggio della Chiesa è il Vangelo di Cristo che voglio annunciare ad alta voce», ripete davanti alle telecamere e ai taccuini. Poi cita la Scrittura: «Beati i costruttori di pace». Nessuna volontà di un confronto a distanza. «Non sono un politico e non ho alcuna intenzione di entrare in un dibattito con lui», afferma il Pontefice senza però mai chiamare per nome il presidente Usa. E prosegue accennando al punto di vista della Chiesa: «Non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva che ha lui». Quindi aggiunge: «Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato, come qualcuno sta facendo». E ricorda il suo impegno accanto ai popoli piegati dalle bombe e dalle ingiustizie fin dal giorno della sua elezione: «Io proseguo a parlare forte contro la guerra e a promuovere il dialogo e il multilateralismo fra gli Stati. Troppa gente sta soffrendo. Troppi innocenti continuano a essere uccisi. Perciò penso che qualcuno debba alzarsi per dire che un’altra via è possibile». È la via della «pace», tiene a far sapere il Papa, «che indico a tutti i leader del mondo» perché «fermino le armi».
Non è ancora l’alba in Italia quando Trump si scaglia contro il Papa, dopo un giorno dal Rosario per la pace nella Basilica di San Pietro in cui Leone XIV aveva invitato ad alzare «un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo», spiegato che «alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo, cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio» e assicurato che «la Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo». Riflessioni in cui Trump si è sentito chiamato in causa e che hanno scatenato la sua reazione violenta. Il tycoon accusa il Papa di essere un «debole sul fronte della criminalità» e di «ritenere accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare». Perché ha condannato in molteplici occasioni l’escalation militare in Medio Oriente. E più volte scrive nel post: «Non voglio un Papa…». Un Papa che «trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela». Il riferimento è agli interventi di Leone XIV in cui aveva chiesto di «rispettare la volontà del popolo» nel Paese latinoamericano. Il leader Usa dichiara senza giri di parole di non accettare un Pontefice che «critica il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto». Anche in questo caso si può intuire il rimando agli interventi contro le politiche migratorie della Casa Bianca. Inoltre Trump tira in ballo il fratello del Papa, Louis, dicendo di preferirlo «di gran lunga» a Leone XIV «perché è totalmente Maga». Quindi la minaccia a «darsi una regolata nel suo ruolo». Un “j’accuse” senza precedenti che allontana come non mai Washington dalla Santa Sede, nonostante i vertici dell’amministrazione Usa si fossero affrettati nei giorni scorsi a respingere qualsiasi ipotesi di strappo con il mondo cattolico.

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