Trump contro papa Leone: «È un debole, mi deve ringraziare»

Il presidente americano ha attaccato duramente il pontefice con un post sul suo social Truth: "Dovrebbe darsi una regolata". La reazione dei vescovi statunitensi
April 13, 2026
Il presidente degli Stati Uniti alla base militare di Andrews in Maryland, dove è giunto nella notte italiana
Il presidente degli Stati Uniti alla base militare di Andrews in Maryland, dove è giunto nella notte italiana / REUTERS
Donald Trump va all'attacco di Papa Leone, riservando al primo pontefice americano parole di fuoco e senza precedenti. L'attacco è avvenuto nella notte (alle tre, ore italiane) con un lunghissimo post pubblicato sul social Truth mentre il presidente si trovava a bordo dell’Air Force One di ritorno dalla Florida. «È un debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera» ha scritto Trump con toni durissimi. «Parla della paura nei confronti dell'amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose», ha incalzato il tycoon, riferendosi alle recenti dichiarazioni del Pontefice che ha condannato la guerra durante la veglia di preghiera nella basilica vaticana di San Pietro di sabato sera nelle ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo colloqui di pace, poi falliti, in Pakistan.
«Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga. Lui ha capito tutto» ha insistito Trump, accusando Papa Leone di «ritenere accettabile che l'Iran possieda l'arma nucleare». «Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l'America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti. E - ha aggiunto - non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia».
Il presidente americano ha perfino rivendicato il merito dell'elezione di Louis Prevost a pontefice. Parlando di sé in terza persona ha dichiarato: «Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano».
«Purtroppo - ha concluso Trump - l'atteggiamento di Leone, troppo debole sul fronte della criminalità e su quello delle armi nucleari, non mi va affatto a genio. Né mi piace il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un fallito della sinistra, uno di coloro che avrebbero voluto vedere arrestati fedeli e membri del clero. Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull'essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!».
I vescovi statunitensi hanno reagito all'attacco definendo "denigratorie" le parole con cui il Presidente ha apostrofato il Pontefice. «Sono profondamente addolorato che il presidente abbia scelto di scrivere parole cosiì denigratorie nei confronti del Santo Padre» ha scritto l'arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense. «Papa Leone - ha aggiunto - non è un suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime».

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