Don Mazzolari, piantare il seme del Vangelo dentro la Chiesa e nel cuore della storia
di Gianni Borsa
Alla vigilia del 67° anniversario della morte del “parroco d’Italia”, Bozzolo ha ospitato un convegno sulla “attualità del suo cristianesimo” con gli storici Truffelli, Corsini, Margotti e Vecchio. Oggi la Messa con Repole e Napolioni

L’attualità «più autentica e provocante» del cristianesimo di don Primo Mazzolari (1890-1959) non si riscontra «in ogni suo pensiero, in ogni sua posizione», ma nel modo, originale, sofferto, esigente, «di tradurre il Vangelo nella realtà della vita». Matteo Truffelli, presidente della Fondazione Mazzolari, ha raccolto con queste parole i frutti del convegno tenutosi ieri a Bozzolo (provincia di Mantova, diocesi di Cremona), dove il “parroco d’Italia” esercitò il suo ministero dal 1932 fino alla morte.
“Don Primo oggi: un cristianesimo ancora attuale?” il titolo dell’appuntamento di studio, moderato da Fabio Pizzul (Fondazione Ambrosianeum), che ha avuto per relatori, oltre a Truffelli, Paolo Corsini, presidente dell’Istituto Ferruccio Parri; Marta Margotti, ordinaria di Storia contemporanea nell’Università di Torino; Giorgio Vecchio, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Mazzolari e autore del volume Don Primo Mazzolari. Una biografia. 1890-1932 (Morcelliana), prima parte di una monumentale biografia che vedrà il completamento nei prossimi mesi.
«Non c’è dubbio che moltissime idee di Mazzolari, a partire dal suo modo di vivere un cristianesimo radicalmente evangelico, conservino ancora oggi un’estrema attualità e una grande forza profetica, capace di provocarci, costringerci a riflettere, a mettere in discussione certezze solo apparenti», sottolinea Truffelli per Avvenire. «Basti pensare alle sue riflessioni sulla sostanziale impossibilità di giudicare una guerra come guerra giusta, sia dal punto di vista delle cause che conducono a essa sia guardando agli strumenti con cui essa viene combattuta, ai danni che essa sempre provoca, alle ingiustizie che produce, alla disperazione che porta con sé. Oppure, in un’altra prospettiva, si può guardare all’insistenza di don Primo sulla necessità di una Chiesa coraggiosa, pronta a rischiare per farsi vicina a chiunque, per accogliere, ascoltare, sostenere e accompagnare ciascuno». D’altra parte, prosegue lo storico dell’Università di Parma, «è innegabile che molti modi di pensare e di vedere le cose di don Primo risultano datate. Perché Mazzolari era in tutto e per tutto un uomo del suo tempo, pienamente parte di esso, della cultura, della spiritualità e della mentalità di allora. Proprio qui, però, troviamo un’altra preziosa radice della sua attualità: la fede di don Primo, il suo pensare, il suo vivere erano un tutt’uno con il suo impegno dentro la storia: dentro la società e la Chiesa del suo tempo, per trasformare la società e la Chiesa con il seme buono del Vangelo. Il cristianesimo di don Primo, insomma, è un cristianesimo attuale non perché ogni sua affermazione o battaglia sia adatta per l’oggi, ma perché fu un cristianesimo profondamente incarnato, una fede, potremmo quasi dire, sbilanciata verso la terra, il mondo, la storia».

Gli fa eco Giorgio Vecchio: «Quando si parla dell’attualità di una figura storica si rischia sempre di cadere nell’ambiguità e nell’errore di prospettiva, perché si vanno a estrapolare frasi o parole che ci colpiscono e che troviamo valide anche per l’oggi. Il pericolo, però, è quello di costruire un personaggio un po’ astratto, che non corrisponde alla realtà. Insomma, nel caso di don Primo, si rischia di costruire un “santino” buono per ogni evenienza». Mazzolari non fa eccezione. «Il nostro sforzo – precisa quindi Vecchio – deve essere quello di comprendere la sua personalità così come era, contraddizioni e difetti compresi, per collocarlo nel suo tempo e nella sua cultura. Proprio svolgendo questo compito di seria ricostruzione storica, comprendiamo meglio la sua grandezza e le sue intuizioni, queste sì foriere di novità». Un’attualità che dischiude prospettive capaci di interrogare l’oggi della cultura e della vita ecclesiale: «Dai suoi scritti e dai suoi discorsi ci accorgiamo che Mazzolari ha compreso il primato della Parola di Dio, la centralità della fede, l’esistenza di un legame forte tra la fede e la vita, l’immagine di un prete-pastore, ma anche la positività della vita matrimoniale, l’autonomia del laicato, la positività della politica… Certo, non sempre la sua pratica ha corrisposto all’ideale, ma ciò è parte del nostro destino di imperfetti esseri umani».
Oggi alle 17 nella chiesa parrocchiale di San Pietro di Bozzolo, si celebrerà, nel 67° anniversario della morte di Mazzolari, una Messa in sua memoria, presieduta dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, e concelebrata dal vescovo di Cremona Antonio Napolioni.
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