I vescovi di Francia, Germania, Italia e Polonia: «L'ordine internazionale è minacciato, l'Europa riscopra la sua anima»

L'appello firmato dai presidenti delle rispettive conferenze episcopali: «Un quadro internazionale sta morendo e uno nuovo deve ancora nascere»
February 13, 2026
I vescovi di Francia, Germania, Italia e Polonia: «L'ordine internazionale è minacciato, l'Europa riscopra la sua anima»
Due anziani avvolti nelle bandiere europee alla manifestazione ‘Una piazza per l’Europa’ a Piazza del Popolo, Roma, 15 Marzo 2025. ANSA/GIUSEPPE LAMI
«Il mondo ha bisogno dell’Europa. È questa l’urgenza che i cristiani devono far propria per potersi poi impegnare con decisione, ovunque si trovino, per il suo futuro, con la stessa viva consapevolezza dei padri fondatori. "Vissuta come impegno disinteressato al servizio della città, al servizio dell’uomo, la politica può diventare un impegno d’amore verso il proprio simile", spiegava Robert Schuman. In nome della loro fede, i cristiani sono chiamati a condividere con tutti gli abitanti del continente europeo la loro speranza di una fraternità universale». È questo l’invito appassionato che chiude un appello intitolato “Cristiani per l’Europa. La forza della speranza”, diffuso stamattina e firmato dai presidenti delle Conferenze episcopali di Francia, Germania, Italia e Polonia (il cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia; Georg Bätzing, vescovo di Limburgo; il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna; Tadeusz Wojda, arcivescovo di Danzica).
«Viviamo in un mondo lacerato e polarizzato da guerre e violenza», si legge nell’appello, che parte dall’invito di Leone XIV, al termine del Giubileo, a continuare a essere pellegrini di speranza: «Molti nostri concittadini sono angosciati e disorientati. L’ordine internazionale è minacciato. In questa situazione, l’Europa deve riscoprire la sua anima per poter offrire al mondo intero il suo indispensabile apporto al “bene comune”. Potremo farlo riflettendo su ciò che ha contribuito a fondare l’Europa».
Qui lo sguardo si volge ai fondamenti della civiltà europea, tra passato e presente: «Dal punto di vista storico, dopo le civiltà ellenistica e romana, il cristianesimo è stato uno dei fondamenti essenziali del nostro continente. Ha plasmato in larga misura il volto di un’Europa umanista, solidale e aperta al mondo. Oggi viviamo in un’Europa pluralistica, caratterizzata da diversità linguistiche, differenze culturali regionali e numerose tradizioni religiose e spirituali. Sebbene i cristiani siano meno numerosi, ciò non impedisce loro di tornare, con coraggio e perseveranza, al fondamento della loro speranza. All’indomani di una guerra devastante, con lo sterminio di milioni di persone per ragioni razziali, religiose e identitarie, l’urgenza di costruire un mondo nuovo si è imposta come un’evidenza. Molti laici cattolici hanno concepito, con determinazione, l’Europa come una casa comune e si sono impegnati a sviluppare un nuovo quadro internazionale, in particolare attraverso la creazione delle Nazioni Unite. L’obiettivo era la realizzazione di una società riconciliata, concepita come punto di convergenza e garanzia del rispetto reciproco delle specificità, un baluardo di libertà, uguaglianza e pace. Nella Dichiarazione che portò alla creazione della Ceca, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, primo passo verso l’Unione Europea, i redattori affermavano con saggezza: “Il contributo organizzato e vitale che un’Europa può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. L’Europa non si farà in un colpo solo, né attraverso una costruzione d’insieme; essa si farà attraverso realizzazioni concrete, creanti anzitutto una solidarietà di fatto”. I padri fondatori dell’Europa — Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi —, ispirati dalla loro fede cristiana, non erano ingenui sognatori, ma gli architetti di un edificio magnifico, seppur fragile. “Poiché amavano Cristo, amavano anche l’umanità e si impegnarono per unirla”, come ha più volte sottolineato San Giovanni Paolo II, ricordando il ruolo dei cristiani nella costruzione dell’Europa».
Dopo aver citato le parole del cancelliere federale della Germania postbellica, Konrad Adenauer, l’appello ricorda che «la tragedia omicida della Seconda Guerra Mondiale mise in guardia la generazione fondatrice dell’Europa dalla tentazione dei regimi totalitari, che si nutrono del nazionalismo per perseguire obiettivi egemonici, il cui esito non può essere che la guerra. “Il nazionalismo esacerbato è una forma di idolatria: colloca la nazione al posto di Dio e contro l’umanità”, affermava Alcide De Gasperi, sottolineando che “l’Europa unita non è nata contro le patrie, ma contro i nazionalismi che le hanno distrutte”. L’Europa non può essere ridotta a un mercato economico e finanziario, pena il tradimento della visione iniziale dei suoi padri fondatori. Nel rispetto dello stato di diritto e rifiutando le logiche esclusiviste dell’isolazionismo e della violenza, opterà per la risoluzione sovranazionale dei conflitti, scegliendo meccanismi e alleanze adeguati. Dovrà essere sempre pronta a riprendere il dialogo, anche in casi di conflitto, e adoperarsi per la riconciliazione e la pace. L’Europa è chiamata a ricercare alleanze che gettino le basi per un’autentica solidarietà tra i popoli».
Poi una constatazione che è insieme un auspicio: «Nonostante i numerosi movimenti euroscettici in diversi Paesi del Continente, gli europei si sono riavvicinati gli uni agli altri, soprattutto dopo l’inizio della guerra in Ucraina. Un quadro internazionale sta morendo e uno nuovo deve ancora nascere». Quindi il rimando alle parole di papa Francesco nel Discorso in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno, del 6 maggio 2016, quando il Pontefice disse: «Alla rinascita di un’Europa affaticata, ma ancora ricca di energie e di potenzialità, può e deve contribuire la Chiesa. Il suo compito coincide con la sua missione: l’annuncio del Vangelo, che oggi più che mai si traduce soprattutto nell’andare incontro alle ferite dell’uomo, portando la presenza forte e semplice di Gesù, la sua misericordia consolante e incoraggiante».
Infine, la chiusa riportata all’inizio.

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