I cattolici del Marocco e i flash-mob in strada. «Con ebrei e musulmani, per la pace»

Dal Paese islamico del Nord Africa l’invito firmato dal cardinale López Romero a mobilitarsi: «Non possiamo restare indifferenti. Nessun credente può accettare l’uso delle armi». Domenica, dopo le Messe, le azioni in piazza: «cerchi di pace» e preghiera del Padre nostro
March 6, 2026
I cattolici del Marocco e i flash-mob in strada. «Con ebrei e musulmani, per la pace»
Il cardinale Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, fra la gente del Marocco / Dioceserabat
Dal Marocco invitano «i leader cristiani, ebrei e musulmani» a unirsi, «così come tutti i credenti e le persone di buona volontà». In nome della pace. Perché «non possiamo rimanere in silenzio» o «restare indifferenti» di fronte alla guerra che dilaga in Medio Oriente e alla «violenza che devasta l’umanità», spiegano il cardinale Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, l’arcivescovo Emilio Rocha Grande che guida la Chiesa di Tangeri, e padre Mario León Dorado, prefetto apostolico del Sahara Occidentale. Nel Paese musulmano i cattolici si mobilitano e chiamano a incontrarsi i credenti delle altre fedi, consapevoli che il fattore religioso è entrato nel conflitto. Perché, sottolineano i tre pastori in una nota, «nessun credente nell’unico Dio misericordioso può accettare la guerra con tutti i suoi effetti e conseguenze» e perché non può essere approvata «la strumentalizzazione della religione come motivazione per la guerra e l'uso sacrilego e blasfemo del nome di Dio per giustificarla». I tre citano le parole di Leone XIV che esorta a disarmare «i cuori di odio». E «come testimonianza di tutto questo», dicono a «ogni comunità di concludere la celebrazione dell'Eucaristia di questa domenica 8 marzo recandosi in un luogo pubblico e visibile» dove «tutti formeranno un cerchio di pace tenendosi per mano». Dopo un minuto di silenzio e preghiera, annuncia il cardinale con l'arcivescovo e il prefetto apostolico, «la comunità reciterà il Padre Nostro» invocando la pace «prezioso dono per nostra famiglia umana».
Nel testo della Chiesa del Marocco viene condannato «alla luce del Vangelo l'uso della violenza e della guerra come metodo per risolvere i conflitti tra popoli o nazioni» e si esprime sconcerto per «il concetto di guerra “preventiva” a causa della sua immoralità e ingiustizia». Quindi il monito: «I leader che decidono di dichiarare guerra non considerano mai il benessere del proprio popolo, né quello dei popoli contro cui la guerra è diretta. Le conseguenze non sono danni collaterali, ma piuttosto persone uccise, ferite e mutilate, bambini e adulti; famiglie che perdono la casa e i beni; e milioni di cittadini costretti a fuggire dalle proprie case». A chi ha responsabilità viene chiesto di «utilizzare il dialogo come metodo, via e strumento di pace» e a tutti di «non relegare nell’oblio» il dramma della guerra.
 

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