Guerre e ingiustizie come macigni.
Il Papa alla Veglia pasquale: «L’amore di Dio ci libera»

Prima notte di Pasqua per Leone XIV che battezza anche 10 giovani e adulti: «Oggi tanti sepolcri chiusi da pietre che sembrano inamovibili. Non lasciamoci paralozzare. No alla chiusura fra le nazioni. Ma la forza del Risorto può portare a un mondo di pace»
April 4, 2026
Guerre e ingiustizie come macigni.
Il Papa alla Veglia pasquale: «L’amore di Dio ci libera»
Papa Leone XIV presiede la Veglia pasquale nella Basilica di San Pietro / AFP
Percorre la navata centrale della Basilica di San Pietro nella penombra. Ancora una volta il passo è sostenuto, come lo era il Venerdì Santo al Colosseo mentre portava la croce nelle quattordici Stazioni della Via Crucis. In mano Leone XIV tiene una candela che qualche istante prima era stata accesa dal cero pasquale su cui nell’atrio il Pontefice aveva inciso anche le cifre di quest’anno: il 2026. L’anno della prima Pasqua da Papa per Robert Francis Prevost. Questa sera la Veglia “nella notte santa”. Tre ore di celebrazione iniziata alle 21 nella Basilica Vaticana che si illumina poco prima che Leone XIV raggiunga l’altare della Confessione, sopra la tomba di Pietro, e venga intonato l’Exultet, l’inno del “trionfo del Signore risorto”. Nell’omelia il Papa cita il grande cero per dire che «è il segno della luce pasquale che ci unisce nella Chiesa come lampade per il mondo. All’annuncio del diacono abbiamo risposto “amen”, affermando il nostro impegno ad abbracciare questa missione». Poi il Pontefice consegna al mondo quelli che chiama «i doni pasquali della concordia e della pace».
Papa Leone XIV presiede la Veglia pasquale nella Basilica di San Pietro / REUTERS
Papa Leone XIV presiede la Veglia pasquale nella Basilica di San Pietro / REUTERS
Mondo in cui «non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili», spiega Leone XIV. Cita quelle che «opprimono l’uomo nel cuore, come la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore»; e poi i macigni che «spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni». Da qui l’invito: «Non lasciamocene paralizzare». Perché, aggiunge, la «storia della salvezza» mostra «come Dio, alla durezza del peccato che divide e uccide, risponda con la potenza dell’amore che unisce e ridona vita». E perché le donne che sono state le prime testimoni della Risurrezione «hanno visto la potenza dell’amore di Dio, più forte di qualsiasi forza del male, capace di “dissipare l’odio” e di “piegare la durezza dei potenti”». Del resto, fa sapere il Papa, «l’uomo può uccidere il corpo, ma la vita del Dio dell’amore è vita eterna, che va oltre la morte e che nessun sepolcro può imprigionare».
C’è bisogno di vincere dolori e angosce, ribadisce Leone XIV riferendosi ancora a Maria di Magdala e l’altra Maria che non si sono «lasciate intimidire» e «sono andate al sepolcro». Poi ricorda come la «pietra all’imboccatura» sia l’immagine del «peccato: una barriera pesantissima che ci chiude e ci separa da Dio, cercando di far morire in noi le sue parole di speranza». Perciò, di fronte ai massi calati sopra i “crocifissi della storia”, possono essere di aiuto all’umanità di oggi «tanti uomini e donne che, nel corso dei secoli, con l’aiuto di Dio, le hanno rotolate via, magari con molta fatica, a volte a costo della vita, ma con frutti di bene di cui ancora oggi beneficiamo». Non eroi, non «personaggi irraggiungibili, ma persone come noi che, forti della grazia del Risorto, nella carità e nella verità, hanno avuto il coraggio di parlare, come dice l’Apostolo Pietro, “con parole di Dio” e di agire “con l’energia ricevuta da Dio”», sottolinea il Papa. Nell’omelia richiama il racconto della Creazione per evidenziare «il compito di essere custodi» del cielo e della terra. «E anche quando, con il peccato, l’uomo non ha corrisposto a tale progetto – tiene a chiarire –, il Signore non l’ha abbandonato, ma gli ha rivelato in modo ancora più sorprendente, nel perdono, il suo volto misericordioso».
La Basilica di San Pietro in penombra all'inizio della Veglia pasquale presieduta da Leone XIV / ANSA
La Basilica di San Pietro in penombra all'inizio della Veglia pasquale presieduta da Leone XIV / ANSA
Nessuna “riduzione” delle nove letture (accompagnate, ciascuna, dal Salmo e dalla relativa orazione) che prevede la liturgia della notte di Pasqua: vengono proclamate tutte di fronte al Papa e ai fedeli che la Basilica non riesce a contenere. E, durante la Messa che termina intorno a mezzanotte, c’è anche il Battesimo di dieci giovani e adulti di varie parti del mondo che ricevono tutti i sacramenti dell’Iniziazione cristiana: cinque provengono dalla diocesi di Roma, due dalla Gran Bretagna, due dal Portogallo e uno anche dalla Corea. La loro presenza rimanda anche al boom di catecumeni e “nuovi cristiani” dell’ultimo anno: dalla Francia agli Stati Uniti, infatti, crescono i numeri di chi scopre la fede ed “entra” nella Chiesa. «Per loro e per tutti noi – afferma il Papa nell’omelia – ripetiamo ciò che sant’Agostino diceva ai cristiani del suo tempo: “Annuncia il Cristo, semina, spargi dappertutto ciò che hai concepito nel tuo cuore”». Poi Leone XIV torna a citare il vescovo di Ippona, il santo del suo ordine religioso, quando chiede di cantare «con la vita l’“Alleluia” che proclamiamo con le labbra» e di «portare a tutti la buona notizia che Gesù è risorto» così che «con la sua forza, risorti con Lui, anche noi possiamo dar vita a un mondo nuovo, di pace e di unità».

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