Ventisei gazawi bisognosi di cure urgenti sono arrivati in Italia con il vescovo Saba
Ad accompagnarli l'ordinario militare per l'Italia, che ha incontrato i nostri soldati presenti sul luogo, il vicario di Terra Santa Ibrahim Faltas e e visitato un kibbutz al confine tra Israele e la Striscia

«Siamo qui nella terra, nel luogo dove Dio ha scelto, nel suo mistero, di rivelarci il suo volto. E il volto di Dio è quello di colui che è venuto proprio per chi era bisognoso del suo sguardo, della sua mano, della sua cura, della sua attenzione. Questa terra è diventata così, e diventa sempre, una palestra nella quale vivere alla lettera il Vangelo. Non c'è bisogno di molte interpretazioni. L'affamato è presente, l'ammalato è presente, l’ignudo è presente, il tribolato è presente, l'abbandonato è presente. È un Vangelo letterale che viene richiesto di applicare». Così l’ordinario militare per l’Italia, Gian Franco Saba, si è espresso in un’omelia di una celebrazione eucaristica presso la cappella del pontificio istituto Notre Dame a Gerusalemme, pochi giorni fa. Assieme a lui i militari che operano in Terra Santa, e il segretario particolare don Giovanni Tanca. Il contesto era il viaggio pastorale di Saba in quelle zone difficili e, nello specifico, la nuova operazione umanitaria congiunta tra presidenza del consiglio, diversi ministeri, protezione civile e Croce rossa a favore della popolazione civile della Striscia di Gaza, che nella tarda serata di lunedì ha riportato in Italia, dall’aeroporto israeliano di Eilat, su tre velivoli dell’Aeronautica militare, 26 pazienti che necessitano di cure mediche urgenti, accompagnati dai rispettivi familiari, per un totale di 117 persone.
L’arcivescovo castrense, che era sul volo diretto a Ciampino, incontrando all’arrivo i giornalisti ha dichiarato: «Stiamo cercando tutti di impegnarci al di là delle situazioni complesse e critiche che possono esserci. Ho potuto incontrare i militari operanti nel territorio e apprezzare la loro professionalità, accompagnata da una dedizione totale che rende i nostri soldati molto apprezzati dalla popolazione locale. Ho visitato luoghi dove si sono consumate, e spesso ancora continuano a consumarsi, delle tragedie. In modo particolare – ha rivelato – mi sono recato in visita nel kibbutz di Kfar Aza, vicino al confine tra Israele e Gaza». Il presule ha poi proseguito parlando di «una testimonianza di sofferenza che coinvolge tante situazioni, tanti contesti». «Ho anche avuto un incontro all’insegna del dialogo con il rabbino capo dell’Idf, l’esercito israeliano», ha aggiunto. Saba ha spiegato poi di aver avuto diversi contatti con padre Ibrahim Faltas, che in varie occasioni ha collaborato con le autorità italiane nell’evacuare in Italia piccoli pazienti bisognosi di cure urgenti. La visita dell’Ordinario militare in Israele è durata quattro giorni, nei quali come pellegrino, con una rappresentanza di militari, si è recato anche nei luoghi santi di Gerusalemme. «Vedere la Città Santa – che nelle Scritture è descritta come la Città della pace – immersa in questi sconvolgimenti ci rattrista, ma al tempo stesso ci rafforza nel convincimento che la pace va costruita senza improvvisazioni», ha concluso.
Alle parole di Saba hanno fatto eco quelle del ministro della Difesa, Guido Crosetto: «Questa operazione – ha affermato – è il frutto di un impegno corale e di una collaborazione costante tra tutte le componenti dello Stato. L’Italia dimostra di saper tradurre i valori di solidarietà e responsabilità in interventi concreti a sostegno della popolazione civile».



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