L'industria italiana è in calo per il terzo anno consecutivo: soffrono tessile e chimica
La produzione industriale chiude il 2025 con un -0,2%. La Cgil: «Sotto di cinque punti rispetto al 2021». A dicembre segnali positivi per farmaceutica, alimentari ed elettronica

Il 2025 si chiude con luci e ombre per l’industria italiana. Secondo l’Istat, a dicembre la produzione industriale è diminuita dello 0,4% rispetto a novembre, mentre il confronto su base annua mostra un incremento del 3,2%, al netto degli effetti di calendario. La fotografia mensile evidenzia andamenti differenziati: crescono in modo più deciso i beni strumentali (+7,2%), seguono i beni intermedi (+2,9%) e l’energia (+1,7%), mentre i beni di consumo registrano un aumento marginale (+0,1%). Guardando al consuntivo dell’anno, la produzione industriale flette dello 0,2%, confermando un trend di lieve contrazione per il terzo anno consecutivo. Le dinamiche settoriali sono contrastanti: la manifattura soffre in particolare nei comparti tessile, abbigliamento, pelli e accessori (-5,5%) e nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-4,7%), mentre mostrano segnali positivi le industrie farmaceutiche (+3,8%), quelle alimentari, bevande e tabacco (+1,6%) e la produzione di computer e prodotti di elettronica (+2,6%). Tra i grandi raggruppamenti, solo l’energia registra un incremento complessivo (+1%).
Il mese di dicembre conferma questo quadro eterogeneo: aumentano i comparti dell’energia (+1,2%) e dei beni strumentali (+0,5%), ma i beni intermedi (-0,4%) e di consumo (-0,9%) arretrano. Sul fronte tendenziale, i maggiori incrementi si registrano nella produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+23,8%), nelle altre industrie manifatturiere (+9,3%) e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (+7,4%). Le flessioni più marcate si osservano nella fabbricazione di prodotti chimici (-3,6%), nell’industria tessile e abbigliamento (-3,4%) e nel settore del legno, carta e stampa (-2,9%).
Dal punto di vista degli osservatori economici, i dati vengono interpretati con sfumature diverse. L’Ufficio Studi Confcommercio sottolinea come, nonostante il dato congiunturale di dicembre sia negativo, le informazioni grezze su base tendenziale evidenziano un miglioramento progressivo: la produzione passa da -3,5% del primo trimestre 2025 a +1,6% nell’ultimo trimestre. Secondo l’associazione, è presto per ipotizzare una ripresa significativa nel 2026, ma alcuni presupposti si stanno consolidando, sostenuti soprattutto dal positivo andamento dei servizi e del turismo, che nell’ultimo mese ha registrato presenze in aumento del 6,4% su base annua. Critica la Cgil. Secondo il sindacato, l’industria italiana resta oltre cinque punti sotto i livelli del 2021. Per il segretario confederale Gino Giove, i dati confermano la crisi di intere filiere produttive e mettono in luce come la retorica sulla ripresa non corrisponda alla realtà. Ammortizzatori sociali e tavoli di crisi coinvolgono oltre 103 aziende e 131mila lavoratori.
In sintesi, il 2025 conferma un’industria italiana divisa tra comparti in crescita e altri in evidente sofferenza. Se da un lato emergono settori innovativi come la farmaceutica, l’elettronica e alcuni segmenti della metallurgia, dall’altro persistono fragilità storiche nel tessile, nell’abbigliamento e nei trasporti.
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