Il vescovo di Arezzo contestato sui social per essere andato alla festa di fine Ramadan
Monsignor Andrea Migliavacca attaccato in Rete per aver portato il saluto della diocesi alla comunità bengalese. La replica del presule: «In tempi di divisioni serve fratellanza»

È bastato rispondere all’invito della comunità bengalese e portare il saluto della Chiesa di Arezzo in occasione della conclusione del Ramadan, per scatenare i soliti leoni da tastiera e trasformare il vescovo della diocesi toscana, Andrea Migliavacca, in un obiettivo da insultare, schernire, dileggiare. Il gesto di rispetto e vicinanza, insomma, almeno per gli anonimi aggressori della Rete, è da condannare. È così è stato. Il presule pavese, che guida la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro dal 2022, aveva partecipato, la mattina dello scorso 20 marzo, al parco del Pionta ad Arezzo, alla festa per la conclusione del mese di digiuno osservato dai musulmani, porgendo il suo saluto in segno di vicinanza alle centinaia di fedeli presenti.
«Sono molto contento di essere stato invitato a questo momento, e di portare gli auguri di tutta la nostra Chiesa, e i miei personali, affinché oggi sia una festa bella e importante – le parole di Migliavacca alla comunità bengalese –. Dopo l'impegno del Ramadan, che è stato un percorso importante e impegnativo, per me essere qui è anche un’occasione bellissima di fraternità e di amicizia fra tutti noi». E ancora: «A me fa piacere sentirmi amico, fratello di tutti voi e per questo ringrazio chi mi ha invitato e rinnovo l'augurio a tutte le vostre famiglie e alla vostra vita». Un percorso, quello del dialogo, non certo nuovo per il vescovo e per la diocesi. Solo lo scorso ottobre, in Casentino, nell’antica pieve di Sant'Antonino a Socana (nel Comune di Castel Focognano) è nato un centro diocesano ecumenico interreligioso, un nuovo spazio di confronto e di dialogo in un periodo drammatico sul fronte delle tensioni internazionali, del quadro geopolitico e della ricerca della pace. Insomma, troppo per non attribuire al vescovo indirizzo di sdegno da parte di chi, quei valori, preferirebbe sotterrarli. Negli ultimi giorni, il vescovo ha ricevuto la solidarietà bipartisan di politici, associazioni, movimenti. E, sugli stessi social, in molti sono intervenuti per rispondere agli attacchi e sostenere convintamente il gesto del presule. «Essendo stato invitato dalla comunità bengalese di Arezzo – spiega Migliavacca ad Avvenire –, sono contento di aver portato il mio augurio, come vescovo, all’incontro di fine Ramadan venerdì scorso». Gli attacchi non lo hanno scalfito: «In questo tempo di divisioni – evidenzia – è importante porre gesti di fratellanza e costruire amicizia tra le religioni, consapevoli della ricchezza della tradizione cristiana».
Partecipare a un momento di incontro «tra culture e religioni non è un atto di debolezza, né il tradimento di alcuna identità – ha commentato la presidente dei deputati di Italia Viva, l'aretina Maria Elena Boschi –. È il coraggio di chi sa che il dialogo costruisce e l'odio divide. Al vescovo Migliavacca va la mia piena solidarietà. Il dialogo interreligioso è un pilastro della convivenza civile e, per chi ha fede, un dovere morale. Trasformare un gesto di apertura in pretesto per la polemica più bassa dice molto su una certa cultura del web». Per il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, «sbagliano, e clamorosamente, tutti coloro che hanno attaccato sui social il vescovo di Arezzo, per la sua partecipazione alla festa di fine del periodo del Ramadan. Sbagliano perché dimostrano di non sapere che la Chiesa e i suoi ministri sono ecumenici, ovvero per il dialogo e il confronto con tutte le religioni. Esprimo pertanto tutta la mia personale solidarietà al vescovo, ma lo faccio anche a nome dell'intera comunità toscana, erede di una storia e di un patrimonio fatti di tolleranza e di dialogo interreligioso e interconfessionale».
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