Danza, teatro e musica: la Biennale apre al mondo
Presentato oggi a Venezia il programma delle tre sezioni dirette da Defoe, McGregor e Barbieri: 158 appuntamenti e 450 artisti in scena nel nome del dialogo

Radici, tempo e ascolto. Tre parole che diventano bussola e visione per le arti dal vivo della Biennale di Venezia, che oggi ha presentato i programmi dei suoi Festival di Teatro, Danza e Musica. Un cartellone imponente – 158 appuntamenti per 470 artisti – che attraversa geografie e culture, dall’Italia al Mediterraneo, dalla Lapponia al Sudafrica, fino al Sud-Est asiatico, al Giappone, a Samoa e alla Nuova Zelanda. Uno sguardo sul mondo che, in tempi segnati da conflitti e divisioni, rivendica il valore dell’arte come spazio aperto e condiviso.
«Il ruolo della Biennale è riunire voci diverse all’interno della comunità», ha sottolineato Wayne McGregor, direttore della sezione Danza, figura tra le più influenti della coreografia contemporanea, noto per il dialogo tra danza, scienza e tecnologia e per le sue creazioni per il Royal Ballet di Londra. Un’affermazione che suona come una dichiarazione di intenti: contro la guerra e le chiusure, le arti restano luogo di accoglienza e dialogo.
Ad aprire la stagione sarà il 54° Festival Internazionale del Teatro (7-21 giugno), diretto da Willem Dafoe, artista dalla lunga esperienza tra cinema d’autore e teatro di ricerca, cofondatore del Wooster Group, che ha sempre indagato la scena come spazio di verità e relazione. Il titolo “Alter Native” invita a ripensare identità e appartenenze attraverso il linguaggio scenico.
Tra i protagonisti, il greco Mario Banushi, tra le voci emergenti più radicali della scena europea, capace di intrecciare autobiografia e memoria collettiva in una trilogia che lo ha imposto all’attenzione internazionale. Accanto a lui Emma Dante, Leone d’oro alla carriera, il cui teatro potente e visionario, radicato nella cultura siciliana e insieme universale, torna a confrontarsi con l’immaginario barocco di Giambattista Basile, presentando in prima assoluta I fantasmi di Basile.
Dal 17 luglio all’1 agosto sarà la volta del 20° Festival Internazionale di Danza Contemporanea, guidato da McGregor e intitolato “Time Does Not Exist”. Il tempo, più che una misura, diventa esperienza da interrogare e attraversare. Tra gli ospiti, la compagnia Bangarra Dance Theatre, da oltre trent’anni punto di riferimento della cultura aborigena australiana, capace di tradurre in gesto scenico storie ancestrali e identità indigene. Con loro la coreografa Mamela Nyamza, figura di spicco della scena africana contemporanea, che unisce danza, attivismo e riflessione sulle questioni di genere e identità.
Chiuderà il ciclo il 70° Festival Internazionale di Musica Contemporanea (10-24 ottobre), diretto da Caterina Barbieri, tra le più apprezzate compositrici della nuova scena elettronica internazionale, capace di coniugare minimalismo, ricerca timbrica e tensione spirituale. “A Child of Sound” è il titolo scelto per un percorso che affonda nell’ascolto primordiale. «La musica è l’infanzia dello spirito – spiega Barbieri – un’esperienza che ci riconnette a uno stato originario di apertura e stupore».
In questo orizzonte si colloca anche il concerto Chants dei The Tallis Scholars, ensemble fondato da Peter Phillips e da decenni riferimento mondiale per l’interpretazione del repertorio sacro rinascimentale. Un itinerario a cappella che attraversa i secoli, dalla mistica medievale di Hildegard von Bingen, figura di straordinaria modernità spirituale, al celebre Miserere di Gregorio Allegri, fino alla scrittura essenziale e contemplativa di Arvo Pärt e alle trame sonore contemporanee di Kara-Lis Coverdale. Il canto come preghiera, guarigione e tensione verso il divino.
Al centro, in tutte e tre le sezioni, resta la dimensione dell’incontro. «La forza del teatro – ricorda Dafoe – risiede nella sua immediatezza e nel suo carattere rituale». In un tempo in cui la verità appare fragile, è nell’esperienza diretta che l’arte torna a farsi luogo di comprensione.
Accanto ai grandi nomi, la Biennale continua a investire sui giovani attraverso il progetto Biennale College: 1.841 candidature da 48 Paesi testimoniano un bisogno diffuso di espressione e ricerca. Un laboratorio internazionale che guarda al futuro delle arti performative.
Come ha sottolineato il presidente Pietrangelo Buttafuoco, danza, musica e teatro «si manifestano nel tempo e nella presenza», nel “qui e ora” che unisce artista e pubblico. Radici, tempo e ascolto diventano così non solo linee guida artistiche, ma orientamenti esistenziali: modi per abitare il mondo, riscoprendo, attraverso l’arte, la profondità della realtà e il senso della comunità.
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