La maxi-truffa ai danni della Ue per le ricerche (mai fatte) all'Università di Palermo

Attività mai svolte, costi gonfiati e false fatture le accuse della Procura Europea su segnalazione di alcuni ricercatori. Il riesame boccia la richiesta di misure cautelari perché trascorso troppo tempo dai fatti contestati
April 1, 2026
La maxi-truffa ai danni della Ue per le ricerche (mai fatte) all'Università di Palermo
I fondi Ue per la ricerca secondo l'inchiesta della Procura europea venivano incassati dall'Università di Palermo senza che le attività venissero realmente svolte
Una presunta truffa per oltre un milione di euro ai danni dell’Unione europea con costi di ricerca gonfiati e false fatture. Ad essere coinvolte 23 persone dell’Università di Palermo, tra le quali 12 docenti universitari, alcuni ricercatori e imprenditori. L'indagine, che ipotizza a vario titolo i reati di truffa aggravata, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione e falso materiale, secondo gli inquirenti, avrebbe svelato che nell'ambito del programma Bythos, finanziato con fondi Ue, venivano rendicontati costi relativi ad attività di ricerca dei docenti e all' acquisto di attrezzature scientifiche in realtà mai sostenuti. L'inchiesta è nata dalle dichiarazioni di due ricercatori che hanno fatto nomi e cognomi di professori che, pur pagati per lavorare a questo progetto, non avrebbero mai realmente contribuito alla ricerca. Lo scopo sarebbe stato far risultare costi mai sostenuti per gonfiare le spese e di conseguenza aumentare il contributo percepito dall'Ue. Oltre a "gonfiare" i costi per attività mai svolte venivano simulati acquisiti mai fatti con la complicità di alcuni titolari di imprese in modo da creare “fondi neri” da cui poi attingere.
Al centro dell'indagine, coordinata dai pm Gery Ferara e Amelia Luise della Procura Europea, ci sono il professor Vincenzo Arizza, direttore del dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell'Università di Palermo e responsabile scientifico dei progetti di ricerca Bythos e Smiling, e Antonio Fabbrizio, amministratore e titolare di fatto della associazione Progetto Giovani e della associazione Più Servizi Sicilia. Per i pm tra i due docenti sarebbe esistito un patto corruttivo per cui il docente, in cambio di lavori assegnati ma mai svolti dal figlio, avrebbe fatto aggiudicare alla società di Fabbrizio servizi previsti in un altro progetto europeo denominato Smiling.
L’avvocato del professore Arizza Vincenzo Lo Re ha precisato di aver presentato al Tribunale del riesame “l'effettività dei progetti di ricerca, i cui risultati sono stati illustrati in molteplici occasioni e sul punto gli inquirenti non hanno replicato”.
Per 17 indagati i pm avevano chiesto misure cautelari ma dopo un anno e tre mesi e dopo gli interrogatori preventivi, il gip ha respinto l'istanza sostenendo che, pur sussistendo i gravi indizi, non ci fossero le esigenze cautelari in virtù del tempo trascorso dai fatti. La Procura Europea ha fatto ricorso al tribunale del Riesame. Una vicenda emblematica dei tempi della giustizia su cui si sofferma anche il gip nel rigettare l'istanza. A mancare per il giudice, a causa degli anni passati dai fatti contestati, le esigenze cautelari. La presunta truffa infatti è stata messa in atto tra il 2018 al 2023. Una tempistica che secondo il gip “impedisce di ritenere concreto e attuale il rischio di reiterazione di analoghe condotte delittuose. E, infatti, si tratta di condotte che, pur essendo penalmente rilevanti, si sono esaurite nell'arco temporale sopra considerate". Contro la decisione del magistrato hanno fatto appello al tribunale del Riesame i pm della Procura Europea Ferrara e Luise.

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