Luca nelle scuole con le “sue” Olimpiadi: «Così spiego ai ragazzi il valore del volontariato»

Dall'impegno in parrocchia a San Siro e Santa Giulia per Milano-Cortina: «In classe mi chiedono cosa ci ho guadagnato. Io rispondo che vivere la fraternità e il dono di sé non ha prezzo»
April 1, 2026
Luca Graziano all'Arena Santa Giulia con altre due volontarie durante le Olimpiadi Milano-Cortina
Luca Graziano all'Arena Santa Giulia con altre due volontarie durante le Olimpiadi Milano-Cortina
«Quanto guadagni per fare il volontario?». Nella domanda dei giovani a cui nelle scuole Luca Graziano racconta la sua esperienza alle Olimpiadi di Milano Cortina c’è una contraddizione che mostra la difficoltà di veicolare il messaggio della gratuità. Eppure per quell’evento la risposta all’appello a mettersi a disposizione è stata grande. E tra i datori di lavoro c’è stato chi si è meravigliato che in Italia per farlo, ci sia bisogno di prendere ferie: «Il mio – racconta Luca – è inglese, lì il volontariato è previsto nel contratto di lavoro». Luca, milanese, padre di famiglia, il volontariato se lo sente dentro. E lo ripete spesso, proprio così: «Bisogna sentirselo». Parte dal cuore, spontaneamente, «non è qualcosa da fare con costrizione». Nasce da una sensibilità che permette di cogliere la bellezza, in tutta la sua pienezza, dei gesti di accoglienza verso gli altri o delle persone che vivono e crescono insieme, pacificamente. «Sono già diversi anni che cucino per dei ragazzi ad un campo estivo – racconta –, prendo delle ferie apposta e non vedo l’ora che arrivi quella settimana di luglio!». Così anche quando a Milano sono arrivate le Olimpiadi invernali «ho fatto richiesta per partecipare come volontario, quasi per gioco». Una volta selezionato, si è trovato allora nell’arena di San Siro, «dalla parte degli artisti, a pochi metri da Mattarella», partecipe a pieno titolo di un grande evento che ha riunito in Italia novantatré Paesi del mondo. Felice di vedere tra le tante bandiere che facevano la loro entrata anche quella italiana, la sfilata in onore di Armani e l’inno nazionale risuonare nello stadio. Un «orgoglio italiano» che assieme a quello di tutti gli altri Paesi non entrava in conflitto con le diversità e le bellezze dei popoli presenti.
Una delle riunioni operative coi volontari di Milano-Cortina  
Una delle riunioni operative coi volontari di Milano-Cortina  
«Gli atleti di Israele e Stati Uniti quando sono entrati sono stati fischiati», ricorda, ma «l’atmosfera che durante le Olimpiadi si è creata è stata comunque magica, speciale, accogliente. Nessuno aveva interesse a parlare di politica e, anche quando si è saputo che Trump avrebbe potuto partecipare alla finale di hockey tra Stati Uniti e Canada, nessuno gli ha dato importanza». E le asprezze intercorse tra i due Paesi sono rimaste lontane dall’evento. Luca lo racconta pensando al suo servizio nell’accoglienza dei partecipanti all’Hockey Arena di Milano: «Le tifoserie in queste occasioni non sono divise. Americani e canadesi si godevano insieme le partite e l’attesa della partita». Con un entusiasmo coinvolgente. «Anche noi volontari quando una squadra faceva punto esultavamo con gli uni e con gli altri e capitava che i tifosi ci chiedessero di fare delle foto con loro: a vincere è stato sempre lo sport». «Dove accade una cosa del genere?», chiede. Anche perché la bellezza di un appuntamento come quello olimpico è tutta nell’incontro tra popoli diversi: «Lo si è visto, per esempio, durante lo scambio delle spille, ciascuna rappresentate un Paese partecipante. Un’occasione per entrare in dialogo, conoscersi e parlare con i tanti arrivati da lontano».
Un'altra immagine di Luca, stavolta assieme a un tifoso dell'hockey
Un'altra immagine di Luca, stavolta assieme a un tifoso dell'hockey
Un’esperienza questa possibile anche tra chi ha partecipato come volontario: «Assieme a me c’erano ragazze canadesi, francesi e americane venute apposta a loro spese. Quando siamo arrivati agli ultimi giorni, avevamo tutti il magone, non volevamo che l’esperienza finisse», dice Luca, che sottolinea la facilità con cui era possibile entrare in contatto con chi aveva scelto di mettersi a disposizione per il bene della comunità, «sembrava che ci conoscessimo da 30 anni!». Tanto che, ad evento concluso, «con alcuni siamo rimasti in contatto». È il piccolo segno di una verità più grande: «Esperienze come queste arricchiscono molto, formano e danno una soddisfazione che non si può raccontare. Per questo mi piacerebbe fare il volontario anche alle Olimpiadi di Los Angeles, anche se potrebbe essere costoso. Vivere questi giorni non ha prezzo».

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