La prima sperimentazione dell'Ia nelle scuole italiane è terminata tra alti e bassi
Quindici istituti in 4 regioni per due anni hanno studiato con i chatbot. In questi giorni le prove Invalsi misurano i risultati, ma gli algoritmi nel frattempo sono entrati anche nelle altre classi

Si conclude a fine maggio la prima sperimentazione dell’intelligenza artificiale nelle scuole secondarie di primo e secondo grado (informalmente, le medie e le superiori). Quindici classi pilota in istituti in Lazio, Lombardia, Toscana e Calabria sono state «tra le prime al mondo a sperimentare l’Ia in classe dopo pochi Paesi in Asia, in particolare la Corea del Sud, che stanno avendo risultati eccezionali», aveva spiegato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara al lancio del progetto nel 2024. In questi due anni il Dicastero ha messo a disposizione degli studenti le piattaforme di Google e ai docenti la formazione dei tecnici della big tech. Per molti mesi, perciò, le quindici classi hanno studiato su programmi interamente progettati tramite l’Ia e, al termine del biennio, le loro abilità sono state confrontate con quelle di “gruppi specchio” che, invece, non hanno avuto accesso ai software di Google. Il risultato? Lo sta monitorando in questi giorni un test Invalsi, ma «molti dirigenti hanno comunicato risultati ottimi in via informale già negli scorsi mesi», spiega Paolo Branchini, consulente del Ministero che ha progettato la sperimentazione in tutta Italia. Le classi sperimentali, dunque, avrebbero sviluppato competenze maggiori in italiano e matematica. Eppure, i numeri ufficiali in uscita a settembre – spiega il consulente – potrebbero essere da prendere con le pinze: «Purtroppo, in questo ambito siamo sempre superati dai fatti. E, in un certo senso, lo è anche questa sperimentazione. Il problema più grande, per la lettura dei dati, è che l’intelligenza artificiale è penetrata anche nelle classi “gemelle”». In altre parole, anche gli studenti delle classi che dovevano rimanere “incontaminate” hanno parlato quasi ogni giorno con i chatbot. «Credo comunque che il progetto rivelerà alcuni vantaggi importanti nell’uso dell’Ia in aula», commenta Branchini.
Nelle classi pilota, gli studenti di fatto hanno avuto accesso a Gemini (il chatbot di intelligenza artificiale di Google), a Notebook Lm per l’elaborazione delle fonti e allo spazio di lavoro Workspace. Alcuni esempi di come l’Ia è stata realmente impiegata in aula si trovano sul sito del progetto “ImparAI” dell’Isi Pertini di Lucca, che raccoglie «risorse, attività e strumenti» per gli studenti. Si scoprono podcast sui cretesi e i micenei, lavagne interattive per lo studio della geometria euclidea e giochi di ruolo sulla comunicazione commerciale. All’istituto comprensivo “Marcello Mastroianni” di Roma invece - per fare solo un altro esempio - i docenti di matematica hanno valutato la preparazione sui polinomi dei propri alunni tramite verifiche generate dall’Ia in aula in tempo reale.
Ovunque, cioè, i docenti hanno dovuto sviluppare nuove strategie didattiche per «governare l’intelligenza artificiale». Ma la sperimentazione ha condotto a esiti molto diversi tra loro e, per questo, alcune classi pilota hanno lamentato una mancanza di coordinamento nazionale: «So che alcune aule in Toscana hanno lavorato in rete, perché conosco bene una dirigente – commenta Eleonora Galli, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Viale Lombardia di Cologno Monzese (Milano) –, ma sicuramente tutti avremmo potuto godere di una maggiore condivisione delle pratiche a livello nazionale. Di fatto, non ci sono mai stati momenti di coordinamento o di scambio di pratiche. Neppure informali». Una conferma arriva da Daniela Venturini, dirigente scolastica dell’Isi Pertini di Lucca: «In Toscana siamo in cinque scuole coinvolte e abbiamo lavorato tutte insieme – spiega –. Abbiamo stipulato un accordo di rete per avere tutti i documenti a posto e poter introdurre i ragazzi al progetto prima di sottoporli alle prove Invalsi di maggio». Ma non è stato ovunque così. Nella maggior parte delle classi pilota, la sperimentazione vera e propria non è iniziata prima di aprile dello scorso anno: «La formazione dei docenti è finita in quel periodo nel 2025 – spiega Branchini –. Quindi, l’anno scorso non è stato molto intenso».
Terminato il biennio di sperimentazione, perciò, in questi giorni tutto ruota attorno ai risultati degli alunni nelle prove Invalsi. Dalla voce dei dirigenti filtra ottimismo: «Attendo i dati – precisa la dirigente Galli –, ma già l’anno scorso i risultati raccolti erano positivi, soprattutto per gli studenti con bisogni educativi speciali». Valutazioni simili anche per l’istituto lucchese: «Sono molto positiva nei confronti del giusto uso dell’Ia – ragiona la dirigente Venturini –. È uno strumento potente che può aiutare anche a sviluppare lo spirito critico». In entrambi gli istituti, però, la ricerca sull’Ia non è stata introdotta per la prima volta dalla sperimentazione ministeriale: all’Isi Pertini di Lucca, il 93% dei docenti già usava l’intelligenza artificiale in aula, mentre progetti indipendenti sono attivi anche per le classi non coinvolte. «La sperimentazione si inserisce in un contesto già innovativo – commenta anche la dirigente dell’istituto di Cologno Monzese –. Ha dato continuità al nostro lavoro».È
Dal prossimo anno, la sperimentazione dovrebbe coinvolgere molte più classi in tutta Italia. Ma il futuro del progetto dipende dai risultati che sta raccogliendo in questi giorni Invalsi. Alcune anticipazioni le ha date Valditara al Summit internazionale sull’intelligenza artificiale dello scorso ottobre a Napoli. Il ministro, in quell’occasione, aveva posto l’accento sulla marcata differenza tra le medie delle classi sperimentali e quelle delle “gemelle”: 6,9 per gli studenti con didattica “tradizionale” contro il 7,63 di chi ha partecipato al progetto ImparAI. Ma il dato fa riferimento a una sola delle classi pilota dell’Isi Pertini – nell’altra gli esiti a fine anno erano pressoché identici – e a gruppi dalla composizione molto diversa: 25 studenti per la classe non sperimentale contro i 17 della classe “specchio”. «Confermo che i risultati menzionati dal Ministro riguardano i risultati pubblicati da una sola scuola – ribadisce il consulente Branchini –, perché le altre non hanno fornito risultati intermedi. Ma i dirigenti scolastici con cui ho parlato sembrano tutti contenti di come è proseguito finora l’esperimento». Il progetto, perciò, dal prossimo anno entrerà con ogni probabilità in una nuova fase «che chiederà uno sforzo molto maggiore per la sua diffusione e per la formazione dei docenti – conclude Branchini –, ma il Ministero ha già affidato a consulenti il compito di allargare la platea del progetto».
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