Il ciclone Harry ha fatto 2 miliardi di danni al Sud, ma non ne ha parlato quasi nessuno
Case, infrastrutture e attività spazzate via in Sardegna, Sicilia e Calabria. Dopo le prime immagini, l’emergenza è rapidamente uscita dal racconto dei media nazionali, mentre le comunità colpite chiedono attenzione, risorse e tempi rapidi per la ricostruzione

Interi territori devastati, case e negozi distrutti, infrastrutture al collasso, a partire da strade e binari. Eppure, già a poche ore dal passaggio del ciclone Harry, il racconto nazionale ha cominciato a scomparire. Dopo il primo giorno di immagini “spettacolari”, l’emergenza che ha colpito Sardegna, Sicilia e Calabria è scivolata rapidamente ai margini dell’agenda mediatica, come se l’assenza di vittime avesse attenuato anche la portata del disastro. Nelle comunità colpite, però, il sollievo per le vite risparmiate convive con una devastazione profonda.
In attesa di concludere l’accertamento dei danni, le autorità ipotizzano perdite complessive per almeno due miliardi di euro, mentre la prossima settimana dovrebbero essere nominati i commissari per l’emergenza. Dai territori arriva un appello doppio: al governo, perché faccia presto, e ai media nazionali, perché il ciclone non venga archiviato in fretta, a differenza di quanto accaduto invece con altre calamità più recenti, e che non si parli con troppa facilità solo di “abusivismo”.

"Abbiamo ripristinato parzialmente l'erogazione idrica. Ci sono, però, ancora un migliaio di famiglie senza energia elettrica – racconta Danilo Lo Giudice, sindaco di Furci Siculo (Messina), tra i Comuni più colpiti dalla devastazione causata dal passaggio del ciclone -. Dei 3,5 chilometri di lungomare sono rimasti forse poco più di 500 metri. Oltre cento attività commerciali sono state completamente distrutte e invase da sabbia e detriti". Un "bollettino di guerra", per il primo cittadino che non esita a parlare di "una catastrofe di dimensioni mai viste". Una ventina qui le famiglie sfollate. "In alcuni tratti le onde sono arrivate sin dentro le abitazioni, ci sono case che hanno resistito per miracolo alla furia del mare, ma occorrerà fare delle verifiche strutturali per capire se sono sicure". In campo da oggi ci saranno anche i mezzi dell'Esercito. Per il sindaco servono risorse, ma anche un "potere derogatorio", perché, avverte, è "impensabile pensare di ricostruire e ripartire con le norme attuali, con una burocrazia troppo lunga e troppo lenta di fronte a una simile catastrofe.
Vento, pioggia e mareggiate hanno sferzato le tre regioni colpite per tre giorni. Il sistema di previsione e prevenzione nazionale coordinato dalla Protezione civile ha funzionato bene, grazie alla sinergia con i dipartimenti regionali, le prefetture, gli enti locali, le forze dell'ordine e le migliaia di volontari coinvolti. Le evacuazioni hanno consentito di evitare il peggio. Ingenti però sono i danni: spiagge cancellate, strade litoranee distrutte, porticcioli devastati, stabilimenti balneari spazzati via, negozi e strutture ricettive danneggiate dalla furia delle mareggiate con onde alte come un palazzo di quattro piani. In Sicilia si stimano danni per oltre un miliardo di euro, in Sardegna almeno mezzo miliardo, circa altrettanti sulla zona jonica della Calabria.

Il Consiglio dei ministri si riunirà la prossima settimana, in attesa di ricevere la documentazione completa dalle Regioni e nominerà i governatori commissari per l'emergenza. "Dopo una sommaria istruzione del Dipartimento proporremo la richiesta della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale insieme alla delibera di una prima risorsa che consentirà agli enti locali di procedere con i primi interventi come il ripristino della viabilità e la rimozione degli ostacoli", ha annunciato ieri il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci, che ha effettuato un sopralluogo a Santa Teresa Riva (Messina) e a Ognina-Catania, colpite in modo violento. A Catanzaro per accertarsi del disastro nel quartiere Lido, provocato da una violenta mareggiata, è arrivato il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano: "E’ necessario rimettere tutto in piedi subito e risolvere i danneggiamenti perché la stagione estiva è alle porte sui litorali splendidi della Calabria, della Sicilia e della Sardegna, dove è altissima la vocazione turistica".
Per la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde, che con la giunta ha dichiarato lo stato di emergenza, "stiamo parlando di centinaia di milioni per danni infrastrutturali e anche legati ai beni culturali e ambientali: non è una situazione in cui bisogna reagire di pancia, bisogna reagire seriamente". Anche in Sicilia, il governatore Renato Schifani ha riunito in seduta straordinaria la Giunta che ha deliberato un primo stanziamento di 70 milioni di euro di fondi regionali. E ha avviato interlocuzioni per verificare la possibilità di accedere al fondo di solidarietà dell'Ue e di riprogrammare alcune risorse del Fsc da destinare agli interventi post-ciclone, rassicurando gli imprenditori che hanno perso tutto: "Non vi lasceremo soli". Per la fase 2, quella della ricostruzione, Schifani guarda con favore all'ipotesi di nomina da parte del Cdm di un commissario per accelerare la spesa, possibilità prevista dalla legge.
Secondo Confcooperative Fedagripesca tra imbarcazioni, infrastrutture e mancati guadagni, i danni per il settore potrebbero sfiorare i 40 milioni di euro. "Servono interventi urgenti per la messa in sicurezza dei porti pescherecci, che soffrono di criticità strutturali e croniche, per evitare che a ogni mareggiata si insabbino ed eventi come questi rendono più che mai urgente il rifinanziamento del fondo di solidarietà per il settore, che al momento è privo di risorse economiche", sostiene Paolo Tiozzo, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca.
È proprio mentre si entra nella fase più delicata, quella delle stime, delle ordinanze, delle prime ricostruzioni, che il silenzio mediatico non aiuta. Nei territori colpiti lo dicono con amarezza: senza attenzione costante, l’emergenza si raffredda e le priorità si spostano. Harry ha lasciato ferite profonde. E la scomparsa rapida dai tg e dalle prime pagine rischia di renderle ancora più difficili da rimarginare.
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