«Mi sentivo stanca e appiattita»: perché la Gen Z sta rinunciando ai social
Il 42% degli italiani vuole ridurre il tempo sugli smartphone. Ma, in attesa di una legge, i giovani scelgono le app di "social detox" per tornare a «respirare»

Quasi 5 milioni di account su Instagram, Facebook e TikTok bloccati in poco più di un mese: il bando australiano ai social network per gli under-16 è attivo e ha già innescato un effetto domino in tutta Europa. In Francia è atteso un disegno di legge per la protezione digitale dei minori, che il Parlamento dovrà discutere nei prossimi giorni. Nel Regno Unito, il primo ministro Keir Starmer ha annunciato un inasprimento delle regole, senza aver ancora individuato una soglia di età. I ragazzi britannici, però, potrebbero perfino apprezzare il divieto: il 47% dei giovani inglesi tra i 16 e i 21 anni, secondo un’indagine del British standards institution, dichiara che preferirebbe vivere in un mondo senza internet. E in Italia? Il Governo non ha ancora immaginato una norma per limitare l’uso dei social network ma gli utenti, soprattutto i giovanissimi, hanno già iniziato ad allontanarsi da soli dagli schermi: secondo il report Decoding the digital home study di Ey, che ha intervistato circa mille famiglie in tutto il Paese, il 42% dei consumatori italiani oggi cerca attivamente la disintossicazione digitale. In particolare, il cambio di rotta è evidente tra i ragazzi della Generazione Z, i nati tra il 1997 e il 2012, che tentano di non cadere nella dipendenza da social affidandosi agli stessi smartphone. Chiedendo aiuto, cioè, alle app per il “digital detox”.
I software sono numerosi e contano milioni di download ciascuno, ma c’è un meccanismo che li accomuna e ricorda quello che salvò Ulisse dal fascino delle sirene. L’utente che scarica un’app per la disintossicazione digitale continua a poter accedere ai social network ma, nel momento in cui apre l’applicazione, il software lo lega all’albero maestro ponendo una semplice domanda: «Sei sicuro di voler andare avanti?». «I risultati per me sono stati straordinari – confessa ad Avvenire Eleonora Gonnelli, una giovane lavoratrice di 27 anni che vive a Torino –. Lo scorso anno usavo i social oltre 4 ore al giorno ma oggi, anche grazie alle app di “social detox” ho ridotto l’accesso a Instagram a 50 minuti». A stabilire quanti minuti di social al giorno sono concessi prima che l’app blocchi l’accesso, sono gli utenti stessi. A Gonnelli sono bastati 50 minuti al giorno, divisi in sessioni da dieci minuti l’una: «Ho impostato l’app in questo modo per concedermi qualche minuto di svago e di lettura delle notizie anche sui social – spiega – ma l’app mi ferma comunque ogni volta per dieci secondi, prima di aprire il social, per darmi sempre l’opportunità di ripensarci e chiudere tutto». I motivi che hanno spinto Gonnelli e decine di migliaia di giovani italiani come lei (la sua app di social detox conta attualmente oltre 5 milioni di download sull’app store) a vietarsi autonomamente i social network hanno a che fare con «la noia» e con «il tono dell’umore»: «Quando non limitavo l’accesso, trascorrevo ore del mio pomeriggio su Instagram – racconta -. L’estate scorsa iniziai a stare male: mi sentivo stanca, appiattita e continuavo a vedere persone che mostravano i loro viaggi fantastici online. Non ero a posto. Adesso riesco a limitare queste sensazioni ed è migliorato anche il mio rapporto con il cellulare».
Il tono dell’umore basso, la demotivazione e la noia, però, sono l’effetto che i social network rischiano di produrre su tutti i cervelli in crescita. «È lodevole che i giovani prendano consapevolezza di questi problemi – commenta ad Avvenire Rino Agostiniani, presidente della Società italiana di Pediatria –. L’abuso di social in adolescenza è causa diretta di una maggiore incidenza di forme depressive e isolamento». Per i pediatri una soluzione percorribile, oltre al divieto autoimposto, è la coltivazione di rapporti personali sani: «Le relazioni nel mondo reale – conclude Agostiniani – placano i sintomi di una dipendenza da social network».
Anche per questo molti giovani, tra quelli che limitano i social, sono alla ricerca di nuove strade per intessere relazioni. «Nel nostro club – spiega ad Avvenire Giorgio Secli – entrano solo persone che vogliono fare conoscenze senza filtro digitale. Così, si creano vere e proprie comunità “disintossicate” dai social». Secli parla dell’Offline Club, un progetto nato due anni fa nei Paesi Bassi e ora diffuso in varie città europee, che organizza incontri senza smartphone aperti a tutti. A Milano, il pubblico è composto perlopiù da giovani dai 25 ai 35 anni che si riuniscono, 30-40 per volta, lasciando il cellulare all’ingresso: «Per la prima ora – spiega Secli – li lasciamo in silenzio con la musica in sottofondo. È un tempo che possono impiegare a leggere, riflettere o pregare. Poi, inizia la socializzazione». I risultati, secondo gli organizzatori, sono incoraggianti: «Quando si abbassa la musica – conclude Secli – tutti si godono la socialità senza iperconnessione. Negli anni, si sono creati rapporti stabili e duraturi».
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