Targhe clonate, contatori fasulli, messaggi dal Cup: tutte le nuove truffe agli anziani

Dietro i raggiri ci sono ormai gruppi organizzati. L'anno scorso sono finiti nel mirino 244mila over65. È allarme
January 23, 2026
Targhe clonate, contatori fasulli, messaggi dal Cup: tutte le nuove truffe agli anziani
Un manuale anti truffe agli anziani / Fotogramma
«Buongiorno, siamo i carabinieri: la targa della sua auto è stata clonata da una banda di rapinatori». L’ultima truffa agli anziani è made in Napoli, ma nessuno se ne accorge. Perché chi chiama non solo parla senza inflessione partenopea, ma si esprime con disinvoltura in varie cadenze regionali, a seconda del luogo prescelto per il “colpo”, nel tentativo di non dare nell’occhio. Un copione messo in scena nel giro di due giorni prima a Padova e poi a Udine: in entrambi i casi le forze dell’ordine, quelle vere, hanno arrestato i malviventi. Ieri a Torino si è però verificato un altro caso, con un 37enne che ha portato via a una coppia monili e contanti per 70 mila euro. Anche lui, però, è finito al fresco. La trama è ingegnosa e sostituisce quella ormai risaputa dei militari che chiamavano annunciando l’incidente di un familiare, per poi chiedere di versare una somma per evitare l’arresto. Adesso invece gli impostori spiegano alla vittima che è stata appena compiuta una rapina in una gioielleria con un’auto targata come la sua. Dunque bisogna dimostrare di non essere coinvolti. A quel punto, un complice si fa aprire la porta per visionare i gioielli di casa e “controllare” che non facciano parte della refurtiva. Mentre si allontana con il maltolto per andare “a prendere il verbale”, l’altro intrattiene il malcapitato. Fino a che entrambi spariscono nel nulla. Trucco nuovo, vizio vecchio. Perché gli inganni alle spalle degli italiani, pensionati in particolare, sono ormai diventati un’attività imprenditoriale, portata avanti da gruppi ben organizzati, dotati di mezzi, complici e strategie ben rodate.
Secondo le statistiche del Viminale, soltanto nell’ultimo anno almeno 244 mila over 65 sono stati raggirati nei modi più disparati. Tra le trovate più recenti c’è anche quella della vendita porta a porta di rilevatori di gas spacciati come obbligatori per legge: è successo a Brescia dove è stato fermato un uomo, ritenuto il promotore di una presunta associazione per delinquere. Secondo l’ipotesi investigativa, gli indagati avrebbero convinto soprattutto anziani ad acquistare i loro aggeggi, addebitando importi nettamente superiori rispetto a quelli indicati nei contratti fatti firmare. L’inchiesta, avviata dopo alcune denunce raccolte nel territorio bresciano, ha smascherato un’organizzazione con base in provincia, composta da ben 49 persone, che allungava i tentacoli in sette regioni italiane: Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Veneto. In pratica, tutta l’Italia settentrionale. Sarebbero almeno 208 gli episodi di truffa accertati, ma quelli andati a segno in tutto sarebbero più di mille. Ma non finiva lì. Per la gestione e il riciclaggio dei proventi, stimati in circa 2,84 milioni di euro, la banda si sarebbe avvalsa di nove società intestate fittiziamente a prestanome.
Nulla insomma è lasciato al caso nella sfida alla buonafede degli italiani: il truffatore fai da te si è estinto, lasciando spazio a un’evoluzione (se così si può chiamare) della specie. Sempre a Padova (il ricco Nordest è tra le zone di “caccia” preferite), alcuni malfattori sono riusciti a gabbare 1.200 anziane, sostenendo che, sulla scorta di vecchie vendite porta a porta, sarebbero state vincolate a comprare anche nuovi articoli casalinghi (scadenti). Dietro ci sarebbe un’impresa che aveva acquistato elenchi di clienti da altre aziende del settore, ritenute conniventi. Ecco la novità: il fenomeno si insinua anche nell’economia legale, creando un modello ibrido a metà tra lecito e illecito. Insomma, se una volta la truffa era uno stratagemma per sbarcare il lunario, oggi sembra essere diventata una delle tante facce del mondo criminale che prospera sfruttando l’ingenuità (e spesso la fragilità) altrui. La posta in palio del resto è alta: l’organizzazione aveva incassato 2,5 milioni di euro. Un malloppo che però è stato sequestrato quando i finanzieri hanno arrestato 5 individui e indagato altri 10: gente che faceva la bella vita, frequentando la movida e ostentando auto di lusso, evadendo il fisco e guadagnando sulla pelle delle loro vittime. Senza alcun genere di scrupolo né tantomeno pentimento. Attenzione massima anche alle truffe che corrono sulle app di messaggistica: una, recentissima, prevede l’utilizzo di numeri clonati. Una volta dentro la rubrica del legittimo utente, scrivono messaggi chiamando per nome l’interlocutore: «Ciao, potresti prestarmi 755 euro? Devo pagare urgentemente il dentista e ho problemi con la carta. Te li restituisco stasera». Non c’è da stupirsi, visto che con artifizi informatici alcuni hacker hsono riusciti a simulare una chiamata persino dalla filiale bancaria o, addirittura, dalla polizia postale. In questi casi è buona norma richiamare e verificare la genuinità della telefonata ricevuta.
Ma c’è ancora chi ricorre ai vecchi sistemi, degni dei film di Totò. Lo scenario è ancora Napoli. Dove un inquilino 44enne è riuscito a vendere la casa con la complicità di un sosia del proprietario. Dopo aver convinto il titolare dell’appartamento a consegnargli planimetrie e carta d’identità, con la scusa di compiere lavori di ristrutturazione, ha assoldato un 70enne che gli somigliava parecchio. I due hanno contattato una coppia e gli hanno venduto l’abitazione (vicina allo stadio Maradona) con tanto di rogito dal notaio, pure lui ingannato dalla corrispondenza di fisionomia tra chi si è trovato di fronte e la foto del documento. Il “gatto e la volpe” hanno intascato 95 mila euro, ma si sono fatti tradire dall’avidità: hanno chiesto altri 50 mila euro per il saldo finale, ma stavolta ad aspettarli hanno trovato i carabinieri. Li aveva avvisati il vero proprietario, che aveva mangiato la foglia con l’aiuto del nipote, scoprendo che il catasto aveva registrato il cambio di proprietà. Un finale degno della miglior commedia dell’arte. Anche se c’è poco da ridere.

Falsi sms dal Cup: le frodi anche sulla salute

Si moltiplicano le frodi via sms 
Si moltiplicano le frodi via sms 
«La preghiamo di contattare il centro unico primario, per importanti comunicazioni che la riguardano». Basta un click e si svuota il conto della ricarica telefonica, perché il numero da chiamare è a pagamento. In Umbria e particolarmente a Perugia è arrivata la truffa del finto Cup: un metodo subdolo per ingannare le persone, soprattutto le categorie più fragili. Anziani particolarmente, ma non soltanto. Ed infatti non è un caso che le prime segnalazioni siano arrivate dalle farmacie cittadine, bombardate di richieste e proteste da parte di utenti anziani che dopo aver risposto al messaggio si sono ritrovati senza soldi sul conto telefonico. «Abbiamo riscontrato – è scritto nel post social diffuso nei gruppi locali da diverse farmacie – che vengono inviati falsi sms da sedicenti centri Cup con la richiesta di telefonare ad un cellulare per comunicazioni urgenti. Non chiamate, perché altrimenti vi svuotano il conto telefonico». Le varianti sono parecchie: qualcuno ha ricevuto il messaggio dal sedicente “Centro Unico Primario”, altri dal “Centro Unico Polivalente”, altri dal Gup, ovvero “Gestione unica prenotazione”. Il risultato però è sempre lo stesso e fa leva sull’ansia di chi lo riceve. Un gioco sporco che in Umbria funziona purtroppo ancora di più perché la regione è alle prese con liste d’attesa stracolme che non riesce a smaltire e con referti medici che tardano spesso ad arrivare per carenza di personale. Terreno fertile dunque per questo tipo di truffa che appunto sfrutta l’attesa per una consulenza o per il risultato di un esame. Ed in effetti, sotto il post di una delle farmacie, arrivano conferme: «Non ci si può più fidare di nessuno: ho risposto e mi hanno svuotato tutto il credito», dice una signora anziana. Un’altra aggiunge: «A me sono arrivati ben due messaggi in un giorno». E addirittura, c’è chi dice di aver ricevuto messaggi ben prima di quando in Umbria ha iniziato a diffondersi la truffa: «Ne ho ricevuto uno ad Agosto», commenta una donna di origine rumena rispondendo ai messaggi di alert delle farmacie: «Questo messaggio è apparso sul cellulare di mio padre – commenta un’altra – per fortuna l’ho convinto a non cliccare». E c’è chi ha letto il messaggio di avviso appena in tempo: «Ho ricevuto questo messaggio giusto pochi minuti fa e non sapevo cosa fare. Meno male».
A gennaio c’è stato il picco, ma la truffa nel perugino è attiva almeno dallo scorso novembre, come segnala anche la Polizia Postale, che parallelamente ha indicato anche come gli stessi utenti – anche in questo caso prevalentemente anziani – abbiano ricevuto messaggi di alert pure da un numero che si spacciava per l’Imps (non è un refuso, nel messaggio dei truffatori c’era scritto proprio così): «I truffatori usano questi metodi non soltanto per spillare soldi ma anche dati personali che poi riutilizzano a scopi criminali – spiega la Polizia – quindi è fondamentale non rispondere agli sms, non cliccare niente e soprattutto non chiamare». Perugia e l’Umbria (si riscontrano messaggi del genere anche nel territorio della seconda Asl regionale, quella di Terni-Spoleto-Foligno) non sono le uniche zone colpite da questa truffa ma proprio la difficile situazione del comparto sanitario ha spinto addirittura la Regione ad intervenire pubblicamente, per bocca della presidente Stefania Proietti, che ha mantenuto la delega alla salute e welfare: «Fate attenzione a quel messaggio, il Cup regionale non ha numeri a pagamento – sottolinea Palazzo Donini –. Invitiamo tutti i cittadini a mantenere alta l’attenzione e a condividere queste informazioni con familiari e persone fragili, per contrastare efficacemente le truffe digitali e tutelare la sicurezza della comunità». Stesse parole dalle Asl: «Cancellate il messaggio, chiedete sempre informazioni di persona al nostro Cup o utilizzate i canali ufficiali e soprattutto non fornite mai dati personali». Nel frattempo però il messaggio, in tutte le sue varianti continua a circolare e diffondersi a macchia d’olio, tanto che anche molti comuni della provincia di Perugia hanno ritenuto opportuno farsi portavoce della truffa in corso presso la cittadinanza con un messaggio sui rispettivi canali social. Anche in questo caso, a testimoniare di aver ricevuto sms simili sono prevalentemente anziani o loro parenti. Per tutti, al di là del conto telefonico svuotato, la preoccupazione è per i dati personali e la paura di ritrovarsi il proprio nome o i propri dati bancari associati a qualche azione illecita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA