«Sto bene»: 8 donne su 10 rispondono così anche quando non è vero
Un sondaggio Ipsos su 4mila donne tra Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Cina e l'esperienza di Telefono Amico Italia confermano il vero disagio che spesso si nasconde dietro un «Sto bene». Insieme alle non-profit, Lancôme lancia “I’m Fine”, per aiutare le donne a riconoscere i primi segnali di ansia e depressione

Sei al lavoro e hai deciso di prenderti una pausa con dei colleghi. Davanti alle macchinette o al bancone di un bar arriva quella domanda alla quale di solito rispondi in automatico: «Come stai?», «Bene». Questa volta, però, l’automatismo si spezza per qualche millesimo di secondo. Vorresti dire altro, ma il timore di pesare sugli altri, di non trovare comprensione, l’idea di dover affrontare tutto da soli e di non doversi mai mostrare vulnerabili o apparire negativi prevale, e dalla tua bocca esce il solito «Sto bene». Un sorriso veloce e la conversazione prosegue come se niente fosse. Tutti sperimentiamo queste lotte interiori, ma le donne sono più esposte: una su tre ha provato ansia o depressione nel corso della vita, il doppio rispetto agli uomini. È a partire da questa consapevolezza che Lancôme – l’azienda di cosmetici francese – ha deciso di lanciare “I’m Fine”, un programma sviluppato in collaborazione con l’organizzazione non-profit per la salute mentale Anxiety and Depression Association of America (Adaa), con l’obiettivo di incoraggiare tutte le donne a prendersi cura del proprio benessere mentale e riconoscere i primi segnali di ansia e depressione.
«Noi, come brand, sappiamo che la bellezza non è tanto come appariamo, ma molto spesso è come ci sentiamo. Ovviamente non ci mettiamo in una posizione né di diagnosi né di cura, ma possiamo creare un movimento per spingere le donne a riconoscere i primi segnali del malessere», ha spiegato a Milano Letizia Galeotti, general manager di Lancôme Italia, al lancio del progetto che si articola principalmente in una campagna di sensibilizzazione attraverso le sue ambassador più iconiche (Demi Moore, Christy Turlington, Zoe Saldaña e Vanessa Kirby) per superare lo stigma della salute mentale, e nell’offerta di strumenti di prevenzione. «Oltre a interpellare esperti, prima di intraprendere questo percorso abbiamo condotto un sondaggio in collaborazione con Ipsos, che ha intervistato quattromila donne tra Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Cina per capire come stanno davvero e cosa le frena quando si tratta di questi argomenti – continua la manager –. L’80% delle donne ammette di dire “Sto bene” quando in realtà non è così e il 72% afferma di rimpiangere di aver nascosto come si sentiva davvero. È un tabù molto più radicato di altri, tanto che più di sei donne su 10 confessano di avere difficoltà nel parlare del proprio benessere mentale più di quanto accada per altri temi legati alla salute femminile, come la fertilità o la menopausa». Le iniziative lanciate dal marchio di bellezza per abbattere il tabù prevedono innanzitutto la diffusione di una piattaforma dedicata – imfine.com – pensata per accompagnare le donne lungo un percorso di autoconsapevolezza attraverso l’accesso gratuito a strumenti di autovalutazione validati, come il GAD-7 (per l’ansia) e il PHQ-8 (per la depressione), che aiutano a identificare precocemente i segnali di rischio e a favorire un intervento tempestivo. In base ai risultati, le donne vengono guidate verso contenuti personalizzati sviluppati con esperti e alle reti di supporto locali.
Tra queste organizzazioni non-profit – che contribuiranno ad amplificare il messaggio della campagna e a incoraggiare le donne a effettuare l’autovalutazione – nel nostro Paese è coinvolta Telefono Amico Italia, che offre supporto emotivo gratuito 24 ore su 24. «Al nostro numero, solo nel 2025, abbiamo ricevuto 20 richieste di aiuto ogni ora – racconta Cristina Rigon, presidente di Telefono Amico Italia –, siamo stati contattati più di 100mila volte. Il dato che dà una misura del bisogno è che ci sono altrettante chiamate che non riusciamo a intercettare, pur avendo 800 volontari che rispondono al telefono. Il 57% delle persone che ci contattano è donna e dopo il Covid la presenza femminile è aumentata».

La partnership con Lancôme, ci spiega la presidente, nasce dunque proprio dalla necessità di continuare a promuovere una cultura fondata sull’ascolto e sulla vicinanza: «Se ci si rompe una gamba possono saperlo tutti, se invece si sta passando un momento di difficoltà si fa fatica a esprimerlo. Ma il malessere mentale non è di serie B. Il disagio psicologico è in grande crescita e se sottovalutato può degenerare in patologie come la depressione. Il fatto di avere dei volti noti che parlano di quando qualcosa non va bene anche nelle loro vite, le ambassador del brand, aiuterà a fare un passo ulteriore verso la normalizzazione del tema». Un intento che, attraverso questa collaborazione, l’organizzazione svilupperà anche in altre attività ed eventi mirati in tutta Italia fino al 2027 compreso, sempre nel segno della prevenzione e della consapevolezza diffusa.
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