Social e minori, l’Italia si muove: arrivano due proposte di legge
Il Partito Democratico e Noi Moderati presentano ddl diversi, ma non escludono collaborazioni trasversali sul tema. L’obiettivo non è criminalizzare, ma proteggere i più piccoli

Effetto domino. Dopo la storica sentenza di Los Angeles, che ha condannato Meta e Google a risarcire tre milioni di dollari a una ragazza resa dipendente dai social, anche in Italia inizia a muoversi qualcosa. Come se il caso californiano avesse squarciato una volta per tutte il velo di Maya. A distanza di poche ore, ieri, il Partito democratico e Noi Moderati hanno presentato rispettivamente due disegni di legge sul tema. Bisogna fare presto, è il diktat condiviso. Servono più regole. Ma non per demonizzare la tecnologia. Al contrario, per renderla più sicura. Anche perché a fare le spese dell’architettura delle piattaforme sono soprattutto i più giovani. E gli ultimissimi casi nazionali non possono essere ignorati, vedi per esempio il diciassettenne arrestato a Perugia perché secondo quanto ricostruito stava progettando una strage scolastica guidato dai vertici del gruppo Telegram suprematista “Werwolf Division”. Senza dimenticare naturalmente l’aggressione alla professoressa in provincia di Bergamo.
Ma andiamo con ordine. La proposta dem ha come primi firmatari i senatori Antonio Nicita e Lorenzo Basso. E parte dalla premessa che «ogni volta che apriamo un social network, un algoritmo decide cosa mostrarci». E lo fa per «tenerci incollati allo schermo il più a lungo possibile, perché più tempo passiamo online, più la piattaforma guadagna dalla pubblicità». In quest’ottica, il ddl individua e vieta tre fenomeni distinti. Il primo è la “dipendenza algoritmica”: scroll infinito, autoplay, notifiche intermittenti, streak, «meccanismi progettati per sfruttare il sistema dopaminergico, analoghi agli schemi di rinforzo variabile delle slot machine». Il secondo è l’“influenza algoritmica”: «la costruzione attiva delle preferenze degli utenti attraverso la profilazione, con effetti documentati su polarizzazione e disinformazione». Il terzo è la “manipolazione algoritmica selettiva”, «ovvero l’intervento diretto del gestore per amplificare o silenziare contenuti a fini politici o commerciali, già documentato su X e durante le elezioni rumene del 2024».
La novità più rilevante sul piano giuridico è che non sarà più l’utente a dover dimostrare il danno subito, ma la piattaforma a provare di aver adottato tutte le misure idonee ad evitarlo. Il testo poi introduce il diritto a non essere profilati, gratuito e attivo per default. Chi vuole la profilazione dovrà sceglierla esplicitamente. Per i minori, invece, le protezioni sono rafforzate con una verifica dell’età a monte, quindi a livello di sistema operativo (iOS e Android), non app per app. La proposta affronta anche il problema dei sistemi di intelligenza artificiale, introducendo limiti all’antropomorfizzazione e alla simulazione affettiva. Vengono vietati esplicitamente anche i dark pattern che rendono la disinstallazione delle applicazioni più difficile dell’installazione. L’Agcom è incaricata di elaborare linee guida e prescrizioni.
«Il disegno di legge nasce dalla consapevolezza che bisogna intervenire nella regolazione degli algoritmi – spiega Nicita -. Non per vietare delle prassi, ma per rendere il mondo digitale più sicuro». Gli fa eco Basso, che sottolinea: «L’intento non è distruggere determinate tecnologie, ma intervenire sulle pratiche manipolatorie che inducono le persone alla dipendenza». Su un’eventuale correlazione tra i meccanismi delle piattaforme e gli ultimi casi di cronaca nazionali, Nicita non si sbilancia. Ma sottolinea: «Pensiamo che un ambiente sociale più sano dal punto di vista delle regole possa sicuramente ridurre i rischi di avere episodi del genere». E si dice disposto «a collaborare con la maggioranza su approcci alla regolazione algoritmica».
Anche dall’altra parte la porta è aperta. Ma «l’importante è approvare una buona legge, che tuteli davvero i minori e supporti le famiglie nel difficilissimo compito di formare i figli, mettendoli al riparo da nuove forme di rischio», sottolinea il segretario nazionale di Noi Moderati Mara Carfagna, prima firmataria del ddl, che è stato presentato ieri, alla presenza anche del presidente Maurizio Lupi e della senatrice Mariastella Gelmini. Il testo, ha spiegato Carfagna, suggerisce «il divieto assoluto di accesso ai social per i minori di 13 anni e un regime diversificato, protetto, per i minori di età compresa tra i 13 e i 16 anni». È un regime, ha specificato, «che prevede la modalità privata come configurazione predefinita e il divieto di contatto e di messaggistica da parte di utenti maggiorenni, la limitazione dei sistemi di raccomandazione algoritmica dei contenuti e altri dettagli». In più, il testo impone ai soggetti gestori delle piattaforme di assicurare ai genitori dei ragazzi di età compresa tra i 13 e i 16 anni dei meccanismi di parental control.
Per Carfagna, il presupposto per l’efficacia di questi strumenti di protezione è la verifica dell’età: «Noi la prevediamo – ha spiegato - demandando la definizione delle modalità tecniche e procedurali a un regolamento dell’Agcom, che su questo ha già sperimentato un modello efficace per quello che riguarda l’accesso ai siti porno». E ha aggiunto: «È ormai noto che l’abuso dei social ha un impatto devastante sulla salute mentale dei minori, sulla dimensione relazionale e anche su forme di dipendenza che poi assumono una natura compulsiva con conseguenze drammatiche, come abbiamo visto nei recenti casi di cronaca a Perugia e in provincia di Bergamo».
L’obiettivo, insomma, «non è criminalizzare le piattaforme, che vanno invece coinvolte per rendere il web un luogo più sicuro», come ha ribadito la senatrice Gelmini. Che ha invitato a ripartire «da un’alleanza scuola-famiglia», perché «la tutela dei minori sul web è una responsabilità collettiva». L’auspicio di Noi Moderati è che si possa arrivare a una legge entro il 2027. Non c’è più tempo da perdere.
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