Scambiarsi casa come antidoto al carovita: «È l'unica opzione per viaggiare»
Circa 12mila persone in Italia oggi fanno vacanze come ospiti in casa altrui per «risparmiare decine di migliaia di euro». Per molti, «è la sola via rimasta per godersi le ferie»

Desi Storari viaggia solo se trova qualcuno disposto a ospitarla in casa. Lo fa da tredici anni e sempre insieme ai suoi due figli. «Non ho così tanti amici in giro per il mondo – scherza –, ma nel tempo me ne sono fatti molti». Risparmia su hotel e affitti brevi, sempre più costosi, perché scambia la sua casa in Toscana con quella di altri sconosciuti in tutto il mondo: sono le circa 200mila persone che, come lei, sono iscritte alla piattaforma internazionale “Home exchange”. Il meccanismo, almeno sulla carta, è semplice: dopo aver pubblicato online l’annuncio con le foto del proprio appartamento, Storari cerca una famiglia disposta allo scambio di casa per le vacanze. Da non fissare necessariamente nelle stesse date degli ospiti: «Per accogliere famiglie in momenti diversi, naturalmente serve uscire di casa», commenta la donna. Il risultato? Che in novanta viaggi, da New York ai Balcani, Storari ha risparmiato decine di migliaia di euro. In Italia sono quasi 12mila le persone che scelgono ogni anno di scambiare casa con utenti conosciuti online per spendere qualche centinaio di euro in meno a vacanza: solo nei primi tre mesi del 2026 sono già stati pianificati 14.840 scambi. E 350 famiglie, a partire da ieri fino al prossimo 25 marzo, apriranno di nuovo le porte di casa per raccontare le proprie esperienze di scambio nei 185 incontri organizzati dagli “Home exchange days”. «Non è più una tendenza di nicchia – si legge sul portale di Home exchange – ma uno dei motori emergenti del turismo sostenibile, anche alla luce del continuo aumento dei costi». In altre parole, è un metodo – forse più efficace degli altri rimasti in mano al ceto medio – per fronteggiare calo del potere d’acquisto e caro vita.
La strategia fa leva sul fatto che la maggior parte degli italiani vive in case di proprietà: l’81,6% nel 2025 secondo le rilevazioni Istat. E che, per la maggior parte di loro, andare in vacanza non è più possibile: secondo l’Osservatorio nazionale di Federconsumatori, nel 2025 solo il 43% della popolazione si è concessa un soggiorno fuori casa, nella maggior parte dei casi ridotto a una gita di 3-4 giorni a carico di amici o parenti. In generale, secondo i conti del Codacons, le vacanze estive costano il 30% in più rispetto al 2019 (pre-Covid) e, nello stesso periodo, il costo delle strutture ricettive è cresciuto del 40%. Non stupisce, quindi, che solo nell’ultimo anno gli scambi di casa in Italia siano aumentati del 45%. A queste condizioni, l’abbonamento annuale da 175 euro chiesto da Home exchange «è una cosa da poco»: «Lo ammortizzi in una o due notti fuori – spiega Storari –. Solo nella mia vacanza a Manhattan, ho risparmiato almeno mille euro».
La maggior parte degli iscritti alla piattaforma viaggia con tutta la famiglia al seguito. «Siamo stati a Marrakech, a Washington, a Londra e a Barcellona. Il 1° aprile dovremmo partire per l’Oman, ma credo che la guerra in Medio Oriente farà saltare tutto». A parlare è Chiara Piermattei, che ha casa a Roma ma con i suoi tre figli viaggia da quasi vent’anni negli appartamenti altrui. Per loro, lo scambio di casa non è solo una questione economica: «Il fatto di viaggiare nelle case di altri ha avuto un impatto molto positivo sui miei figli – spiega –. Rispetto a un albergo, tutto in una casa è più familiare: i bimbi trovano giochi, libri e spazio per muoversi. Il viaggio, a queste condizioni, è più accogliente e avventuroso». Non solo: per Piermattei, scambio di casa è sinonimo anche di «autenticità»: «Le persone che ospitano spesso cercano di lasciare nel frigorifero qualche piatto tipico del posto – racconta – e qualche consiglio sui luoghi da visitare. Con alcuni di loro siamo rimasti in contatto anche a distanza di anni».
Il successo di uno scambio, però, si fonda sulla fiducia tra le famiglie ospitanti. A garantirla, tramite un sistema di recensioni e verifiche degli account, è prima di tutto la stessa Home exchange. Oltre alla carta di identità, la piattaforma chiede a ogni utente il rilascio di un documento, non più vecchio di sei mesi, che attesti l’autenticità dell’indirizzo di casa. Ma, per rassicurare gli ospiti, non basta certificare l’esistenza della casa: «Ci è capitato di arrivare in appartamenti che erano sporchi o troppo freddi d’inverno – commenta Piermattei – ma, a dire il vero, è una rarità». Lo stesso vale per chi apre le porte di casa: «Chi si lancia in queste esperienze generalmente è rispettoso – ragiona la donna –. Io non ho mai avuto paura che mi rubassero qualcosa, perché non tengo niente di valore in casa. Al contrario, cerco sempre di lasciare qualcosa da mangiare per l’arrivo degli ospiti».
Le case, però, non sono tutte uguali. Un appartamento nel centro di Roma offre molto più potere di scambio di un monolocale in periferia: «In Olanda abbiamo dormito in una casa sull’acqua – spiega la bresciana Barbara Benetti –. Ce lo siamo potuti permettere grazie agli scambi che abbiamo fatto negli anni». La piattaforma, cioè, non azzera le differenze patrimoniali, ma tenta di mitigarle attraverso un sistema a punti: a chi offre una casa meno “appetibile”, il portale chiede diverse ospitate prima di poter fare richiesta per gli appartamenti più ambiti. Sull’erogazione dei punti, però, non incide solo il valore della casa: «È anche una questione di ospitalità e correttezza – conclude Benetti –. Qualche anno fa, ci sono stati resi dei punti solo perché nell’annuncio gli ospiti avevano promesso un giardino che, invece, era inagibile».
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