Rider sfruttati e sottopagati: il colosso spagnolo Glovo ora è sotto inchiesta

Indagato l'ad di Foodinho per caporalato per retribuzioni inferiori dell'80% rispetto alla contrattazione collettiva. Le testimonianze contenute nel provvedimento della Procura di Milano: noi pagati 2,50 a consegna
February 9, 2026
Rider sfruttati e sottopagati: il colosso spagnolo Glovo ora è sotto inchiesta
Un rider guadagna circa 3 euro a consegna, per il pm Storari è caporalato
Il pm di Milano Paolo Storari ha disposto in via d'urgenza il controllo giudiziario per caporalato per Foodinho, la società di delivery del colosso spagnolo Glovo. Secondo gli accertamenti, ai rider, 40mila impiegati in tutta Italia, sarebbero state corrisposte paghe "sotto la soglia di povertà" e ci sarebbe dunque uno sfruttamento del lavoro. Sul controllo giudiziario, con la nomina dunque di un amministratore giudiziario per la società di delivery food, dovrà esprimersi un gip, dopo il provvedimento d'urgenza di oggi della Procura di Milano, che ha portato avanti nel tempo altre indagini di questo genere su colossi, anche della logistica, per sfruttamento del lavoro.
Nelle indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, è indagato lo spagnolo Pierre Miquel Oscar, amministratore di Foodinho (indagata anche la società), per caporalato. In qualità di amministratore unico, scrive il pm Storari, "impiegava manodopera in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori". In particolare, si legge nel decreto, "corrispondeva ai rider in stato di bisogno e operanti sul territorio milanese e nazionale (rispettivamente pari a circa 2.000 e 40.000 lavoratori), una retribuzione in alcuni casi inferiore fino al 76,95% rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino al 81,62% rispetto alla contrattazione collettiva". Somme che, per il tipo e la quantità di lavoro prestato, non garantiscono ai rider una "esistenza libera e dignitosa" e che sono "difformi" rispetto ai contratti collettivi firmati dalle organizzazioni sindacali. 
Numerose le testimonianze raccolte. "Sono sempre geolocalizzato tramite l'app e, se sono in ritardo con una consegna, Glovo mi chiama per sapere cosa succede (...) Il compenso varia tra 2,50 e 3,70 euro a consegna". E' solo una delle numerose voci, molto simili tra loro, dei rider impiegati dalla società spagnola. Molti rider hanno messo a verbale che, lavorando con le loro "bici elettriche" anche in centro a Milano, tra le zone del Duomo e della stazione Centrale, riuscivano a guadagnare "800 o 900 euro" al mese per "12 ore di lavoro" al giorno, con un "compenso medio" a consegna di 2,5 euro. Per i ritardi nelle consegne ricevevano anche delle "penalizzazioni". I ciclofattorini hanno riferito agli investigatori del Nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri di trovarsi "in stato di bisogno economico" e per questo motivo hanno scelto, comunque, di lavorare in questo modo, anche per riuscire a mandare parte dei soldi nei propri Paesi d'origine, essendo in gran parte stranieri. 
Immediata la reazione dei sindacati. L'inchiesta della procura di Milano "mette nero su bianco ciò che l'Unione sindacale di base denuncia da anni: i rider non sono lavoratori autonomi, ma dipendenti a tutti gli effetti, mascherati da finte partite Iva per aggirare diritti, tutele e contratti" commenta l'Usb commenta parlando di un'"organizzazione del lavoro interamente nelle mani delle piattaforme" con "turni decisi unilateralmente, algoritmi che controllano tempi, percorsi e prestazioni, sistemi di penalizzazione e disconnessione che equivalgono a veri e propri provvedimenti disciplinari. Altro che autonomia: siamo di fronte a una subordinazione piena, esercitata attraverso strumenti digitali".
Per il sindacato di base il modello delle piattaforme di food delivery si fonda su "uno sfruttamento sistematico, reso possibile dalla classificazione fraudolenta dei rider come lavoratori indipendenti. Una finzione giuridica che serve solo a risparmiare su contributi, assicurazioni, sicurezza e salari, scaricando ogni rischio su chi lavora".

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