Reti di prossimità e spazi comuni, Avvenire lancia la sfida di Genova

di Maria Gomiero, inviata a Genova
Venerdì il capoluogo ligure ha ospitato il primo appuntamento del “Progetto città” del nostro quotidiano. Un forum, spiega il direttore Girardo, «per mettere in relazione persone ed esperienze». Istituzioni, Chiesa, Terzo settore, imprese e nuove generazioni si sono confrontate sul futuro della città, cercando pratiche concrete
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October 10, 2026
Reti di prossimità e spazi comuni, Avvenire lancia la sfida di Genova
Nella foto: Marco Girardo, direttore di Avvenire, Marco Bucci, presidente della Liguria, Silvia Salis, sindaca di Genova, don Gianfranco Calabrese, vicario episcopale, ed Elisa Belfiori, responsabile Ets Bper Banca / Gomiero
Creare relazioni, costruire spazi comuni, aprire al dialogo. Sono espressioni frequenti quando si parla di solitudine, fragilità sociali e futuro delle città, ma spesso risultano formule vuote, retoriche, astratte. Cercare un modo per renderle pratiche concrete e quotidiane è la sfida proposta nel primo appuntamento del «Progetto città» di Avvenire , venerdì 9 ottobre nella Sala Quadrivium di Genova, con il forum “Genova e l’Avvenire. La città, le sue risorse, la Chiesa fuori dai luoghi comuni”. «Avvenire ha l’ambizione di essere un quotidiano nazionale di prossimità» ha detto il direttore Marco Girardo in apertura. «Per raccontare davvero un territorio è necessario andarci, incontrare le persone, ascoltare le loro storie e osservare da vicino ciò che accade», ha spiegato Girardo. Non solo raccontare esperienze, ma metterle in relazione, creando occasioni di confronto tra istituzioni, Chiesa, Terzo settore, imprese e nuove generazioni. L’incontro è iniziato con un racconto multimediale della città che ne racconta le contraddizioni: le crisi industriali, i giovani che partono, la nuova povertà dei lavoratori, la solitudine degli anziani, ma anche la ricchezza del volontariato e delle reti di prossimità.
«La povertà, la marginalità, la tossicodipendenza non sono una colpa individuale, ma una responsabilità collettiva», ha affermato la sindaca di Genova Silvia Salis, sostenendo che questa è «la questione più cristiana che possiamo portare nella nostra società». Salis ha invitato a sottrarsi all’aggressività di un dibattito pubblico che tende a isolare le fragilità. «Quello che fa lo Stato non è sufficiente: il Paese è mandato avanti in buona parte dai sentimenti positivi delle persone», ha ribadito la sindaca ringraziando l’assessora al Welfare Cristina Lodi per il lavoro sul regolamento di amministrazione condivisa e co-progettazione con il Terzo settore. Anche il presidente della Regione Marco Bucci ha sottolineato il valore del volontariato, ricordando la propria esperienza negli scout: «Le istituzioni possono arrivare alle associazioni, ma non alle persone: questo lo fanno i volontari». Una delle prime sfide della Liguria riguarda anche l’invecchiamento della popolazione e secondo Bucci «la società civile creata 50 anni fa deve attrezzarsi per una longevità diversa da quella di allora». La solidarietà, tuttavia, non esaurisce le complessità di una città che deve anche creare lavoro e sostenere le attività produttive. «Non è sufficiente ridistribuire la ricchezza, bisogna crearla e quindi aiutare gli imprenditori», ha aggiunto il governatore della Liguria, ripreso da Elisa Belfiori, responsabile dell’Ufficio Terzo settore di Bper Banca. Belfiori ha raccontato l’impegno dell’istituto nel sostenere le organizzazioni sociali anche attraverso la formazione. «Le grandi sfide, come la transizione demografica, non si risolvono da soli», ha detto, indicando la necessità di una collaborazione con il Terzo settore che vada oltre il sostegno finanziario. «La banca deve passare da una prossimità fisica, con il maggior numero di sportelli, a una prossimità di relazione»: un cambio di paradigma che mette al centro l’ascolto e il rapporto con le persone.
La necessità di superare una visione frammentata delle risposte sociali è emersa anche nell’intervento di don Gianfranco Calabrese, vicario episcopale. «La solidarietà non è targata, la solidarietà è guardare l’uomo», ha affermato, richiamando l’importanza di andare oltre appartenenze e confini. Il riferimento ai vicoli genovesi diventa così una metafora della vita comune: «Nei Caruggi, se si va da soli, ci si perde, bisogna andare insieme». Per farlo, ha aggiunto, «occorre saper cogliere i cambiamenti e riconoscere che condividere significa dividere insieme». Concludendo la serata l’arcivescovo di Genova, Marco Tasca, ha invitato a riscoprire l’orgoglio di appartenere a questa comunità, ricordando la storia dei numerosi santi e sante che hanno segnato il capoluogo ligure. «Grazie ad Avvenire perché ha colto le cose belle della nostra città, che sono proprio le persone», ha ribadito salutando le oltre trecento persone che hanno assistito al dibattito.
È da qui che parte il «Progetto città». Un viaggio che va dal centro fino alla periferia, cercando nelle storie dei territori le risposte e le risorse per affrontare le sfide quotidiane. Il racconto di Genova di Avvenire si muove proprio lungo questa traiettoria, tra fratture, punti di forza, fragilità e modelli. Ma soprattutto è un’indagine in cerca dell’elemento più sottostimato in questo periodo: la fiducia tra le persone. Perché, come ha ricordato Girardo, «nessuno si salva da solo. Una rete ha bisogno di luoghi, ascolto e relazioni quotidiane». Come abbiamo visto a Genova: il futuro di una città si misura anche dalla capacità di prendersi cura di chi la abita.

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