Record di eventi estremi: in aumento nei prossimi anni
Per Legambiente le calamità legate alla crisi climatica sono state 376, +5,9% dal 2024. Uno studio Enea ne prevede sempre di più in Italia, soprattutto al Nord

Alluvioni, trombe d’aria e ondate di calore: in Italia il clima tenderà a diventare più caldo e secco in tutte le stagioni, in particolare durante l’estate, e si moltiplicherà l’intensità degli eventi meteorologici estremi, soprattutto nel settentrione, nelle zone alpine e subalpine. A lanciare l’allarme è uno studio Enea che simula tre scenari socioeconomici e climatici, che spaziano da quelli in cui vengono attuate politiche di sostenibilità a quelli in cui la decarbonizzazione non è centrale.
Sono stati così stimati con estrema precisione gli effetti del cambiamento climatico sui diversi territori. In particolare, nelle aree montuose si prevede un aumento delle temperature estive, con punte fino a + 4,5 °C nello scenario a più elevato impatto. «Negli ultimi anni, lo sviluppo di tecnologie sempre più potenti ha reso possibile proiezioni climatiche regionali molto più dettagliate che hanno permesso di valutare gli impatti locali del cambiamento climatico e dei rischi connessi al clima, nonché supportare politiche di adattamento e mitigazione», ha spiegato la coordinatrice dello studio, Maria Vittoria Struglia, ricercatrice del Laboratorio Enea Modelli e servizi climatici. La maggiore precisione degli strumenti ha permesso di comprendere meglio un territorio tanto variegato come quello italiano. «La regione è infatti particolarmente vulnerabile agli impatti di fenomeni meteorologici estremi su scala locale, che possono influenzare in modo significativo il benessere e l’economia delle comunità locali», ha concluso Struglia.
Il risultato è che la simulazione regionale ad alta risoluzione realizzata da Enea mostra un cambiamento delle precipitazioni diverso – e in alcune aree persino opposto – rispetto a quanto previsto dal modello globale a bassa risoluzione. Guardando nel dettaglio le diverse stagioni, in inverno si prevede un aumento dell’intensità delle precipitazioni soprattutto nelle Alpi occidentali, a differenza delle Alpi orientali dove si registra una lieve diminuzione così come nel Meridione, con un calo marcato in Sicilia. In primavera il quadro è simile a quello invernale, ma con un aumento più diffuso dell’intensità sull’intero arco alpino. In estate viene rilevata una diminuzione generalizzata dell’intensità delle precipitazioni, soprattutto lungo le coste tirreniche, mentre in autunno, nello scenario più severo, infine, si registra un aumento significativo dell’intensità delle piogge estreme su gran parte del territorio, con incrementi più marcati al Nord.
L’analisi Enea riaccende i riflettori sulla questione recentemente sollevata anche dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente che ha tirato le somme del 2025 appena concluso, con 376 eventi estremi – tra cui allagamenti, danni da vento, esondazioni di fiumi – in aumento del 5,9% rispetto al 2024 e poco meno del 2023, che con i suoi 383 eventi detiene il primato. Preoccupano l’aumento dei casi legati a temperature record (+94,1%) e i lunghi periodi di siccità, senza contare i danni economici: secondo un recente studio dell’Università di Mannheim, in Italia nel 2025 ammontano a 11,9 miliardi di euro e nel 2029 saliranno a 34,2.
Gli eventi estremi sono dunque già la nostra quotidianità e in futuro lo diventeranno sempre di più. È evidente che, nonostante i ripetuti avvertimenti e le nuove tecnologie a disposizione, sia ancora difficile prevenire il disastro anziché dover poi spendere così tanto per riparare. «Questi eventi estremi sono difficilmente prevedibili perché intensi e spesso di breve durata, legati a fenomeni meteorologici di scala ridotta ma capaci di produrre, ad esempio, quantitativi di precipitazioni molto elevati», ha spiegato recentemente Carlo Cacciamani, direttore dell’Agenzia ItaliaMeteo, che analizza l’evoluzione degli eventi estremi, sul loro sito. «Quando diciamo che è difficile prevederli intendiamo che è complicato individuarne con largo anticipo l’esatta localizzazione nello spazio e nel tempo, al di là del nowcasting, cioè una previsione con un orizzonte di due o tre ore».
In futuro – attraverso le nuove tecnologie, l’IA e il machine learning – si potrà aumentare l’affidabilità delle informazioni probabilistiche e limitare sempre di più gli effetti degli eventi estremi, ma non eliminarli del tutto. La partita vera si continua a giocare sulle azioni strategiche che – oltre a contrastare il riscaldamento globale – possono migliorare la capacità di risposta dei territori e degli individui. «Vivremo in un clima diverso – conclude Cacciamani – e questi eventi non saranno più rari. Tutto il sistema, compreso quello di allerta, dovrà adattarsi. Dovremo essere più rapidi nelle decisioni e più consapevoli dei rischi, dalla pianificazione urbana alla costruzione di infrastrutture».
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