Quarant'anni di McDonald's in Italia, un debutto che ha segnato un'epoca
di Redazione romana
La ricorrenza ricordata a Roma, sede del primo locale. L'ad Favaro: mille aperture entro il 2029 e un miliardo di investimenti nel piano aggiornato

Quarant’anni esatti. Era il 20 marzo 1986: smartphone e Internet erano ancora di là da venire, i ragazzi sempre in cerca di un luogo di ritrovo e Roma si stava riprendendo dai tetri “anni di piombo”. Quel giorno nella Capitale aprì, nell’iconico scenario di piazza di Spagna, il primo McDonald’s d’Italia, primo di una serie che conta oggi 813 locali che danno lavoro a 40mila dipendenti (53mila considerando l’indotto, il 60% donne). In ogni caso, un giorno che ha segnato un’epoca, nel costume e nelle abitudini gastronomiche degli italiani. Impossibile resistere a quel “vento” che soffiava dall’America, malgrado le inevitabili polemiche che in Italia segnarono quell’apertura.
La multinazionale ha ricordato quella giornata con un’iniziativa nella stessa sede romana. Durante la quale è stato illustrato l’ulteriore piano di sviluppo: mille ristoranti entro il 2029 e investimenti per circa un miliardo di euro, tra nuove aperture e ammodernamenti. Solo nel 2026 sono previste circa 60 nuove aperture, per un investimento di 300 milioni. «Le maggiori opportunità sono nelle aree dove siamo meno presenti, come province e piccoli centri, ma anche nel Sud, dove negli ultimi anni stiamo aumentando la nostra presenza», dice Giorgia Favaro, amministratore delegato di McDonald’s Italia. E in molti casi, rivendica, «l’arrivo di un nuovo ristorante si traduce anche in riqualificazione urbana e creazione di indotto». Un percorso che ha visto passare questo gruppo da emblema – uno dei più additati – della globalizzazione, com’era visto all’inizio, a realtà ormai accettata e sempre più integrata nel tessuto locale. Al di là di ogni considerazione salutistica, per la “generazione X” McDonald’s è stato il primo contatto con un mondo diverso, l’ingresso in un luogo che – anche inconsapevolmente per la maggior parte dei ragazzi – era destinato a rappresentare un cambiamento culturale.
E appunto da realtà oggi integrata, il gruppo ci tiene a sottolineare anche il suo contributo alle politiche del lavoro: «Siamo in costante recruiting – spiega sempre Favaro -, investiamo molto nella formazione, circa un milione di ore all’anno e abbiamo firmato il primo contratto integrativo aziendale, che oggi copre circa 20 mila dipendenti, con misure di welfare, supporto alla genitorialità e strumenti come la “banca ore” solidale». Grande attenzione è dedicata anche alla sicurezza, con «sistemi collegati direttamente alle forze dell’ordine per tutelare dipendenti e clienti».
I numeri di questo compleanno – va da sé – sono impressionanti: 400 milioni di panini sfornati all’anno per un milione e 200mila clienti al giorno, e poi 47 milioni annui di caffè e cappuccini e, soprattutto, oltre 400 milioni di euro l’anno investiti in prodotti agroalimentari italiani. Con collaborazioni avviate dal 2008 con consorzi Dop e Igp, introducendo nei menù molte eccellenze agroalimentari tricolori. La maggior parte dei fornitori infatti è italiana e negli anni sono stati valorizzati prodotti come Parmigiano Reggiano, cipolla di Tropea, pomodoro di Pachino e miele biologico. Un contributo a una crescita che non va solo oltre Oceano.
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