Vergarolla, italiani e croati insieme per il ricordo. Il sindaco di Pola: «Senza memoria nessun futuro»
di Lucia Bellaspiga, Pola (Istria, Croazia)
Un nuovo cippo restituisce nomi ed età alle 64 vittime della strage dimenticata. Il primo cittadino croato l’oblio «un oltraggio». E l’ambasciatore italiano Trichilo chiede di fare luce sulle zone d’ombra di una tragedia ancora senza una verità condivisa

«Oggi siamo qui tutti insieme per ricordare la più grande tragedia che ha colpito la nostra città: esattamente 80 anni fa a Vergarolla l’esplosione di ordigni rimasti dalla guerra si è portata via decine di vite. Io posso solo cercare di immaginare il dolore delle famiglie per tanti morti, per i feriti, per i mutilati, per le vite strappate. Ma quello che ha aggiunto l’oltraggio al dolore è stato l’oblio…». A pronunciare queste dure parole davanti al Duomo di Pola, dove si era appena celebrata la santa Messa in ricordo delle vittime di quel 18 agosto 1946 (64 quelle identificate, molte altre furono disintegrate e i resti furono pietosamente raccolti in alcune bare collettive) è stato Pedja Grbin, il sindaco della città oggi croata, davanti a una folla numerosissima quanto silenziosa e commossa, giunta da tutta l’Istria e dall’Italia. Per molti anni Vergarolla era stata relegata al solo ricordo straziato degli esuli polesani, poi fuggiti per sempre dalla loro città che, pochi mesi dopo la strage, diventava jugoslava. Ma da qualche anno l’evento che ha cambiato il volto di Pola e dell’Istria è entrato a far parte della storia e quindi anche del vissuto di chi non ne sapeva nulla, e la memoria oggi si celebra uniti: italiani esuli, italiani rimasti, cittadini croati…
Così di «oltraggio dell’oblio» ha parlato proprio il sindaco, in croato e in italiano, «non l’oblio delle famiglie, che non hanno mai potuto dimenticare, ma l’oblio della società, l’oblio che non ci sarebbe mai dovuto essere. L’oblio in cui sono cadute le vittime e gli eroi di Vergarolla, come il dottor Geppino Micheletti, il quale nonostante il male estremo che aveva subìto (i suoi due bambini morti nell’attentato, ndr) ha dato prova di un altruismo inesplicabile continuando ad operare i feriti. Ma sulla cultura dell’oblio non si possono costruire un futuro, una convivenza, una comunità – ha ammonito Grbin –, solo la cultura del ricordo può farlo. Per questo siamo qui oggi e per questo con il vicesindaco Vito Paoletić abbiamo sostituito il cippo preesistente con uno nuovo, che ora reca i nomi delle madri, dei bambini, delle vittime che persero la vita a Vergarolla. Vi chiedo per loro un minuto di silenzio…». Un cippo di portata storica, che per la prima volta riporta incisi nomi, cognomi, età: tutti italiani, un terzo bambini. In un raccoglimento impressionante, davanti alla folla in semicerchio attorno al monumento, quei 64 nomi sono stati letti dalla figlia di un’esule polesana sulle note di un violoncello che per i primi 32 morti eseguiva lo struggente «Allegretto» dalla Settima di Beethoven, per gli altri 32 la Suite numero 1 di Bach, in un crescendo di ritmo e di pathos dall’effetto ipnotico.

Poi è toccato all’ambasciatore d’Italia in Croazia, Paolo Trichilo, sottolineare in entrambe le lingue dell’Istria il fatto che il lunghissimo silenzio su Vergarolla ha impedito di far luce su quanto accadde: «A distanza di così tanto tempo, rimangono molti interrogativi sulle circostanze dell’evento e non esiste ancora una versione ufficiale e riconosciuta da tutti». Quel che è certo è che «a Pola avvenne una grande strage di civili innocenti, che resterà per sempre legata all’Esodo di cui fu un fattore, se non decisivo, molto significativo. Auspico pertanto che si possa far piena luce sulle zone d’ombra tuttora esistenti». Nel suo alto appello alla pace e alla riconciliazione, Trichilo ha poi ricordato l’amicizia sempre più salda tra Italia e Croazia nella comune casa europea, prova ne sia il fatto per nulla scontato che ora «la Città di Pola ha assunto l’organizzazione degli eventi commemorativi di Vergarolla: non si tratta di un piccolo passo – ha fatto notare – perché ciò implica il riconoscimento, dopo tanti decenni, che la strage di Vergarolla fa parte dell’eredità storica di Pola. Più in generale, in questi ultimi anni il bilinguismo ha fatto registrare ulteriori passi avanti: si tratta di azioni concrete e visibili, non di mere dichiarazioni di intenti, che hanno segnato un cambio di passo».
È vero. Chi negli anni ha seguito la graduale metamorfosi di Pola, seppure diventata Pula, non può non cogliere i segni di un importante riavvicinamento tra le componenti etniche della città e un recupero della sua storia antica, romana e poi per secoli veneziana. «Questo percorso va alimentato in maniera virtuosa tra tutti quanti hanno a cuore il passato, il presente e il futuro di questa bellissima città che porta i segni di una straordinaria Arena e altre vestigia della romanità, e che ha meritato una citazione nientemeno che da Dante Alighieri nella Divina Commedia», ha concluso Trichilo. Alla lunga cerimonia hanno partecipato tutte le associazioni del mondo giuliano-dalmata, il ministro plenipotenziario del ministero degli Affari Esteri Daniele Rampazzo, la console generale Iva Palmieri, il console onorario Tiziano Sosić, l’Università Popolare di Trieste, il presidente dell’Unione Italiana e deputato per la minoranza italiana al Sabor, Marin Corva, con tutte le massime autorità amministrative dell’Istria, l’associazione dei Combattenti e antifascisti di Pola, ognuno deponendo la sua corona e poi recandosi tutti insieme alla Galleria Civica per l’inaugurazione della mostra «La strage dimenticata» concessa dall’Irci di Trieste e incentrata sulla figura del dottor Micheletti, «che meriterebbe un omaggio permanente in questa città», ha fortemente auspicato l’ambasciatore Trichilo. Da tempo gli esuli da Pola chiedono invano che gli sia dedicato l’ospedale cittadino in cui era chirurgo e dove operò senza sosta giorno e notte le centinaia di feriti, anche dopo aver saputo che tra gli scomparsi c’erano Carlo e Renzo, oggi due nomi incisi sul cippo.

Particolarmente intensa è stata infine la commemorazione sul mare, come ogni anno organizzata dall’«Associazione Italiani di Pola e Istria – Libero Comune di Pola in esilio», a bordo di un battello salpato dal porto di Pola e giunto sul luogo dell’eccidio per una sosta di preghiera: a bordo, i discendenti delle vittime (Mara Vivoda e Cristina Cherpan hanno lanciato in mare la corona di fiori per i loro zii) e alcuni dei sopravvissuti, all’epoca bambini, che videro deflagrare la vita dei loro cari. Tra questi, Livio Dorigo, 96 anni, attivissimo presidente onorario del Circolo Istria, e Giuseppe Berdini, che aveva 8 anni il 18 agosto 1946: i suoi genitori gli avevamo permesso di fare un giro in barca con due amichetti. Dal mare sentirono lo schiocco dell’innesco, videro esplodere la spiaggia e poi un inferno di sassi e membra umane cadere su di loro dal cielo. Quel giorno Berdini perse il papà, la mamma, la sorellina di 5 anni e la zia: sulla spiaggia di Vergarolla si svolgeva una giornata di manifestazioni sportive patriottiche affinché Pola restasse italiana e non venisse ceduta alla Jugoslavia. L’attentato mise la parola fine a ogni speranza.
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